L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Crocevia di storie

di Roberta Pedrotti

Concittadini e amici da sempre, il mandolinista Avi Avital e Omer Meir Wellber si esibiscono per la prima volta insieme per l'apertura della terza parte della stagione - ahinoi, ancora solo on line - della Filarmonica Toscanini. Wellber alterna il podio con il clavicembalo avvicendandosi con Avital come solista per un programma che intreccia diverse suggestioni e narrazioni da Bach ai giorni nostri.

Streaming da Parma, 19 marzo 2021 - Nemmeno la Filarmonica Toscanini di Parma si è fermata, nonostante tutto. Con cautela, ha strutturato la sua stagione in segmenti, il terzo dei quali si è inaugurato il 19 marzo, in diretta streaming dall’Auditorium Toscanini. Uno spazio tanto bello da vedersi quanto acusticamente ostile è, in effetti, lo scenario ideale per una trasmissione come questa: i microfoni salvano il suono mentre l’occhio si appaga nei riflessi della vetrata sul fondo, fra orchestra e parco, con le sagome degli alberi ancora spogli a intrecciarsi ai musicisti. Ancor più ideale la presenza sul podio di Omer Meir Wellber, che in questi mesi ha saputo dimostrare come pochi che lo streaming non debba essere trattato da triste surrogato, ma da strumento autonomo di cui esplorare e sfruttare le potenzialità specifiche. Lo abbiamo visto dirigere, ma anche ballare e cantare (Il crepuscolo dei sogni), lo abbiamo visto intervistare colleghi musicisti o introdurre i programmi per le telecamere o uditori ristretti (i giovanissimi strumentisti nei palchi per la Patetica di Čajkovskij a Palermo), mentre nelle librerie usciva anche in italiano il suo primo romanzo (Storia vera e non vera di Chaim Birkner). Qui dà sostanza narrativa al concerto conversando con Avi Avital, che non è solo un genio del mandolino, ma per Wellber è anche un amico d’infanzia con il quale - incredibile dictu - non si era mai esibito prima. Finalmente il momento è arrivato e con i racconti autobiografici mai stucchevoli, le considerazioni tecniche e musicali mai pedanti abbiamo un racconto che si dipana fra Johann Sebastian Bach (1685-1750), Richard Strauss (1864-1949) e Avner Dorman (1975), fra la Germania e il Mediterraneo, fra il barocco e il contemporaneo.

Del Kantor di Lipsia il Concerto per clavicembalo n. 1 in re minore BWV 1052 è trascritto per mandolino e se rimane l’agilità netta e penetrante, lo scintillìo della corda pizzicata, Avital con il suo strumento - un vero gioiello il cui splendore conosciuto dal vivo (Bologna, concerto Avital/ Piovano, 27/01/2020) riesce a passare anche attraverso il web - ci offre anche un’articolazione dinamica di rara pregnanza, un fraseggio vitale che non forza lo stile bachiano, ma ne rende, deciso e consapevole, la vitalità inesauribile. Wellber concertatore seduto al cembalo del continuo è complice di una dialettica di timbri e tempi che sembra parlare attraverso i secoli e arricchire viepiù questo Bach vispo ed energico. 

Al centro della serata, un compositore di oggi, tre anni più di Avital e sei più di Wellber, con un concerto dedicato proprio al solista alla ribalta. La struttura riprende modelli classici, con una sezione centrale più lenta e una coda/cadenza in progressiva dissoluzione. C’è naturalmente tutto il virtuosismo idiomatico della scuola mandolinistica israeliana iniziata da Simcha Nathanson, violinista reinventatosi per il plettro e insegnante di Avital, che ha portato la sua tecnica ai massimi livelli. Si dipana così un densissimo dialogo fra solista, orchestra e prime parti, il percorso della musica occidentale incontra sonorità e moduli mediorientali, idee germogliano e fioriscono senza perdere continuità logica ed espressiva, fra impennate travolgenti e sospensioni sottilissime. E se Avital, destinatario e ispiratore, non può che esserne interprete ideale, Wellber conferma la perfetta sintonia artistica guidando con mano intelligente e sicura la Filarmonica Toscanini, sempre a fuoco e duttile.

Infine, un balzo indietro, ma non troppo. Dopo la prassi non ignota a Bach della trascrizione di un concerto per diversi strumenti solisti - e basterebbe pensare all’interesse del tedesco per Vivaldi e all’uso che questi ha fatto del mandolino per benedirlo -, dopo il concetto stesso di concerto rivissuto con spirito contemporaneo e cosmopolita, ecco infine il Novecento che cerca il barocco. Wellber torna alla tastiera (bacchetta, microfono, penna, fisarmonica, pianoforte, clavicembalo... cos'altro ci riserverà?), Strauss omaggia Couperin in una suite che non cancella le distanze, non ignora il tempo trascorso, ma lo lascia insinuare nelle crepe sottili di armonie irregolari, impasti in cui l'antico sapore partorale dei legni sembra spingersi sul crinale del mascheramento nostalgico, piccoli scarti che danno la misura di un neoclassicismo parallelo a quello di Stravinskij, di un eterno divenire anche di modelli cristallizzati, anche di strumenti iconici come di un'epoca. Corde pizzicate, come il mandolino con cui aveva duettato sulle note di Bach e con cui ora si passa il testimone quale fulcro della partitura. Un perfetto, simmetrico equilibrio fra voci diverse, fra tempi, luoghi, prospettive e racconti. Anche davanti a uno schermo non si smette di pensare e tessere relazioni.

Omer Meir Wellber | Avi Avital from La Toscanini on Vimeo.


 

 

 
 
 

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