L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Beethoven di ieri e di oggi

di Antonino Trotta

Parte l’edizione 2021 di MITO SettembreMusica: nella serata inaugurale, ospitata quest’anno dall’Auditorium Arturo Toscanini di Torino, Fabio Luisi dirige Francesco Piemontesi e l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai attraverso pagine di Mozart, Beethoven e Chin.

Torino, 9 settembre 2021 – Il rapporto che lega la musica al tempo è straordinario. Nell’inesorabile scorrere di battiti, agghiacciante quando non se ne comprende la direzione, la musica costruisce la propria impalcatura ma a quel presente in cui essa puntella i ponteggi non si vincola mai in maniera indissolubile: del resto è proprio la capacità di leggere e interpretare il passato, facendone tesoro, talora con la sensibilità e il gusto del presente, talaltra con l’intuizione del domani, ad assicurare alla musica, a quest’arte sempre viva e imperitura, un futuro. Da qui nasce il filo conduttore di futuri, l’edizione 2021 di MITO SettembreMusica – dedicata al compianto Fiorenzo Alfieri – che esplora «il modo in cui in cui la musica classica ha pensato o ripensato sé stessa», il confronto dei grandi compositori di ieri e di oggi con l’avvenire.

Ecco allora che nella serata inaugurale ad aprire il concerto è subito con forza, omaggio a Beethoven scrittodalla compositrice coreana Unsuk Chin (1961) per l’Orchestra del Concertgebouw di Amsterdam in occasione della riapertura delle attività concertistiche dopo la prima ondata della pandemia. Nel citare i grandi gesti di foggia beethoveniana – l’opera si apre con l’incipit della Coriolano, quindi appare la cadenza iniziale dell’Imperatore, poi si ascolta l’eco della Marcia funebre dall’Eroica e così via – Chin non adotta la tecnica del collage e inserisce gli svariati frammenti in un discorso omogeneo, unitario, che suona come filtrato dalla poetica novecentesca di Bartók, Stravinskij, Strauss. Fabio Luisi, alla guida dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai in gran spolvero, ne offre una lettura caliginosa, intensa, dirompente nella forza drammatica insita nel linguaggio adoperato.

Segue il concerto per pianoforte e orchestra n. 25 in do maggiore KV 503 di Mozart, scritto allora per una Vienna in cui si faceva largo la moda del “concerto brillante” senza però rinunciare al carattere sinfonico del brano, con pianoforte e orchestra che continuano a punzecchiarsi in un equilibratissimo gioco di ruoli tipicamente mozartiano. Il Mozart di Luisi è interessante, non eccessivamente pomposo, assai sviluppato sul piano delle articolazioni dinamiche, talvolta atmosferico e gentile – come se qui Mozart già anticipasse qualcosa del quarto concerto di Beethoven – soprattutto quando l’orchestra si fa sfondo sonoro della parte solistica, quest’ultima affidata all’elegante pianismo di Francesco Piemontesi che sfoggia un tocco rotondo, privo di angolosità, e una musicalità decisamente raffinata. Come Luisi, anche Piemontesi legge la brillantezza del concerto n.25 principalmente sul piano della ricchezza d’espressione, sulla ricercatezza del fraseggio, sulla varietà di colori esperiti alla tastiera, e limita i bagliori della tecnica alle molteplici fioriture, mai rese fini a se stesse ma come parte integrante e fondamentale della caratterizzazione dello spartito.

La serata inaugurale si chiude infine con l’Ottava, la sinfonia con cui Beethoven pare ispirarsi nuovamente ai modelli classici di Haydn e Mozart – ritorna persino il Minuetto – dopo le grandi novità apportate al genere dalla Quinta, dalla Pastorale e dalla Settima. Più che in un ritorno al passato, di una pausa dal processo di ricerca creativa, l’Ottava, con i suoi ritmi esplosivi, i suoi settecenteschi passi di danza, le strizzate d’occhio all’implacabile ticchettio del metronomo, sembra a tutti gli effetti un commento ironico e di genialità quasi rossiniana alla macchinosità di certe forme – si pensi al finale I di L’italiana in Algeri, quasi coeva, e al valore drammaturgico che un simile espediente parossistico acquista –. Non ci sorprende quindi che Luisi opti per una concertazione istrionica, sagace, atta a evidenziare l’eccitazione che la pulsione ritmica alimenta – Ritmi, tra l’altro, è il tema della serata –, teatralissima nella scelte delle agogiche che scongiurano la prevedibilità del prodotto sonoro, vivace nei marcati accenti domandati e ottenuti dall’orchestra.

L’Auditorium Rai, tutto esaurito, festeggia calorosamente tutti gli artisti. Buon MITO a tutti.


 

 

 
 
 

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