Antonietta Stella

Buon compleanno, signora Stella

di Gina Guandalini

Antonietta Stella nasceva a Perugia il 15 marzo 1929. Festeggiamo i suoi novant'anni con un ritratto a cura di Gina Guandalini.

Per approfondire la carriera del soprano umbro, ringraziamo il prof. Marco Guardo

per le fotografie fornite, provenienti dalla collezione del soprano,

e per la condivisione del suo saggio Antonietta Stella: una voce verdiana a Roma

15 marzo 2019 - Il soprano Antonietta Stella, colonna della lirica dal 1951 alla metà degli anni ’70, compie oggi novant’anni. Perugina di nascita, diplomata in pianoforte, fu allieva di un maestro, Aldo Zeetti, cui dobbiamo, oltre alla sua, la preparazione vocal-musicale di Anita Cerquetti. Diplomata al conservatorio Morlacchi della sua città, nel ’51 la Stella vinse il concorso “Adriano Belli" di Spoleto, nel ruolo di Leonora nel Trovatore.

Non conobbe gavetta. Le fu subito aperta una carriera come voce verdiana: voce bene appoggiata, ricca e morbida, di grande dolcezza e di dizione esemplare, Antonietta possedeva anche figura alta e slanciata, bellissimo viso. Tutte le carte, insomma, per farsi strada a livello mondiale. Nel 1951 era già al Comunale di Bologna nella Maria Egiziaca di Ottorino Respighi e all’Opera di Roma nel ruolo di Silvana nella Fiamma dello stesso autore; indi a fianco di Mario Del Monaco nella Forza del destino, serata verdiana che la lanciò definitivamente.

Tra le sue primissime esibizioni ci furono La forza del destino ad Amsterdam e l’incisione Cetra del Simon Boccanegra, accanto a un quasi esordiente Carlo Bergonzi; Rodolfo Celletti lasciò scritto di questa Amelia che “in una parte di soprano lirico – e tale vocalmente era – sfoggia in piena libertà freschezza e lucentezza di timbro”. Nello stesso periodo vi fu poi la partecipazione alla colonna sonora della versione italiana dello storico film britannico The Tales of Hoffmann (I racconti di Hoffmann,). Nel ’51 la pellicola si rivelò una pietra miliare del cinema di balletto, con un cast di stelle della danza, ma la colonna sonora era importante ed era diretta da Sir Thomas Beecham. In Italia il direttore fu Ottavio Ziino, con elementi dell’orchestra di Santa Cecilia, e Antonietta cantò il ruolo di Antonia. In Italia il film uscì nel febbraio 1952.

Ricordare, ricordare… come canta Dépardieu nel film Una pura formalità. Un discorso storico deve tenere presente che l’arrivo sulle scene di Antonietta Stella coincise con l’inizio del feroce duello Callas-Tebaldi tra il 1951 e il ’59; e la sua carriera si svolse in parallelo con l’espansione planetaria del mito Callas. Il fenomeno callasiano, lo sappiamo, ha portato un po’ tutti a sottovalutare o mettere in secondo piano artiste magnifiche. Parlo di Graziella Sciutti, Victoria de Los Angeles, Virginia Zeani, Anita Cerquetti; e la bellissima voce lirica-lirico spinta, sorretta da un’eccellente presenza scenica, della Stella. Un riesame, una riscoperta – se di riscoperta si può parlare; forse di revisione di alcuni pregiudizi – sono in atto da un paio di decenni, nel suo caso e nel caso di tutte le altre artiste liriche degli anni Cinquanta e Sessanta.

Nel 1953 la Stella partecipò alla prima edizione del Guglielmo Tell alle Terme di Caracalla a Roma; nell’estate del ’54 fu Arianna nel melodramma omonimo di Benedetto Marcello, che inaugurò sull’isola di San Giorgio Maggiore presso Venezia il Teatro Verde; fu il suo primo incontro con Gianandrea Gavazzeni. In quell’anno la Scala di Milano vide un suo acclamato debutto nei panni della verdiana Desdemona. È pure del 1954 la registrazione EMI del Don Carlo in cui accanto ad Antonietta, dolce e dolente regina, campeggiava Boris Christoff; è molto interessante notare che la coppia regale Christoff-Stella si ripresentò in sala di registrazione per i solchi della Deutsche Gramophon sette anni dopo.

