L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

A Gershwin night

 di Stefano Ceccarelli

Nella cavea all’aperto dell’Auditorium Parco della Musica, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia organizza un piacevole e riuscito concerto monografico su George Gershwin, sotto la direzione di Wayne Marshall: Rhapsody in Blue, Broadway Overtures e Porgy and Bess (un’antologia di pezzi) si susseguono fra il divertimento scatenato del pubblico. Solisti sono Jeanine De Bique e Simon Shibambu.

ROMA, 29 luglio 2021 – l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia organizza per il suo pubblico un concerto estivo spumeggiante, accattivante a tal punto da elettrizzare la piazza dell’Auditorium ad ogni pezzo. Regista e showman della serata è il direttore Wayne Marshall, fra i maggiori esperti mondiali del repertorio di Georg Gershwin, cui la serata è (quasi) interamente dedicata. Marshall, infatti, appena salito sul palco prende sùbito il microfono in mano e crea una connessione immediata e genuina con il pubblico, che ride e lo segue attentamente, al quale spiega passo passo l’evolversi della serata.

Pezzo di apertura è la celeberrima Rhapsody in Blue, il capolavoro di Gershwin e pietra miliare della musica del ‘900. Marshall spiega che la versione eseguita (1924) è quella originale per jazz band (ridotta, dunque, rispetto alla più famosa per orchestra piena) e che le cadenze – non scritte da Gerhwin per l’occasione e lasciate, come di consueto, all’improvvisazione – sono quelle di Marshall stesso. L’esecuzione è un successo assoluto: il pubblico è in fermento fin dal famosissimo glissando del clarinetto in apertura. La sensazione è quella di una serata jazz: il pianoforte è predominante, nelle sue inaspettate variazioni sui famosi temi della Rhapsody, tutte condotte con arte sopraffina dell’improvvisazione da Marshall. L’orchestra segue, cavalca la melodia: si è trasportati negli scintillanti anni ’20, fertili di innovazioni future. La tensione melodica sale nel finale: tutti in sala siamo esplosi in un applauso spassionato.

Come inatteso intermezzo, Marshall fa salire sul palco i due eccellenti solisti, Jeanine De Bique e Simon Shibambu, prima del momento atteso (vale a dire l’esecuzione dell’antologia da Porgy and Bess). Del resto, Marshall ci ha calati in un jazz club e l’improvvisazione, l’inatteso è parte integrante dello show. Accompagnando lui stesso al pianoforte i due cantanti, la De Bique esegue “The sound of music”, “My favourite things” e “I have confidence”, pezzi dal musical The sound of music di Richard Rodgers e Oscar Hammerstein, fra i maggiori successi di Broadway. La De Bique mostra già in tutto il loro splendore le sue doti canore: voce squillante, potente, espressiva, versatile a ogni sfumatura, la De Bique sa fare di tutto e un fraseggio chiaro e terso rende la sua performance indimenticabile. Conclude il gradito intermezzo Simon Shibambu cantando “Some enchanted evenings” dal musical South Pacific di Richard Rodgers. Shibambu è dotato di una voce squillante, potentissima, impressionante nell’emissione e nella facilità dell’esecuzione; arricchiscono la sua performance anche una teatralità vocale necessaria per questo repertorio.Gli applausi arrivano a ogni pezzo.

Dopo aver congedato i cantanti, Marshall esegue le due ouvertures di Broadway Strike up the band e Girl Crazy. La mano di Marshall è perfetta per questo repertorio: sa dosare il giusto ritmo, volume orchestrale, per rendere dinamiche e verticali le trascinanti melodie di Gershwin, particolarmente felici in Girl Crazy. Chiude la serata la suite di hits dall’opera Porgy and Bess, secondo l’ordine stabilito da Robert Russel Bennett. La direzione di Marshall è spumeggiante e i solisti sono trascinanti; il coro, stipato nella cavea alta, ci fa sognare (si citino almeno “I ain’t got no shame” e “It ain’t necessarily so”). Si inizia con una struggente esecuzione della De Bique in “Summertime”; l’interprete modula la voce vibrando leggermente e aprendo in acuti cristallini, che le valgono meritatissimi applausi. Tutti i suoi pezzi sono eseguiti magnificamente, fra i quali ricorderei almeno il duetto “Bess, you is my woman now” e “My man’s gone now”. Simon Shibambu apre con “A woman is a sometime thing”, dove dà prova di agilità, fraseggio sciolto e voce stentorea; raggiunge l’apice della serata, però, nella scanzonata “I got plenty o’ nuttin’ ”, nella quale emergono tutte le sue doti attoriali, le modulazioni della voce, l’espressione – insomma, tutto ciò che serve per il ruolo di Porgy. Il concerto si chiude con un applauso scrosciante, a testimonianza dell’altissimo livello di tutti gli artisti sul palco.


 

 

 
 
 

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