L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Maria by Callas

Schegge di divinità

 di Gina Guandalini

Il film documentario di Tom Volf incanta gli appassionati soprattutto per il magnifico restauro di materiali video inediti o già noti ma in versioni frammentarie e danneggiate. Nel suo rivolgersi a un ampio pubblico, non può mancare di sollevare qualche appunto e interrogativo.

Circola dal settembre scorso un interessante documentario sulla Callas, in fama di essere il più originale tributo all’artista greco-americana che si sia visto finora. Il giovane regista Tom Volf (o Wolfe? Lo spelling è variabile) ha recuperato – disponendo, si è sussurrato, di un budget molto importante - e restaurato spezzoni filmici della Divina che in precedenza erano “sbriciolati” o inguardabili. E infatti, i primi dieci minuti di Maria by Callas lasciano l’appassionato senza fiato; l’entrata di Butterfly a Chicago nel novembre ’55, i frammenti della Norma di Trieste di due anni prima (di cui fino ad oggi si potevano vedere solo ectoplasmi oscuri e deformati), e alcuni spezzoni di interviste balzano sullo schermo nitidi e colorati; ma non con i colori falsi e appiccicati che siamo soliti vedere in tanti film americani pre-1950; il lavoro di “coloritura” è stato fatto con molta accuratezza e sobrietà. Sì può fare, dunque. “Arriva meglio alle nuove generazioni” ha detto Volf di questo materiale d’archivio. Saggiamente però non è intervenuto sempre. Punteggiano questa ricostruzione della vita della Callas interventi presi dall’intervista che il giornalista David Frost effettuò alla CBS nel dicembre 1970 e che si credeva perduta; qui – in bianco e nero e un po’ sfocata – giganteggia una Callas che in tono pacato, reprimendo i risentimenti, certo recitando un po’, fa il punto della sua situazione artistica e personale. Benissimo ha fatto Volf a lasciare la sua voce originale mettendo sottotitoli in italiano. E in bianco e nero restano altri documenti, come ad esempio il materiale dello scandalo romano del gennaio ’58... Ma nell’insieme tanti piccoli scoop che scoop non sono, perché il collezionista fanatico li ha già visti o conosciuti (il concerto di Parigi 1958, la lettera a Onassis, ecc.), risultano nuovi e originali per come vengono presentati.

Poi va riconosciuto all’ideatore di questo documentario il merito di avere fatto ascoltare la voce della Callas in brani integrali, risparmiando le dissolvenze e i tagli netti che sono così frustranti per gli spettatori che amano l’opera.

Nell’originale a leggere gli interventi fuori campo in prima persona è Fanny Ardant; in italiano è la brava, sommessa Anna Bonaiuto. Quando la Callas a proposito del linciaggio morale di Roma cita Violetta nel secondo atto di Traviata, la Bonaiuto dice “Così alla MISERIA che è un dì caduta – di più risorgere speranza è muta”. Si poteva correggere.

Ma quanti se ne accorgeranno? Il documentario, intendendo attirare quante più persone possibile, vuole naturalmente richiamare anche chi dell’opera lirica non sa nulla. Fino a pochissimi anni fa ne era del tutto ignaro anche lo stesso Volf. E quindi Maria by Callas ribadisce quanto è stato raccontato in tutti i documentari precedenti. E cioè i suoi postulati sono: la Callas è nata all’arte intorno al 1954-’55 come donna snellissima, elegantissima, glamorous; il grosso del suo repertorio erano Puccini e i Veristi; l’uomo più importante di tutta la sua vita è stato Onassis, lui sì che - anche se “a modo suo” – l’ha amata, non quel trascurabile Meneghini approfittatore e scroccone. Continua a circolare così la visione da rotocalco della cantante che è conosciuta a livello planetario perché è la donna che Onassis ha portato via al marito e dopo ferocemente ha umiliato.

Si obietterà che il materiale filmico delle interpretazioni callasiane comincia a esistere quando il suo periodo vocalmente migliore è ormai finito. Ma a una precisa domanda Volf ha risposto che la Callas pre-glamour l’ha volutamente esclusa lui, in quanto “chi si attende un'immagine peggiore di lei, è ancorato ai cliché, ai presunti scandali”. Come dire che chi volesse sapere com’era la Callas tra il ’45 e il ’53, nella fase vocalmente più valida della sua gloriosa carriera, nel Tristano, nell’Armida, nel Macbeth, è un pettegoliere e un cinico. Qualche foto della Callas prima maniera poteva essere mostrata; almeno un brano svincolato dal supporto visivo – qui “Addio del passato” - avrebbe potuto essere “mostrato alle orecchie” con la ricchezza di armonici, lo splendore della prima fase di carriera. Ma allora, si dirà, quello che vorremmo noi sarebbe “Callas by musicologists”, la Callas come la racconterebbe chi ha molta confidenza con la storia dell’opera. E il grosso pubblico ne sarebbe respinto.

Comunque il materiale filmato restaurato può togliere il respiro ai fans; a chi conosce il loro mondo è chiaro che presto di MARIA by Callas sarà reperibile il DVD commerciale.