L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Strehleriana

di Alberto Ponti

Lo spettacolo ‘Strehler 100’ proposto al Regio Opera Festival dipinge un ritratto a tutto tondo del grande personaggio

Torino, 12 luglio 2021 - Concepita come gesamtkunstwerk declinata secondo i canoni contemporanei, la serata ‘Strehler 100’ andata in scena nel magnifico cortile del palazzo dell’Arsenale è un omaggio al sommo regista e uomo di teatro nel centenario della nascita.

Ci sono le donne e gli uomini che con lui hanno collaborato: le attrici Giulia Lazzarini, non prevista nella locandina ma arrivata a sorpresa all’ultimo, Andrea Jonasson (anche storica compagna di vita di Strehler), Pamela Villoresi e Margherita Di Rauso, il regista Lluís Pasqual.

Ci sono i bravi solisti del quartetto d’archi del Teatro Regio: i violini di Stefano Vagnarelli e Marco Polidori, la viola di Alessandro Cipolletta, il violoncello di Relja Lukic. Quinto elemento il pianoforte di Carlo Caputo.

Lo spettacolo scivola via per oltre due ore sul filo dei ricordi di lavoro con il maestro, la cui innovativa, sfaccettata sempre complessa personalità è evocata dagli aneddoti vissuti ‘dietro le quinte’, talvolta riflessivi, talvolta leggeri, raccontati con viva emozione dai protagonisti sul palcoscenico.

La musica è al servizio del racconto: il magnifico e toccante Notturno op. 148 per trio con pianoforte di Franz Schubert ricorre più volte, immaginaria promenade tra racconti e riflessioni estrapolate dalle lettere e dagli scritti dello stesso Strehler.

Viene così alla luce l’infaticabile attività di creatore di messinscene destinate a fare scuola e storia, alternata tra prosa e opera lirica fino al mozartiano Così fan tutte per l’inaugurazione del nuovo Piccolo Teatro di Milano andato in scena nel gennaio 1998 un mese dopo la morte del regista.

Emerge soprattutto l’uomo dallo straordinario carisma, in grado di imporre ai collaboratori e al pubblico dell’Italia di parecchi decenni fa i Brecht e i Čechov meno conosciuti accanto ai Goldoni, agli Shakespeare rivisitati secondo con le geniali e poetiche intuizioni di chi sapeva far convivere l’animo del proverbiale animale da palcoscenico con quello del raffinato e cosmopolita intellettuale, retaggio di un’infanzia triestina in una famiglia crogiolo di origini e culture differenti.

L’accompagnamento musicale è discreto eppure pungente, pare instaurare manifeste e segrete corrispondenze con la parola declamata. Ecco allora i celeberrimi tempi lenti mozartiani della serenata Eine Kleine Nachtmusik K 525 e dal concerto per pianoforte K 467 punteggiare la narrazione di episodi pubblici e privati dell’esistenza di Strehler, una lettera ‘impossibile’ da lui indirizzata al salisburghese accanto alla contemplazione di un tramonto sul mare della Sardegna.

L’intensità della recitazione delle sue attrici ci porta per un attimo con l’immaginazione nella leggendaria platea del Piccolo, evocata in maniera quasi tangibile, fisica dalle composizioni di Fiorenzo Carpi per la Trilogia della villeggiatura, esempio mirabile di intesa tra la rappresentazione registica e il suo accompagnamento in suoni nella cornice di una perfetta aderenza al testo originario goldoniano.

Una serata che sarebbe potuta durare fino a notte inoltrata, grazie alla presa magnetica su un pubblico incantato e appassionato. Le generazioni più anziane hanno conosciuto sotto il volto più umano il mostro sacro che avevano ammirato negli anni d’oro della sua attività, i più giovani, pure presenti in gran numero, si sono accesi di maggior curiosità per uno dei protagonisti della scena culturale della seconda metà del Novecento.

Applausi scroscianti per un riuscito esempio di alta divulgazione culturale.


 

 

 
 
 

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