L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Beethoven a briglia sciolta

di Antonino Trotta

Les Dissonances, giovane orchestra francese che si distingue per la scelta di esibirsi senza la guida di un direttore, debutta a Torino, ospite dell’Associazione Lingotto Musica, con un entusiasmante concerto tutto dedicato a Beethoven: David Grimal, Mario Brunello e Lucas Debargue spiccano per virtuosismo nel triplo concerto.

Torino, 21 maggio 2021 – Il direttore d’orchestra, così come lo si intende ora, è una figura relativamente moderna nella storia della musica che cominciò a imporsi sulle scene e ad acquisire una propria autonomia sostanzialmente a partire dall’Ottocento quando, a seguito dell’ingrandimento delle formazioni strumentali e soprattutto della rivoluzione nell’idee d’interpretazione ed esecuzione della musica, ereditò i compiti spettanti al maestro al cembalo (che nelle opere sviluppava il basso continuo e teneva in riga primedonne e primiuomini) e al primo violino (alla tedesca, Konzertmeister, termine che meglio esprime le responsabilità di cui allora si faceva carico). Sebbene oggi sia piuttosto frequente ascoltare cantanti e strumentisti solisti impegnati anche nella concertazione, è raro, specialmente in un repertorio sinfonico comunque complesso e impegnativo, vedere un’orchestra d’importante organico suonare senza direttore e, se ciò capita, quasi sempre è perché il direttore c’è ma non si vede, anzi sente. Ecco allora che il concerto di Les Dissonances, formazione francese ospite dell’Associazione Lingotto Musica, nata 2004 con l’obiettivo di «esplorare il linguaggio musicale in un dialogo tra musicisti, senza la mediazione di un direttore d’orchestra», già sulla carta stuzzica la nostra attenzione e, alla prova dei fatti, si conferma un appuntamento assai interessante.

Punto di interesse, ovviamente, non è ciò che in cattiva fede si potrebbe pure bollare come trovata di marketing – proprio perché, in virtù dell’importanza dell’interpretazione, la figura del direttore è fondamentale –, quanto l’osservazione di come l’assenza di un direttore esplicito – alla fine David Grimal, primo violino, è al timone dei complessi – polarizzi il risultato lungo una traiettoria, piuttosto lineare, che non si avviluppa in complicate sofisticazioni. I complessi di Les Dissonances offrono della Quarta Sinfonia di Beethoven una lettura schietta, che forse non brilla per ricercatezza di fraseggio o colori ma certamente coinvolge l’ascoltatore per l’energia dirompente e l’istintività che animano l’esecuzione. Ne consegue un Beethoven gagliardo, infuocato, trascinante, del resto anche coerente con i principi estetici della Quarta che, schiacciata tra l’Eroica e la Quinta e in confronto a esse meno ispirata nel contenuto, pare ovunque affermare la gioia dell’invenzione ritmica, sempre presente della scrittura beethoveniana.

Gli stessi principi esecutivi si confermano a grandi linee anche nel concerto per pianoforte, violino e violoncello in do maggiore op.56, dove però la presenza di tre valorosi solisti eleva al lettura complessiva a più alto grado di eleganza. Nel triplo concerto violino e violoncello la fanno da padroni: Mario Brunello e David Grimal brillano per virtuosismo estremo, classe nel fraseggio, limpidezza di articolazione. La parte del pianoforte, per un artista sulla cresta dell’onda come Lucas Debargue, è un po’ risicata – scritta molto probabilmente per l’arciduca Rodolfo d’Austria, allievo di Beethoven, la parte pianistica si sforza di non mettere in ombra il pianista rispetto agli altri due, senza però esigere particolare maestria –, insufficiente a dare un’idea completa e soddisfacente di un musicista che, se non erro, debutta a Torino – e, nei piani originari, avrebbe dovuto tenere anche un recital all’Unione Musicale –. Certo, Debargue non sfigura alle spella di Brunello e Grimal, mostra accentuata sensibilità e bella morbidezza di tocco, ma per un’opinione più concreta si aspetterà la prossima occasione.

Al termine del concerto il pubblico tributa a solisti e orchestra, che si esibisce dal vivo per la prima volta dopo il lockdown, un’autentica e meritatissima ovazione. Da non perdere il prossimo doppio appuntamento con l’integrale dei concerti per pianoforte di Beethoven, affidati ad Alexander Lonquich e all’Orchestra da Camera di Mantova.


 

 

 
 
 

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