L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

All'ombra de' cipressi e dentro l'urne

di Luca Fialdini

Il secondo appuntamento di Anima Mundi vede ancora protagonisti Trevor Pinnock e gli English Concert con un programma da Purcell a Händel

PISA, 10 settembre 2021 – Dopo la monumentale maestà del Messiah, gli English Concert guidati da Trevor Pinnock tornano vero posizioni cameristiche con un concerto dedicato al British Orpheus - Henry Purcell - ma che abbraccia quasi cinquant’anni di musica britannica per arrivare fino a Georg Friedrich Händel. La formazione è quella delle Sonate a 3 (che costituiscono la fetta più succulenta della carte du jour): Nadja Zwiener al primo violino, Alice Evans al secondo, Alfonso Leal del Ojo alla viola, Joseph Crouch al violoncello e, naturalmente, Trevor Pinnock al clavicembalo.

Abdelazer, Dioclesian, Bonduca, la capitale Ciaccona del King Arthur sono tutti titoli familiari per gli adepti della Sacra Congrega del Barocco, ma sentirli risuonare nel Camposanto Monumentale di Pisa, a disposizione di chiunque, è un passo importante. È proprio da queste suite - e The Married Beau e The Double Dealer - che sono tratti i brani iniziali del concerto. Si percepisce la familiarità con il repertorio, così come la conoscenza pressoché totale delle parti, ma la cifra degli English è attribuire lo stesso peso a filologia e musica: esecuzione storicamente informata non significa “da museo”, imbalsamata, ma rispettare la vitalità del repertorio (come se si trattasse di musica del presente). Così le musiche tardo-secentesche di Purcell acquisiscono la stessa grazia di una figura femminile che cammina a piedi nudi sul marmo. L’esecuzione solistica di Pinnock del Ground in do minore di William Croft - erroneamente attribuito a Purcell - è un regalo assai gradito.

Interessante il confronto di Sonate a 3 tra Purcell e Händel, rispettivamente la n. 9 in do minore e le op. 2 n. 5 in sol minore e op. 5 n. 4 in sol maggiore. Ça va sans dire, questo genere di composizione è di matrice squisitamente italiana e dove ha fatto scuola Corelli. Dal raffronto emerge non solo il differente punto di vista tra i due compositori, ma anche il diverso approccio rispetto al modello italiano e il quintetto dei solisti è bravissimo nell’interpretare al meglio queste differenze: il carattere maggiormente introspettivo della Sonata di Purcell risponde perfettamente alla cantabilità e agli stilizzati movimenti di danza delle due händeliane, Händel segue assai più da vicino del collega il modello di Corelli ma si avvertono le raffinate innovazioni che il compositore di Halle imprime al genere.

Come al solito, gli English Concert riescono a stupire per la loro capacità di ottenere risultati encomiabili attraverso una ricercatissima semplicità, tanto nelle esecuzioni quanto nelle proposte.


 

 

 
 
 

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