L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Il fascino della danzatrice stanca

di Michele Olivieri

Con Carla Fracci non si spegne solo una delle più grandi ballerine di tutti i tempi, cantata anche da Montale. Ci lascia un'artista carismatica dal fascino fisico e spirituale, dolce, raffinato e scultoreo, un'interprete completa, curiosa, poliedrica e intelligente, un esempio di dedizione, determinazione, passione e generosità.

Con grande commozione stamane siamo venuti a conoscenza della scomparsa di Carla Fracci. La Luce della Danza Italiana nel mondo. Icona, leggenda, mito, immensa! Lascia un significativo vuoto e al contempo un’eredità intrisa di storia, arte, cultura, bellezza e grazia. Un esempio per tutti i giovani che si avvicinano all’arte di Tersicore, un faro per chi già affermato calca i palcoscenici del balletto. Migliaia gli omaggi di cordoglio, la camera ardente nel suo Teatro alla Scala, e sabato i funerali nella Basilica di San Marco a Milano. Ammirata da tutti, indistintamente, apprezzata in passato da Eugenio Montale. La danzatrice stanca venne scritta dal premio Nobel nel 1969, quando la Fracci era in dolce attesa e lontana dalle scene. L’étoile viene tratteggiata dal poeta come una figura eterea, leggiadra, leggerissima, che torna a ballare dopo essere diventata mamma.

Torna a fiorir la rosa
che pur dianzi languia…
dianzi? Vuol dire dapprima, poco fa.
E quando mai può dirsi per stagioni
che s’incastrano l’una nell’altra, amorfe?
ma si parla della rifioritura
d’una convalescente, di una guancia 
meno pallente ove non sia muffito
l’aggettivo, del più vivido accendersi
dell’occhio, anzi del guardo.
È questo il solo fiore che rimane
con qualche merto d’un tuo dulcamara.
A te bastano i piedi sulla bilancia
per misurare i pochi milligrammi
che i già defunti turni stagionali
non seppero sottrarti. Poi potrai
rimettere le ali non più nubecola
celeste ma terrestre e non è detto
che il cielo se ne accorga. Basta che uno
stupisca che il tuo fiore si rincarna
si meraviglia. non è di tutti i giorni
in questi nivei défilés di morte.

Carla Fracci, era nata a Milano, mosse i primi passi nel mondo della danza, sin da piccola, diplomandosi alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala, iniziando fin da adolescente ad apparire in palcoscenico. Interpretò ruoli sia drammatici sia romantici, lavorando in televisione e, in qualità di Étoile, sui più prestigiosi teatri al mondo con i maggiori coreografi, al fianco di ballerini diventati poi leggendari, uno tra tutti Rudolf Nureyev. Ha diretto inoltre il Corpo di ballo del Teatro San Carlo di Napoli, diventando poi Ambasciatrice di buona volontà della FAO, Assessore alla Cultura della Provincia di Firenze e Direttrice del Corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma. Nel 2013 venne pubblicata la sua autobiografia Passo dopo passo. La mia storia. Insieme al marito, il regista Beppe Menegatti, ha formato una coppia legata indissolubilmente alla danza e al teatro, quali ambasciatori dell’Italia nel mondo. Per lei l’importante era promuovere la danza e portarla a tutti. La sua non era un’immagine solo romantica legata a Giselle o alla Sylphide: aveva spaziato in lungo e in largo sul piano culturale, musicale e soprattutto su quello innovativo. Ha vissuto un momento artistico straordinario, ha incontrato persone che le hanno insegnato e l’hanno coinvolta nel loro mondo: un percorso felice sempre votato ai giovani. Ha conosciuto da vicino il cinema, la televisione, il teatro in ruoli da attrice che grazie a Menegatti ha affrontato con il massimo rigore. Basti pensare ad Ariel nella Tempesta o Titania nel Sogno di una notte di mezza estate oppure Luna in Nozze di sangue, senza tralasciare lo sceneggiato Verdi diretto da Renato Castellani. In una mia intervista disse “Sono stata una donna fortunata, ho avuto il meglio sia in Italia che all’estero. All’American Ballet Theatre ho danzato per più di dieci anni accanto a Vasil’ev, Baryshnikov, Nureyev e ad Erik Bruhn... Possedevo fin da bambina una spiccata musicalità ed è stata una fortuna ritrovarmi alla Scala in un mondo sconosciuto e poterlo scoprire passo dopo passo grazie ai professori, agli insegnanti e ai più grandi nomi che ho incontrato durante il mio percorso formativo in un continuo scambio culturale…”. Per lei la danza era un’arte da rispettare con la massima devozione, affermava che “quando si ha in mano questa professione bisogna portarle rispetto perché sono scelte e non esistono sacrifici, se uno decide di continuare a fare teatro è anche per seguire il proprio istinto naturale... a mio avviso la danza coinvolge mente, spirito e cuore!”.

