L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Il volo del pipistrello sopra la baia del corno d'oro

di Irina Sorokina

L'operetta viennese è approdata nella sede del Mariinsky che Valery Gergiev ha voluto fondare a Vladivostok. 

Vladivostok, 28 marzo 2021 - C’era una volta l’Unione Sovietica, l’erede diretto dell’Impero Russo che cessò di esistere nel 1917 in seguito alla Prima Guerra Mondiale e la Grande Rivoluzione d’Ottobre, la più sanguinosa delle rivoluzioni; confrontata ad essa, quella francese sembra quasi innocua. Questi eventi che cambiarono il mondo diedero vita ad un paese nuovo, unico al mondo: l’Unione Sovietica, destinata ad esistere fino al 1991. A proposito, proprio nell’anno in corso si compiono trent’anni dalla fine di questo fenomeno storico e culturale.

Ecco, appunto, culturale. Sui territori immensi dell’Unione Sovietica vivevano tanti popoli e si parlava circa centosessanta lingue; nell’Unione Sovietica alla cultura ci si teneva davvero. I non esperti in materia si meravigliano ancora che l’infinita Transiberiana sia costellata di teatri d’opera e accademie di balletto: non sanno che qualora una città raggiungesse un milione di abitanti era obbligatorio costruire imponenti edifici per ospitare la lirica e la danza classica. Lungo la Transiberiana DI grandi città che vantano questi templi ce ne sono parecchie: Novosibirsk, Krasnoyarsk, Ekaterinburg, Perm’, Iževsk, Samara, Kazan’. Anche le capitali delle repubbliche autonome di fede buddista o musulmana, come Ulan-Ude e Kazan’, hanno i loro magnifici teatri col vasto repertorio in cui non mancano mai i capolavori dell’opera italiana (nell’Unione Sovietica venivano eseguiti nelle lingue locali). Nel 2013 a questo glorioso elenco – trentacinque teatri - si aggiunse Vladivostok dove su iniziativa del celebre Valery Gergiev si era aperta una filiale del Teatro Mariinsky. Ora gli abitanti della città portuale a due ore di volo dal Giappone possono ascoltare le pietre miliari del repertorio operistico e vedere i balletti classici; la sala accogliente non è sempre piena, tuttavia alcune produzioni hanno un gran successo. Ci vorrà ancora del tempo per educare il pubblico all’amore per la lirica e il balletto, ma siamo fiduciosi.

Ma l’Unione Sovietica non fu piena soltanto di teatri dell’opera e accademie di balletto. I capolavori dell’operetta quali Il pipistrello, Lo zingaro barone, La vedova allegra, La principessa della ciarda, La contessa Mariza e La principessa del circo, che in Occidente normalmente si rappresentano ai teatri dell’opera, nell’Unione Sovietica trovarono un’altra dimora: sul vasto territorio furono sparsi anche i cosiddetti teatri della commedia musicale. Là trovarono il loro regno i capolavori di Offenbach, Hervé, Strauss jr., von Suppé, Zeller, Millöcker e tanti compositori sovietici tra cui Isaak Dunaevsky, il simbolo della musica leggera degli anni 1930-50 e tanti suoi colleghi. Col genere d’operetta si cimentò addirittura ”il serissimo” Dmitry Šostakovič che compose nel 1958 Mosca, Čerёmuški.

E adesso? Purtroppo, ai testimoni della gloriosa attività di tutti questi teatri nell’epoca sovietica viene non poca tristezza quando vedono che la tradizione di rappresentare l’operetta classica e la commedia musicale sovietica si sta assottigliandosi sempre di più e sul cartellone del Teatro d’Operetta di Mosca non ci sono più La vedova allegra e La principessa della ciarda, ma una serie infinita del moderno musical Anna Karenina. Altri tempi, altri stili, altre mode. Il Dio denaro trionfa incondizionatamente ormai.

