L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Lo Stabat dei Misteri

di Giuseppe Guggino

L’esperimento di tradurre in forma scenica lo Stabat Mater pergolesiano condotto in porto dal Teatro Coccia di Novara nello scorso autunno è oggi declinato in chiave trapanese dal Luglio Musicale, probabilmente con maggiori assonanze con il rito un po’ laico e un po’ profano della processione dei “Misteri”, celebre tradizione locale che affonda le sue origini storiche in un’epoca storica e culturale di oscurantismo e spettacolarizzazione della fede.

Trapani, 1 aprile 2021La religiosità meridionale, ancor oggi intrisa di riti e tradizioni in cui il gioco di sottile equilibrismo tra sacro e profano si regge pur non senza sbilanciamenti, si sa, affonda le sue origini nella dominazione spagnola, che all’indomani del Concilio tridentino enfatizzò ulteriormente il volto spettacolare e spietato del suo Cattolicesimo. Fu così che nel Regno di Sicilia, saldamente in mano aragonese dai primi del secolo decimoquinto, ad opera di Ferdinando il Cattolico fu trapiantato il Tribunale della Santa Inquisizione nel 1487 e contestualmente iniziò la proliferazione di Corporazioni più o meno alla luce del sole, con l’obiettivo di permeare la dottrina gesuita a qualsiasi strato sociale. A partire dal XVI secolo le Corporazioni, talvolta identificate con particolari ceti di artigiani, acquisirono maggiore visibilità nei riti della Settimana Santa commissionando a scultori locali la costruzione non già di semplici simulacri ma di vere e composizioni statuarie al fine di immortalare le varie stazioni della Via Crucis; ne nacquero vere e proprie competizioni fra le varie Corporazioni per accaparrarsi gli scultori di maggior fama al fine di gareggiare in visibilità pubblica, in occasioni delle istituende processioni di queste composizioni statuarie, cosiddette “Misteri”. L’intera Sicilia è pervasa da riti pasquali spettacolari sospesi fra profano e sacro, che albergano ancor oggi fra Mussomeli, Caltanissetta e Trapani; e probabilmente la processione dei Misteri trapanese è la tradizione più antica e al contempo longeva in Sicilia, e certamente fra le più articolate e suggestive, che vede la sfilata di venti gruppi scultorei di notevole pregio artistico databili quasi integralmente fra il XVI e il XVII secolo.

Parallelamente alla nascita dei riti e delle tradizioni pasquali siciliane, anche nella vita musicale prendeva piede la spettacolarizzazione della fede, erigendo a paradigma espressivo la messa in musica della famosa sequenza in terzine di ottonari di Jacopone da Todi. Non è un caso che, eccettuate le versioni musicali rinascimentali di Palestrina e Des Prés, l’uso rivestire in musica lo Stabat Mater prenda piede di fatto a partire proprio da quell’Alessandro Scarlatti nato a Palermo (ma da famiglia d’origine trapanese), prolifico operista e iniziatore – assieme a Provenzale, Durante e Porpora – di quella prestigiosa “scuola napoletana” che nel ‘700 raggiungerà l’apogeo della sua rinomanza. Regni gemelli, quello di Sicilia con quello di Napoli, se non altro per l’egemonia culturale spagnola dal rinascimento in poi, non sorprenderà che gli Stabat Mater più celebri siano da ricerca nel novero (il più numericamente abbonante) dei prodotti di scuola napoletana; tolti Vivaldi e Caldara, i versi di Jacopone da Todi poco o punto spazio ebbero nel classicismo, eccettuato il caso di Boccherini che, non a caso, per committenza spagnola lo compose. Non dev’essere difficile immaginare allora una gara fra le Congregazioni napoletane alla ricerca del compositore più apprezzato del momento, non dissimile da quella delle Corporazioni trapanesi a caccia del miglior scultore per i propri Misteri.

L’estrema e per certi versi misteriosa opera del genio pergolesiano, scritta a poche settimane dalla morte per tubercolosi, capolavoro di sobrietà e al contempo di teatralità (come forse solamente i capolavori riescono a conciliare istanze tanto centripete), della matrice spirituale spagnola non poteva non tenere conto, se non altro in quanto commissionato dalla Cavalieri della Vergine dei Dolori di San Luigi al Palazzo all’indomani della riaffermazione del dominio borbonico sul Regno di Napoli, dopo il ventennio “asburgico” fra il Trattato di Utrecht e la riconquista militare di Carlo di Borbone nel 1734.

L’idea di drammatizzare lo Stabat Mater, già declinata da Renato Bonajuto al Teatro Coccia facendo riferimento alla pittura milanese tardo seicentesca, seppur già molto riuscita (leggi qui la recensione https://www.apemusicale.it/joomla/recensioni/55-concerti-2020/10555-novara-stabat-mater-24-10-2020), trova quindi la sua massima assonanza culturale se declinata in chiave trapanese, nell’ambito di espressioni artistiche – quella visiva e musicale – in questo caso figlie della medesima matrice culturale.

L’idea è semplice ma di massima efficacia: su una scena completamente sgombra le due soliste sono due diverse effigie vivant di Maria addolorata, mentre al centro della scena, su di un basamento non dissimile da quello dei Misteri trapanesi, prendono forma le stazioni della Via Crucis riprodotte da tableau vivant. Massima è la cura nei costumi di Danilo Coppola, così come sempre suggestive riescono le luci di Giuseppe Saccaro.

E se la parte visiva riconduce la poetica pergolesiana all’orizzonte culturale della Napoli che la vide nascere, non meno bene vanno le cose nella realizzazione musicale, che vede gli archi dell’Orchestra del Luglio Musicale accostarsi alla partitura con il massimo della pertinenza stilistica, complice Manuela Ranno sul podio, oggi direttrice dal gesto netto e preciso, ma già soprano avvezzo al repertorio vocale sei e settecentesco.

Poco male, allora, se la regia video sembra poco valorizzare i tableau vivant, più concentrata sui primi piani, se l’espressività di Desiré Rancatore – impegnata a far ben risaltare le dissonanze dell’ardita scrittura pergolesiana già dal primo numero – e quella di Aurora Faggioli – dal timbro brunito e dall’amministrazione vocale nettamente migliorata che in passato – comunicano tutto il dolore e la sofferenza di una madre ai piedi della croce.

Dopo lo streaming on demand sull’elegante piattaforma on line https://www.ontheatre.tv/, lo spettacolo sarà disponibile gratis a partire da stasera sulla pagina youtube del Luglio Musicale Trapanese: molto raccomandato!


 

 

 
 
 

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