Personalmente sono addolorato. La ricordo con grande affetto in tante serate condivise in eventi di danza, ed in particolare al Gala di Moncalvo durante il quale abbiamo ricevuto entrambi un premio alla Carriera. Dividere con lei il palcoscenico e ricevere il suo applauso è stato forse il regalo più importante. Ricordo anche una serata straordinaria ed unica al Teatro alla Scala, il 15 ottobre del 1985, in omaggio proprio a Carla Fracci per i suoi trent’anni di carriera, per la regia del Maestro Beppe Menegatti, con numerosi ballerini e attrici a fare da corona alla Divina. Nomi del gotha internazionale venuti appositamente a Milano per rendere ossequio alla Fracci. Stelle del balletto e del teatro, del calibro di Serge Lifar, Bianca Gallizia, Luciana Novaro (che purtroppo ci ha lasciati oggi e alla quale indirizziamo un pensiero di gratitutine), Rosella Hightower, Yvette Chauviré, Niels Kehlet, Vera Colombo, Ricardo Bustamante, Patrick Dupond, Carla Bizzarri, Paola Borboni, Valentina Cortese, Giulia Lazzarini, Ferruccio Soleri, con la presenza degli allievi della Scuola di Ballo Scaligera diretta allora da Anna Maria Prina nella scena ad apertura di sipario in cui la Fracci ripercorreva la sua prima Cenerentola. A seguire il celebre Grand Pas de quatre ballato insieme ad Eva Evdokimova, Ghislaine Thesmar e Anita Magyari. E poi altri grandi nomi: Monique Loudières e Jean-Charles Gil, Fernando Bujones ed Eva Evdokimova, Oriella Dorella e Tiziano Mietto, Luciana Savignano e Marco Pierin, Richard Cragun e Marcia Haydée, Maurizio Bellezza, Rosella Hightower, Ghislaine Thesmar, e naturalmente Gheorghe Iancu, il compagno artistico, splendido primo ballerino e partner storico: in coppia il mondo li ha visti trionfare sui maggiori palcoscenici in memorabili interpretazioni. La Fracci era un’artista ed una donna ricca di personalità, di energia, di carisma, instancabile nell’accettare nuovi progetti, sempre pronta a supportare e a spronare il bene del balletto. Una donna dall’animo giovane, capace di volgere il proprio sguardo al futuro, piena di speranze e di concrete proposte. Al pubblico, non solo agli amanti della danza, ha donato emozioni e sentimenti con trasporto vibrante. Tutti noi abbiamo un significativo debito di riconoscenza nei suoi confronti per aver incarnato perfettamente l’emblema della ballerina, della donna, e della professionista votata all’amore per la disciplina, al rigore, all’ordine e soprattutto allo stile. Con la scomparsa della Fracci si chiude un’epoca, un momento d’oro della danza che non potrà mai più tornare. Fonte inesauribile di ispirazione, anche solo per un gesto, un’intenzione, un passo, uno sguardo... le sue interiorizzazioni l’hanno resa immortale. Carla Fracci è stata una figura cardine del Teatro alla Scala – che la ricorda – inoltre come un personaggio di riferimento per la città di Milano e per tutta la cultura italiana. La storia della figlia del tranviere che con talento, ostinazione e lavoro diventa la più famosa ballerina del mondo ha ispirato generazioni di giovani, non solo nel mondo della danza. Entrata nel 1946 alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala, dove studia tra l’altro con Esmée Bulnes e Vera Volkova, Carla Fracci si diploma nel 1954 e nel marzo 1955 partecipa al “Passo d’addio delle allieve licenziande della Scuola di ballo” al termine di una rappresentazione della Sonnambula diretta da Leonard Bernstein con la regia di Visconti e Maria Callas protagonista. Nello stesso anno si rivela al pubblico sostituendo Violette Verdy nella Cenerentola di Prokof’ev e inizia un’ascesa che dal 1958 la vede prima ballerina. Nello stesso anno John Cranko, dopo Il principe delle pagode, la vuole nella parte di Giulietta in trasferta veneziana a San Giorgio Maggiore e la invita alla Royal Festival Hall, inizio di un’ascesa internazionale che tocca i maggiori palcoscenici e le più importanti compagnie del mondo, ma in cui la Scala conserva un ruolo centrale. Qui Carla Fracci danza tra gli altri con Mario Pistoni, Roberto Fascilla, Vladimir Vassiliev, Amedeo Amodio, Paolo Bortoluzzi, Mikhail Barishnikov, Gheorghe Iancu e negli anni più recenti Massimo Murru e Roberto Bolle. Partner fondamentali restano Erik Bruhn, che le schiude le porte degli Stati Uniti, e Rudolf Nureyev con cui forma una coppia leggendaria. Interprete d’elezione dei grandi balletti romantici e delle nuove versioni dei classici create da Nureyev, la Fracci è anche dedicataria alla Scala di un numero imponente di nuove coreografie pensate per lei, da Sebastian di Luciana Novaro a La strada di Nino Rota e Mario Pistoni, Pelléas et Mélisande e Images d’Ida Rubinstein di Beppe Menegatti, fino a Chéri di Roland Petit (danzato per l’ultima volta alla Scala nel 1999 con Massimo Murru), e carismatica interprete dei balletti incastonati nelle opere inaugurali di Stagione: da Guglielmo Tell ai Vespri Siciliani e La vestale, oltre che protagonista della rinascita di Excelsior con la regia di Pippo Crivelli. Proprio nella parte della Luce in Excelsior Carla Fracci ha calcato per l’ultima volta il palcoscenico del Piermarini nel 2000. Nel gennaio 2021 Carla Fracci era tornata alla Scala su invito dell’attuale Direttore del Ballo Manuel Legris per preparare le coppie di interpreti della ripresa di Giselle in due masterclass.

Carla Fracci è un punto fermo a cui ogni ballerina guarda per raggiungere la perfezione. Dotata di grande tecnica, mossa dall’ideale che il balletto andasse esportato per far godere tutti della sua bellezza, la Fracci uscì anche dai teatri canonici per danzare nelle piazze, sotto i tendoni, raggiungendo i luoghi più impensabili pur di donare al pubblico attimi sospesi di magia, nell’incanto tersicoreo. La sua è stata vita appassionante, tra viaggi ed incontri internazionali, così capace di rendere la danza non solo una immensa arte ma anche un’esperienza sociale e di partecipazione rituale collettiva. In chiusura la vogliamo ricordare ballerina di bellezza fulgida e di eleganza raffinata, insieme dolce e scultorea, esperta nell’emanare un fascino rapito e spirituale, supportata da un linguaggio della corporeità pari ad una solenne sinfonia.

 

 


 

 

 
 
 

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