L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Fiamme e stupore

di Daniele Valersi

Gala Chistiakova sbalordisce e infiamma il festival dedicato a Benedetti Michelangeli

MALÉ (TN). Le scuole pianistiche russe la fanno da padrone al festival “Omaggio all’arte pianistica di Arturo Benedetti Michelangeli”, dopo i “big” Sokolov e Gulyák, dopo la rivelazione Dovgan, dalla Russia proviene anche il grande talento della trentaquattrenne Gala Chistiakova, interprete da seguire con attenzione, che mostra di possedere dalle straordinarie qualità, il cui recital si è svolto nella chiesa di S. Maria Assunta a Malé. Una compilazione di brani davvero impegnativa, la sua, in grado di scoraggiare chi non sia dotato della sua passionalità, della sua energia e della sua tenacia; un’artista infaticabile lei, che dopo essersi prodigata in due ore di musica ad alta intensità, senza risparmiarsi, anzi, sviluppando un virtuosismo via via crescente, si concedeva ancora in tre brani fuori programma.

La ricerca di sonorità cembalistiche distingueva l’Aria variata (alla maniera italiana) BWV 989 di Bach, un percorso di bravura attraverso dieci variazioni ricche di digressioni melodiche e di virtuosistici abbellimenti; la temperie si arricchiva ulteriormente di caratteri e la timbrica virava decisamente con il Preludio e Fuga in la minore rielaborato da Liszt, BWV 543 nel catalogo di Bach, S 462 in quello di Liszt, che richiedeva all’interprete di dimostrare padronanza di tutta la tastiera e proteiforme prontezza nel realizzare i complessi artifici, che concentrano nel dominio delle dieci dita anche le voci riservate alla pedaliera. Quale isola in una sezione che porta impresso il marchio di Bach, l’Improvviso op. 90 n. 3 di Franz Schubert, brano che inverte l’impianto tradizionale della diteggiatura affidando alla mano destra un costante accompagnamento di sestine, ben dimostrava la sensibilità e la delicatezza di tocco dell’interprete, che rendeva tanto la meditativa dolcezza del primo tema quanto il carattere forte dei due temi centrali, in contrasto col primo. Dell’opera più notevole dedicata al pianoforte da Dmitri Shostakovic, i ventiquattro Preludi e Fughe op. 87 è stato scelto l’ultimo, gloriosa conclusione di un ciclo dichiaratamente modellato sul bachiano Wohltemperierte Klavier, del quale è ripresa fedelmente la numerazione dei brani in relazione alle tonalità. Scelta da virtuosa autentica questa: la pagina è infatti di elevata difficoltà esecutiva ma senza che tale difficoltà appaia evidente all’ascoltatore: la fuga è sterminata (ben otto pagine) e concentra in sé sia l’elevato virtuosismo pianistico dell’autore, sia le sue straordinarie doti di trascrittore, sia la sua grande capacità inventiva, qui presente in forme evolute e originali. Il pathos si faceva sempre più tangibile, intensificandosi lungo un percorso che prende l’avvio da un inizio velato di mistero per arrivare all’ultima sezione, dove si concentra una immensa arte organistica costretta nei limiti di una sola tastiera. Un trionfo per Chistiakova, la cui presenza scenica è autorevole al pari della sua esecuzione. Sotto l’astro di Mozart si svolge invece la seconda parte del recital, un’antitesi che ha Liszt come comune denominatore: la Sonata n. 11 K 331, oggetto di un’interpretazione intensa e nitida, ricca di timbriche multiformi, risonante e grandiosa nel conclusivo “Rondò alla turca”, seguita da Réminiscences de Don Juan S 418. Un po’ troppo rumoroso il pubblico, che si abbandonava anche a un applauso fuori contesto, prima della conclusione della sonata mozartiana. Con l’ultimo brano l’artista superava sé stessa e dispiegava un’energia dirompente, che faceva rimbombare le volte della chiesa, che arricchiva di passionalità una tecnica strabiliante, all’altezza della complessa pagina lisztiana. Delirio della sala e standing ovation alla conclusione, alla quale Chistiakova, niente affatto provata da una performance proibitiva, corrispondeva con tre brani fuori programma, il Preludio in la bemolle maggiore di Shostakovic, il “Lacrimosa” dal Requiem di Mozart e il Preludio corale BWV 639 di Bach nella trascrizione di Busoni.


 

 

 
 
 

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