Nei tempi del Covid-19 sembra che sia toccato alla Russia di dimostrare l’amore per l’operetta. Non ci siamo meravigliati affatto quando abbiamo appreso che l’iniziativa di mettere in scena una perla dell’operetta viennese, Il pipistrello di Johann Strauss jr., è stata capitanata dall’instancabile Valery Gergiev, da decenni direttore artistico del Teatro Mariinsky di San Pietroburgo. Nel momento della chiusura totale dei teatri europei a causa del Covid, Gergiev ha portato Il pipistrello straussiano sul palcoscenico del Mariinsky-2 in occasione del Capodanno, ma prima gli artisti pietroburghesi si erano cimentati con lo stile dell’operetta viennese a Mosca dove il capolavoro straussiano era eseguito in forma di concerto. Alla fine, il Mariinsky è stato l’unico teatro che con Il pipistrello ha fatto un grande regalo al pubblico, visto che i teatri dell’opera in tutto il mondo sono rimasti chiusi.

Non si è certo risparmiato riguardo le scene i costumi: il celebre scenografo pietroburghese Vyačeslav Okunev ha superato sé stesso e disegnato gli ambienti sontuosi e di un gran gusto ispirandosi dallo Jugendstil, uno dei simboli della dolce Vienna. Colonne, scale, bassorilievi, lampadari nelle varie tonalità di blu, i mobili dalle linee eleganti, gli abiti color pastello in un vivace contrasto con il vestito nero di Rosalinde mascherata da pipistrello e le uniformi bianche e rosse del corpo di ballo: tutto ha colpito e accarezzato l’occhio dello spettatore. Il regista Aleksey Stepanyuk si è impegnato parecchio nel lavoro con i cantanti lirici che mai hanno affrontato l’operetta e ha raggiunto risultati apprezzabili, come anche è riuscito a costruire le scene di massa grandiose al ballo evitando felicemente il caos. Si potrebbe fare meglio, direbbe qualcuno, e lo accontentiamo con un si, tuttavia insistiamo a riconoscere grandi qualità al magnifico allestimento pietroburghese come al lavoro di Il’ya Ust’yancev (regia e coreografie), Evgheny Ginzburg (luci), Viktoria Zlotnikova (video).

Il vulcanico Gergiev non si è limitato a far rappresentare Il pipistrello al Mariinsky-2 di San Pietroburgo, lo ha fatto subito trasferire alla filiale Primorsky a Vladivostok. Agli artisti del teatro sull’oceano è toccato il compito di ripetere la strada già percorsa dai loro colleghi pietroburghesi, l’impegno di tutti è stato notevole e lo sforzo molto apprezzato dal pubblico.

La prima cosa, la lingua. In Europa siamo abituati ad ascoltare Il pipistrello in lingua originale, il tedesco, appunto, ma in Russia le parti vocali delle operette si sono eseguite da sempre nelle traduzioni ritmiche e rompere questa tradizione è risultato impossibile. Si è partito dal tentativo di parlare e cantare in tedesco, ma l’impresa si è rivelata troppo difficile, non solo a causa della mancata tradizione, ma anche per gli ostacoli pressappoco insuperabili per i cantanti lirici quando devono parlare in scena. Nell’Unione Sovietica molte operette classiche ispirarono i film televisivi omonimi, e Il pipistrello prodotto nel 1978 con gli attori molto popolari all’epoca non andò mai dimenticato e si trasmette ogni anno dalla TV russa. Quindi al posto del testo originale di Carl Haffner e Richard Genee abbiamo ascoltato i dialoghi composti dai librettisti sovietici Nikolay Erdman e Mikhail Vol’pin che fecero ridere quarantatre anni fa e fanno ridere tutte le volte quando vediamo questo Pipistrello in TV. Alla fine, l’operetta di Strauss in Russia non è mai il vero Pipistrello ma un Pipistrello dallo stile e lo spirito “sovietizzato”, con gags tipici delle commedie nate in Occidente ma modificate nell’epoca che si mandò a benedire nel 1991.

