L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Il teatro delle idee e della realtà

a cura di Roberta Pedrotti

BOLOGNA, 5 maggio 2014 - Nella Sala dello Stabat Mater dell'Archiginnasio, dove nel 1842 si tenne la prima esecuzione del capolavoro sacro di Rossini sotto la direzione di Gaetano Donizetti, Luciano Canfora ha presentato il suo ultimo volume, La crisi dell'utopia: Aristofane contro Platone, edito da Laterza, discutendone con il filosofo Umberto Curi e lo storico Carlo Ginzburg. Al centro della discussione la teatralità della scrittura di Platone e il rapporto fra utopia, eutopia e realtà dall'antichità all'età moderna e contemporanea, riflettendo anche sul ruolo della filologia.

Condividiamo con i lettori un ampio estratto video dell'incontro:

Dal sito degli Editori Laterza:

«I fallimenti liquidano l’utopia, o l’utopia resta un bisogno morale al di là del naufragio? E la demonizzazione, fin troppo facile, dell’utopia non diviene un alibi per blindare in eterno la conservazione e l’ingiustizia?» Dell’utopia antica e delle sue proiezioni moderne; dello scetticismo antico e moderno; del rischio dell’utopia e del rischio dell’immobilismo fatalistico. «Nel corso delle feste Scire, un gruppo di donne, capeggiate da una di loro, Prassagora, particolarmente dotata di carisma e capace di pilotare un gruppo bene organizzato e proteso all’azione politico-assembleare, ha deciso di partecipare ai lavori dell’assemblea popolare. Naturalmente in quanto donne non potrebbero, perché la democrazia ateniese, come ogni società premoderna, è maschiocentrica. Perciò si travestono da uomini, con barbe, mantelli e sandali adeguati al ruolo. Si radunano all’alba per occupare già prestissimo posti all’assemblea…». Questo libro ha al centro una commedia di Aristofane il commediografo, irriducibile – forse più di qualunque altro in quell’arte – a schemi preconcetti e a schieramenti partitici. La sua commedia, Le donne all’assemblea, ha di mira un progetto di riforma radicale della società che trova rispondenza con sorprendente puntualità nel nucleo più audace della Repubblica di Platone. Nella commedia, Aristofane ridicolizza l’idea che si possano mettere in comune le ricchezze e le relazioni sessuali; al contrario Platone ne fa l’oggetto di uno dei suoi dialoghi più importanti e influenti. È un conflitto paradigmatico sull’utopia, sulla possibile costruzione dell’uomo nuovo, sulla realizzabilità di un assetto sociale totalmente innovativo, fondato – secondo l’intuizione platonica – sulla proprietà collettiva, o meglio sulla negazione della proprietà, e sulla cancellazione dell’istituto familiare con tutto il suo carico di egoismi. Più in generale, su una palingenesi complessiva di cui l’‘uomo nuovo’ è o dovrebbe essere il risultato.


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