L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Energia mobile

di Roberta Pedrotti

Eccellente debutto bolognese per la direttrice Marta Gardolińska e il violinista Marc Bouchkov alle prese con Sibelius e Brahms

BOLOGNA, 20 giugno 2021 - L'ultimo giorno di primavera, si chiude anche la Primavera sinfonica del Teatro Comunale di Bologna. Si chiude invero assai bene, con un concerto condiviso con la Filarmonica della stessa fondazione e il debutto locale di Marta Gardolińska sul podio e Marc Bouchkov violino solista.

Abbiamo, così, un'altra occasione per toccare con mano quanto di buono stiano costruendo le nuove generazioni. Gardolińska, trentatreenne polacca, si presenta con un programma di peso non indifferente: Sibelius (il Concerto in re minore per violino e orchestra op. 47) e Brahms (la prima Sinfonia). Sfodera tutta la sua sicurezza tecnica, un piglio energico sempre controllatissimo che trova accenti di particolare intensità, quando non tragicità nel dialogo con il solista in Sibelius. L'abile dosaggio degli sforzati congiunti a un afflato lirico composto e controllato sposa alla perfezione l'impronta che Gardolińska conferisce alla Filarmonica bolognese con il timbro scuro del violino Bergonzi di Marc Bouchkov. Anzi, la sua presenza assertiva non risulta ingombrante, bensì poetica, forte, integrata al meglio nel gioco di colori e dinamiche fra bacchetta e archetto.

Dopo i tre bis che generosamente rispondono alle acclamazioni di pubblico, passiamo a Brahms, con la sola Gardolińska a galvanizzare l'orchestra in una lettura energica e ben tornita, che lascia trasparire, nell'anelito perfino esasperato al rigore e al legame con le grandi radici storiche del compositore, l'ombra e l'eco di Wagner, ancor prima di lasciare i frammenti del tema beethoveniano dell'Ode alla gioia respirare come luminosa reminiscenza, rinascere revitalizzati, più che riemergere destrutturati (e pensare che una novantina d'anni dopo sarà la prima di Brahms a tornare riemergere citata nel Cappello di paglia di Firenze di Rota!). La direttrice polacca padroneggia la materia con un vigore mai sopra le righe, anzi dosato in una continua e intelligente tensione. La continuità del discorso di movimento in movimento è nella logica compositiva e non si confonde con l'uniformità, viceversa esalta la coerenza come principio propulsivo, anche nell'ispirato respiro dell'Andante sostenuto. Qui dimostra come la poesia e l'introspezione possano sostenersi - appunto - con nerbo e mordente, senza disperdersi rarefatte. Lo conferma nell'increspare con gusto e sensibile determinazione la grazia del terzo movimento.

Davvero una bella prova, salutata con giustificato calore dal pubblico bolognese, numeroso per quanto possibile secondo le norme di sicurezza.


 

 

 
 
 

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