Si è apprezzato moltissimo il grande sforzo compiuto da tutti i cantanti della filiale Primorsky del Teatro Mariinsky che, in assenza d’esperienza specifica, hanno raggiunto un buon risultato. Due soprani dotati di voci splendide, importanti, Anastasia Kikot e Maria Suzdaltseva, vincitrici di concorsi di canto internazionali, rispettivamente nei ruoli di Rosalindе e Adele, hanno ammaliato il pubblico, entrambi alla propria maniera. La voce della Kikot, ampia e ben timbrata, si è trovata a proprio agio nella parte di Rosalinde e la celebre ciarda le è calzata a pennello; le è mancato un po’ lo spirito d’ironia e leggerezza, ma siamo sicuri che col tempo sarà splendida nel personaggio. La Suzdaltseva, anche lei in possesso di una bellissima voce, chiara, pulita e morbida, ha afferrato benissimo il carattere di Adele, intraprendente cameriera, ha recitato con disinvoltura e riscosso un gran successo in entrambi famosi assoli.

Non poco coraggio ha avuto Irina Kolodyažnaya nel ruolo del principe Orlofsky (notiamo tra parentesi, che nell’Unione Sovietica non era accettato il personaggio en travesti, così come non si era mai eseguita la sua aria originale, sostituita da un valzer straussiano con le parole appositamente composte). Il mezzosoprano non si è sentito perfettamente a suo agio nel ruolo del giovane principe russo (il giorno dopo l’abbiamo ascoltata nel ruolo di Lyubaša ne La sposa dello zar di Rimsky-Korsakov in cui ha fornito una grandissima prova). Tutte le note sono state eseguite correttamente, tuttavia, lo spirito dell’aria non è stato pienamente afferrato.

Splendidi e molto spiritosi sono stati tre uomini coinvolti nell’intrigo di corteggiamenti e tradimenti: Aleksey Kostyk un formidabile Eisenstein, campione di bugie e lusinghe, dalla voce chiara e gradevole e l’accento giusto, Il’ya Astafurov, un ingenuo e “tinto di rosa” Alfred dotato di voce di tenore dolce e un pochino svenevole, giustissimo per il personaggio, e infine, Dmitry Migulёv, un elegante e di una gran classe dottor Falke capace di ammaliare con la sua voce di baritono nobile e squillante. Marat Mukhametzyanov, importante baritono drammatico e rubacuori femminili grazie al suo fascino e le capacità attoriali, si è trasformato, fino a non essere riconoscibile, nel personaggio del direttore di prigione Frank.

Sul podio, Pavel Smelkov ha colto a sufficienza lo spirito della celebre operetta straussiana e raggiunto un buon equilibrio tra il lirismo appassionato e la comicità brillante, ha seguito attentamente i cantanti nei loro assoli e reso ben funzionanti i pezzi d’insieme. Un contributo decisivo al successo dello spettacolo è stato dato dalle coreografie di Il’ya Ust’yancev eseguite con brio dalla compagnia di balletto.

Il successo pieno come piena la sala del filiale Primorsky del Teatro Mariinsky; questo Pipistrello importato da San Pietroburgo “rischia” di attirare la maggiore attenzione del pubblico di Vladivostok al loro teatro e contribuire allo sviluppo dell’impresa lirica e di balletto nella città splendida, ma piuttosto lontana dal mondo a cui siamo abituati a vivere.

Sono pochi al mondo i geni della pura luce: l’austriaco Wolfgang Amadeus Mozart, il tedesco Johann Wolfgang Goethe, l’italiano Gioachino Rossini, il russo Aleksandr Puskin, il francese Marius Petipa. Pur essendosi dedicato al genere della musica leggera, Johann Strauss figlio appartiene a loro mondo, quello dove regnano giudizio, armonia e allegria. E adesso anche la gente che vive sull’oceano può godersi la sua arte irresistibile.


 

 

 
 
 

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