L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

I colori di Natale

di Luigi Raso

Juraj Valčuha dirige un programma che, fra Rota, Ponchielli e Rossini/Respighi, restituisce lo scintillio e i colori del Natale permettendo all'Orchestra del San Carlo di calare validissimi assi nella manica.

Streaming da Napoli, 24 dicembre 2020 - Annales Anno Domini MMXX: anche il Natale deve essere all’impronta del distanziamento; come in teatro - ormai lo abbiamo ben imparato - anche a tavola, in famiglia, tra amici deve regnare il distanziamento. Non si rinuncia però ai tradizionali e beneauguranti concerti natalizi. Lo streaming sul web ancora una volta ci viene in soccorso. E così, dal 24 al 26 dicembre, sul sito MYmovies.it il San Carlo manda in onda il concerto dedicato alla festività natalizia, registrato lo scorso 26 novembre.

A differenza della mestizia e del grigiore che serpeggiano nelle nostre città, quasi prosciugando gli effetti esteriori del Natale, il concerto diretto da  Juraj Valčuha alla testa dell’Orchestra del Teatro San Carlo è uno sfavillio di colori, con rogramma imperniato sul binomio Nino Rota - Federico Fellini, e divagazioni, per nulla peregrine, verso il Rossini orchestrato da Respighi e la meravigliosa e poco eseguita Elegia per grande orchestra di Amilcare Ponchielli.

Procediamo con ordine.

La prima portata - siamo pur sempre reduci dai cenoni e pranzi di Natale: sia concesso l’uso di un termine di non stretta pertinenza musicale - del concerto è la Suite da Prova d’orchestra di Nino Rota, tratta dalla colonna sonora dell’omonimo film, ultima collaborazione tra il genio visionario di Fellini e quello musicalmente camaleontico e contaminatore di Nino Rota.

È una Prova d’orchestra che procede fluida, leggera, frizzante, in un ribollio ritmico e di colori orchestrali che fungono da perfetto antipasto per i successivi brani in programma. Il merito è innanzitutto da attribuire a un’orchestra vivida, dal suono preciso e netto, capace tanto di assottigliarsi quanto di diventare avvolgente; perfetto l’amalgama tra le varie sezioni, sempre rispondenti al gesto misurato e ispirato di Valčuha. Molto suggestivo il breve e significativo solo introduttivo dell’oboe nell’episodio Attesa.

Il passo da due geni quali Fellini e Rota (anche il compositore milanese lo è, malgrado ancora lo si consideri solo un ottimo compositore di colonne sonore) a quello di Rossini/Respighi è breve con la Suite dal balletto La boutique fantasque. Qui Ottorino Respighi dà il giusto colore orchestrale, figlio dei preziosi insegnamenti di Rimskij-Korsakov, a brani di Rossini tratti dai Péchés de vieillesse: alla vivida e immaginifica ispirazione dei brevi pezzi rossiniani, talvolta anticipatori anche delle distillazioni melodiche e ritmiche novecentesche, la sapienza di fine orchestratore di Ottorino Respighi conferisce colori ciakovskiani, nitidi e incandescenti, dalla spiccata connotazione russa. Valčuha appare quale un pittore che ha a disposizione una tavolozza ricca di cromie dinamiche da cui spande pennellate con intensità e precisione: ascoltando, si ha l’impressione di vedere riempiti di colori i disegni tracciati su carta da Rossini. Struggente il colore adoperato da Respighi per il Nocturne, il cui senso di mistero è reso meravigliosamente dagli accordi introduttivi dell’orchestra e dalla soffusa sintesi sonora di primo violino, primo violoncello, arpa e celesta.

L’Elegia per grande orchestra di Amilcare Ponchielli, tra i brani in programma, è quello meno noto ed eseguito; inspiegabilmente, verrebbe da aggiungere. Insieme a Contemplazione di Alfredo Catalani, il Notturno di Giuseppe Martucci, l’ Elegia avrebbe diritto di essere annoverata tra i più interessanti brani orchestrali dell’ottocento italiano. Si impone, qui, una tinta cupa, pastosa, intrisa di tristezza: gli archi del San Carlo, sui quali poggia la composizione, sono perfetti nel rimarcare il tema doloroso, dall’andamento quasi attorcigliato su se stesso. Non resta che sperare che il brano, amato e inciso da Riccardo Muti con la Filarmonica della Scala, entri stabilmente nel repertorio orchestrale italiano.

Il finale del concerto è affidato alla Suite dal balletto La strada di Nino Rota. Composizione tra le più celebri del compositore milanese, questa esecuzione consente alla compagine orchestrale, attraverso una lettura attenta ai dettagli, meticolosa nella concertazione, di calare i tanti assi nella manica: ottima qualità del suono, compattezza orchestrale, precisione, cura dei fraseggi e immediatezza nell’esposizione dei temi, musicalità delle prime parti impegnate negli solo. Cecilia Laca, primo violino di spalla dell’orchestra, è incantevole nel celebre e struggente assolo del Violino del “Matto”; analoga considerazione per lo stesso tema ripreso nel finale con nostalgica veemenza dalla ottima tromba di Giuseppe Cascone.

Una prestazione magistrale, da parte dell’orchestra tutta e delle due bravissime prime parti, a suggello di un concerto interessante: un profluvio di melodie e di colori che ammanta e dà calore a questo anomalo Natale.


 

 

 
 
 

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