Tullio Serafin fu fin da subito grande estimatore e méntore della nostra cantante e la esortò, soprattutto nei primi anni di carriera, ad affrontare le grandi eroine verdiane. Ecco quindi, sotto la bacchetta di Serafin, un'interessante riesumazione dell’Aroldo nella stagione 1952-53 al Maggio Musicale Fiorentino, con Gino Penno e Aldo Protti, in cui il canto di agilità della nostra artista risultò all’altezza della prova. Ecco Elena nei Vespri siciliania Palermo nel 1957, con Mario Filippeschi e Giuseppe Taddei, dove i grandi momenti del nostro soprano non sfigurarono nel confronto con quelli della Callas e della Cerquetti, grazie alla voce ampia e nobile.

Nel 1955 la carriera ebbe una svolta definitivamente internazionale: ebbero luogo i debutti al Covent Garden con Aida e alla Staatsoper di Vienna con un Requiem verdiano diretto da Karajan il cui riversamento in CD è attualmente oggetto di culto. Né potevano mancare i primordi dell’opera televisiva: uno Chénier, accanto a Mario del Monaco e Giuseppe Taddei, è a tutt’oggi godibile – anche se ovviamente è in un bianco e nero sfocato - in DVD.

Nel settembre di quell’anno la EMI decise di affidare ad Antonietta il ruolo di Violetta nel quadro di un’edizione Serafin-Scala-Di Stefano- Gobbi, che non poteva essere affidato alla Callas, come già accaduto in quella serie di incisioni, per questioni contrattuali (inutile dire che questo provocò una rottura che durò quasi due anni tra la Divina e il maestro veneto). Se quella Violetta non-Callas non sfoggiava mi bemolle penetranti e accenti nevrotici, si può parlare di registro acuto sempre manovrato e padroneggiato con gran classe

Da ricordare ancora, preparate e dirette dal maestro di Cavarzere, la Leonora della Forza del destino in diversi teatri e nel 1959, a Palermo, il debutto nella pucciniana Manon Lescaut.

All’inizio del ’56 ci fu una Donna Anna alla Scala (direttore Otto Ackermann, con Siepi, la Schwarzkopf e Tajo) di cui Eugenio Montale scrisse: “Dotata di generosa voce, ha solo bisogno di attenuare il vibrato di certe note per diventare una Donna Anna di grande classe”- In aprile la Stella debuttò in Amelia nel Ballo in maschera, in quel teatro, accanto a Pippo Di Stefano, Ettore Bastianini ed Ebe Stignani. Dirigeva Gavazzeni. “Avrà forse qualche durezza di emissione”, chiosava Montale, “ma la sua voce ha squillo e penetrazione di prim’ordine e la sua arte di attrice dà il dovuto risalto alla difficile parte”.

Con le due primedonne guerreggianti impegnate rispettivamente al Metropolitan e a Barcellona, la direzione della Scala decise di affidare il Sant’Ambrogio del 1956 alla nostra Stella, in una Aida sontuosa insieme all’esuberante Pippo Di Stefano. Montale notò: “Non direi che l’Aida esaurisca le possibilità di questa artista che in altre opere ci è parsa anche più interessante”.

Fu questa la prima inaugurazione scaligera di Antonietta Stella; sarebbe ritornata nel dicembre 1961, nel centenario dell’Unità d’Italia, con la storica edizione della Battaglia di Legnano in cui cantò tra Corelli e Bastianini, diretta da Gavazzeni; infine, un anno dopo, stesso cast e direttore per un altro spettacolo verdiano mitico: Il trovatore. (Sempre nel ’62, Il Trovatore , ma con Serafin e Bergonzi, si pose come pietra miliare della discografia di Antonietta.) È giusto ricordare questi appuntamenti scaligeri prestigiosi a chi, magari dirigendo circoli o istituzioni legati al Teatro alla Scala, dichiara di non averli presenti.

