L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Suoni d'oggi

di Roberta Pedrotti

Ancora un concerto in streaming dal Teatro alla Scala. Questa volta è l'occasione per ascoltare un bel programma dedicato alla musica fra XX e XXI secolo diretto con intelligenza e sensibilità da Carlo Boccadoro, in veste anche di compositore e affabulatore. Ed è, di nuovo, un'occasione per pensare.

Streaming da Milano, 15 gennaio 2021 - Potendo scegliere,non lo sceglieremmo mai: seguire i concerti in questo modo, scriverne. Ma non si sceglie il tempo in cui si vive, tantomeno i flagelli che l'investono: semmai si cerca di riflettere sul tempo in cui si vive. Ripensando anche l'esercizio critico e l'espressione artistica in nuovi canali obbligati. Potendo scegliere, andrei a seguire dal vivo tutte le opere e i concerti, ma anche laddove sia permesso, ostacoli pratici e scrupoli etici ci fanno raccontare un'altra storia. E non è detto che sia un male, ché in tempi anomali anche l'approccio critico non può essere quello di sempre.

Dato che questa ripresa di stagione è, anche per la Scala, pensata nella prospettiva di una fruizione on line, vediamo come funziona. Ancora una volta lo spazio del Piermarini è pensato diversamente in funzione del programma, questa volta con luci cangianti a pennellare gli stucchi con i colori dell'iride. Prima di ogni brano è inserita una breve introduzione a cura dello stesso concertatore Carlo Boccadoro, ben calibrata per orientare il meno esperto e interessare il cultore il cultore. E se l'affluenza alla diretta è un po' inferiore per Maderna e Glass rispetto a Brahms e Dvořák [leggi la recensione: Streaming da Milano, concerto Viotti, 09/01/2021], i commenti in diretta sono più gustosi: tanto entusiasmo, curiosità, scambi di idee esperienze da parte di un pubblico internazionale e voglioso di passare dal virtuale al reale; un solo nickname da ostile patriarca verdiano mugugna e, forse, se ne va. Insomma, se manca quella fisicità che alla musica è sempre fondamentale, la realizzazione è curata con intelligenza e cerca comunque un senso e uno scopo nella dimensione alternativa. 

Il programma, poi, è davvero pensato apposta per la situazione. Tutte pagine dal secondo Novecento in poi, tutte scritte quando, se noi non eravamo nati, lo erano i nostri genitori: la musica d'arte, colta, forte, come la si vuol chiamare esiste ed è tutto fuorché una chimera astrusa. Si inizia con l'opera prima ufficiale di Niccolò Castiglioni, il Concertino per la notte di Natale che guarda al passato ai maestri del barocco italiano, ma lo fa alla maniera sagace e smaliziata dei grandi neoclassici, Stravinskij in primis, con impasto di legni e archi leggiadri e spiritosi. Quindi il minimalismo di Philip Glass, con Company, si ispira a Beckett per esprimere una riflessione quantomai attuale sul senso dell'esistenza, sulla ricerca del trascendente. Un omaggio a Bruno Maderna, il cui centenario dalla nascita si sarebbe dovuto celebrare nello sciagurato 2020, offre l'occasione di ascoltare la sua Serenata 2, dimostrazione di come l'avanguardia e il rigore di costruzioni secondo nuovi principi non rinneghi, ancora una volta, un'amabile vivacità, una grazia mozartiana, un senso cantabile della melodia. Come a dire, ancora una volta, che la musica dell'ultimo secolo non è di per sé respingente, ma si pone interrogativi esplorando diverse possibilità e chiede solo di soffermarsi senza pregiudizi per comprendere la sua logica. Così passiamo ai compositori viventi, in primis Mauro Montalbetti, che giostra con sensibilità attuale strumenti anche antichissimi, come il dialogo fra un ensemble circoscritto e il pieno orchestrale o spiccato contrasto dinamici e agogici. Il tema del suo Corpo in controcanto, ancora una volta è, ahinoi, quotidiano: la memoria e la perdita delle persone care, sulle tracce dei versi di Flaviano Pisanelli. E a un verso di Alda Merini, Come polvere o vento, si rifà invece un pezzo dello stesso concertatore Carlo Boccadoro. Tripartito, in tre sequenze contrastanti, secondo la formula ABA con la ripresa variata, ci rammenta ancora una volta forme e consuetudini antiche, nonché la poetica di certa musica a programma (o, dato che siamo freschi di duecentocinquantesimo e che Boccadoro descrive un paesaggio, l'irrompere del vento, il panorama sconquassato, la Sesta di Beethoven). Però, ancora una volta, i temi di plasmano, turbinano, restano lacerati a mezz'aria secondo un idioma schiettamente contemporaneo.

Come polvere sottile già spazzata dalle intemperie ma sospese in una quiete delicata appaiono poi le note di Arvo Pärt in Da pacem Domine, scritto per Jordi Savall (la musica antica e barocca continua ad apparire in filigrana) in memoria delle vittime degli attentati di Madrid del marzo 2011 (ancora memoria, ancora interrogativi e dolore). Si cambia, invece, decisamente atmosfera con l'ultimo pezzo in programma, Runner di Steve Reich, in prima italiana. Nato per la danza, è un incalzante pulsare ritmico in cui principi minimalisti e contrappuntistici, le stesse suggestioni melodiche derivano dalla scansione del tempo, dal moto scandito nell'anima percussiva dei due pianoforti. Un senso di fisicità necessario e liberatorio dopo quanto avevamo ascoltato, espressione dell'anima scalpitante che fa capolino fra il dolore e la riflessione, in questo tempo d'attesa. E Boccadoro sul podio, che sia musica sua o d'altri, sa sempre trovare la chiave giusta, sfruttare appieno la qualità dell'orchestra scaligera in formazione da camera per un'esattezza trasparente che tuttavia sempre si anima e mostra come, una volta compresa la chiave, le logiche della musica dal secondo Novecento siano un linguaggio potente, comunicativo, poetico.

E allora, sì, non l'avremmo mai scelto potendo, ma anche vedere un concerto in streaming è un modo per scrivere il nostro tempo.

 


 

 

 
 
 

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