L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

I volti dell'amore

 di Suzanne Daumann

Elena di Francesco Cavalli, splendida opera recuperata con un cast giovane e di notevoli qualità, punta con efficacia il riflettore sui vari aspetti dell'amore, fra intrighi, mascheramenti, gioco e psicologia.

RENNES, 25 novembre 2014 - Ci sono dei capolavori ingiustamente dimenticati che appaiono per una stagione, un CD, per poi svanire nuovamente in un ingiusto oblio. E ci sono scoperte e riscoperte che restano. Quale sarà il destino di questa Elena di Francesco Cavalli, la cui scoperta e ripresa dobbiamo al giovane direttore argentino? Per ora, la produzione del Festival di Aix-en-Provence e dell’Académie Européenne de Musique, coprodotta con più partner fra cui l’Opéra di Rennes, trionfa ovunque sia rappresentata. Merito dell'eccellente allestimento o alla qualità dell'opera stessa?

Questa commedia esuberante, intessuta di inganni, travestimenti e sorprese, è una piccola panoramica sull'orizzonte dei diversi aspetti dell'amore, rappresentati dai personaggi.

Elena, la bella Elena, è una fanciulla che attende l'Amore, senza sapere in realtà cosa sta aspettando. Giulia Semenzato, che la interpreta, è bella, giovane, sbarazzina, sensibile e la sua voce agile esprime tutti i sentimenti che deve vivere prima che l'Amore, il vero, il solo, trionfi. Elena è rapita da Teseo, un cugino non troppo lontano di Don Giovanni, incarnato con molta convinzione dal tenore Fernando Guimaraes. Un'amazzone, di nome Elisa, che in verità è Menelao e l'ama con fedeltà e sincerità, è pure vittima di Teseo e del suo servitore Piritoo. Elena non ha alcuna idea dell'inganno e si innamora di Teseo, una volta che lui ha deposto i suoi atteggiamenti da macho e le mostra un po' di rispetto. Una forma di sindrome di Stoccolma? Piritoo, lui, è innamorato di Elisa, alias Menelao. Il controtenore Carlo Vistoli incarna questo Menelao con autentica vis comica, il suo modo di adocchiare Elisa a ogni incontro è una gag che funziona a meraviglia. Elisa/Menelao è un altro controtenore, Kangmin Justin Kim. Questo giovane uomo dalla voce morbida e pura e dai mobimenti aggrazziati, padroneggia le difficoltà di un particolare canto barocco con disinvoltura. Menelao, lui, ama dunque Elena. Deve conoscere lo scoramento quando la crede innamorata di Teseo, ma senza che il suo amore diminuisca. 

Incontriamo anche l'amore di un vecchio per una fanciulla nella persona del padre putativo di Elena, cantato dall'eccellente basso Krzysztof Baczyk, che si invaghisce della falsa amazzone. Un altro amore a prima vista è quello di Menesteo, figlio del re Creonte, che ha dato asilo a Teseo e al suo seguito. Menesteo è attratto da Elena e vuole uccidere Teseo, suo rivale. Il mezzosoprano Anna Beinhold offre a Menesteo un'androgina convinzione. L’amore calpestato, pronto a trasformarsi in rabbia, è presente nella persona di Ippolita, precedente amante abbandonata da Teseo. Il mezzosoprano Gaia Petrone le dona vita e voce. Il buffone di corte, infine, Iro, incarnato con gioioso abbandono dal tenore Emiliano Gonzalez Toro, rappresenta, con dovizia di gesti lascivi e scabrosi, l'aspetto grottesco e fin ridicolo dell'atto sessuale.

Tutto questo guazzabuglio si ricompone alla fine, le identità si chiariscono, gli amanti sono riuniti, Menelao ed Elena, controtenore e soprano, cantano un duetto finale di sublime tenerezza.

La musica sottile ed espressiva di Cavalli è finemente orchestrata e illustra tutti i differenti affetti e le sfumature con particolare acume. L'eccellente Cappella Mediterranea sotto la direzione di Leonardo García Alarcón le rende ampiamente giustizia. Bisogna veramente ammirare l'energia di tutti, sulla scena e in buca.

La regia di Jean-Yves Ruf, con scene di Laure Pichat, si accontenta di poco. Il gioco attoriale è intenso, ma lascia spazio al canto. L'impianto è monimalista: consiste in alcuni pannelli in legno a semicerchio e su differenti livelli - un anfiteatro, dunque - alcuni mobili e accessorî, e, nel secondo atto, quando il gioco a nascondino è al suo apice, una serie di sipari di fili rossi. I costumi, fra Rinascimento e Rococò, aiutano efficacemente a identificare lo status di ogni personaggio nella pièce. 

Tutto congiura affinchè la magia del teatro si realizzi ancora una volta. Bravi. 

foto Laurent Bizard


 

 

 
 
 

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