Il rapporto con Franco Corelli fu artisticamente lungo e proficuo: iniziò con un’opera dimenticata, Enea di Guido Guerrini, a Roma nel 1953, in cui l’avvenente Antonietta eseguiva i ruoli di Creusa, Didone e Lavinia, e l’aitante Franco era Orfeo e Turno. Nelle stagioni seguenti i due bellissimi ebbero in comune varie edizioni di Aida e un Don Carlos a Roma nel ’58. La storica incisione EMI di Andrea Chénier, che è del ’63, era stata preceduta da spettacoli teatrali al San Carlo e alla Fenice. Vennero poi, alla Scala, le due inaugurazioni verdiane che ho ricordato, entrambe riportate in disco, indi Tosca a Vienna nel ’63 e ancora all’Opéra di Parigi nel ’70.

Tra il 1956 e il 1960 il Metropolitan occupò una parte importante della carriera di Antonietta Stella, ormai lanciata in due continenti. L’esordio fu tale anche per Bergonzi, che nel novembre ’56 cantò con lei l’Aida. “Generosa come voce e di talento come attrice” fu il giudizio dell’esigente critico newyorkese Miles Kastendieck. Seguirono poi Il trovatore (ancora con Bergonzi) e nel ‘57 Tosca con la direzione di Dimitri Mitropoulos, Don Carlo e Traviata. Nel ’58 il periodico Musical America dedicò un peana alla Aida della Stella; poi Rudolf Bing la chiamò per un’edizione di Butterfly che commemorava il centenario pucciniano. Lo studio con Mitropoulos e con il regista giapponese Yoshio Aoyama fu intenso e la creazione di questa Cio-Cio-San fu acclamata vocalmente e scenicamente (il ruolo rimase in seguito tra i capisaldi del suo repertorio: ricordiamo almeno uno spettacolo, alla Scala con Gavazzeni nel ’61). Al pubblico americano la Stella offrì ancora Un ballo in maschera e Andrea Chénier, poi la sua storia con il Metropolitan si concluse.

Non si concluse la collaborazione con Mitropoulos, che a Vienna nel 1960 galvanizzò Antonietta nel corso di una splendida interpretazione della Forza del destino. Nonostante i vociologi abbiano pontificato sulle caratteristiche esclusivamente liriche della sua voce, qui abbiamo una Leonora di accento e forza drammatici, oltre che di timbro splendido.

Gli anni ’60 furono di ampliamento del repertorio in molte direzioni. Già vi era entrato Wagner, come ancora di consuetudine nella vita teatrale italiana, con Elsa del Lohengrin, Elisabetta del Tannhäuser e persino Sieglinde nella Walkiria.

Nel 1963 ci furono L'Africana (in italiano) al San Carlo, molto ben cantata, La fanciulla del West a Torre del Lago, Luisa Miller a Palermo. Giustizia vuole che si rammenti ai giovani che Antonietta Stella affrontò ancora Adriana Lecouvreur a Catania, Ernani e Fedora a Palermo, Poppea nell’opera di Monteverdi al San Carlo. Alla fine del ’69 cantava Conchita di Zandonai alla RAI di Torino (“impressionante, chiaroscurata, convincente” la definì un critico americano), Ma non basta: solo nel 1970 la Stella fu Odabella nell’Attila e Irmengarde in Agnese di Hohenstaufen di Spontini sotto la bacchetta di Muti, Euridice al fianco dell’Orfeo di Shirley Verrett con Seiji Ozawa alla RAI di Torino. Nel 1973 Antonietta riprendeva un titolo del 1952, la Maria Antonietta di Terenzio Gargiulo (1903-1972). Chi scrive ricorda ancora quello spettacolo, che fu allestito all’Opera di Roma. Uno degli ultimi ruoli affrontati dalla nostra instancabile artista fu un’altra regina, Maria Stuarda, del compositore Enzo De Bellis, questa volta al San Carlo di Napoli.

E come obliare la vivacissima, impegnatissima giurata conosciuta al concorso di Sulmona nei primi anni ’90? Bellissima donna sempre, con la melodiosa voce divenuta roca e sexy (forse a causa delle sigarette ?) La conoscenza continuò nel suo appartamento romano, dove le reminiscenze, i giudizi, le nostalgie creavano il ritratto di una signora molto intelligente e molto raffinata; e il distacco dai soprani dei nostri tempi – ahi ahi – era, semplicemente, incolmabile.