L’ape musicale

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Echi medievali

Nel suo caso, però, rinnegare la femminilità e arrogarsi prerogative maschili di regnante e guerriera (come l'egiziana Hatshepsut, che indossava la barba posticcia dei faraoni) significò anche nella tradizione storiografica abdicare alle virtù muliebri di castità, fino a esser così dipinta da Dante (Inferno, V, 54-60):

fu imperadrice di molte favelle.

A vizio di lussuria fu sì rotta, che libito fé licito in sua legge, per tòrre il biasmo in che era condotta.

Ell' è Semiramìs, di cui si legge che succedette a Nino e fu sua sposa: tenne la terra che 'l Soldan corregge

Dannata insieme con la regina egiziana, qui sbrigativamente liquidata con “e poi è Cleopatràs lussuriosa”, mentre, fra le due, un paio di versi restano consacrati a “colei che s'ancise amorosa, e ruppe fede al cener di Sicheo”, Didone, la cui colpa è la passione per la quale avrebbe non tanto mancato di fedeltà a un consorte ormai defunto, quanto commesso il peccato estremo del suicidio, degno d'un qualche rispetto solo quando espressione della stoica dignità di un Catone.

Sulla scorta di entrambe, Zenobia, degna erede, è citata da Petrarca nel Trionfo della fama (II):

; e vidi in quella tresca Zenobia del suo onor assai più scarsa. Bella era, e ne l’età fiorita e fresca; quanto in più gioventute e ’n più bellezza, tanto par ch’onestà sua laude accresca; nel cor femineo fu sì gran fermezza, che col bel viso e co l’armata coma fece temer chi per natura sprezza: io parlo de l’imperio alto di Roma, che con arme assalìo; ben ch’a l’estremo fusse al nostro trionfo ricca soma.

Ancora una volta concentrando l'attenzione sulla sua formidabile castità, e ancora in associazione, questa volta per contrasto morale (fu più scarsa del suo onore, ovvero più gelosa della propria intimità rispetto a loro), con Semiramide e Cleopatra, citate nei versi appena precedenti. Ora, in un contesto etico politico completamente mutato, più che l'aspetto sovversivo della donna guerriera sembra interessi mettere in luce la forza invincibile irradiata dalla virtù della continenza e dalla negazione di ogni lussuria.

Con il medesimo spirito, ma con maggiore ampiezza, seguendo fedelmente la traccia dell'Historia Augusta, della quale realizza praticamente una traduzione, anche Boccaccio consacra un capitolo del suo De claris mulieribus a Zenobia, capitolo che sarà evidentemente di riferimento per Chaucer, che nella rassegna di exempla tragici inseriti in The Monk's Tale dai Canterbury Tales riserva un paragrafo alla regina di Palmira, tratteggiata, però, con un certo qual goliardico sarcasmo, in linea con lo spirito della sua opera. [cfr. appendice]


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