L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

L'imperatrice, la tintora e la tecnologia democratica

di Suzanne Daumann

Sono sempre più diffuse le dirette streaming dai teatri di tutto il mondo. Un'ottima occasione per assistere a distanza e gratuitamente a spettacoli di cui altrimenti si sentirebbe solo parlare. Talvolta però la tecnologia gioca qualche scherzo e se la visione diventa difficoltosa il pensiero vola fra riflessioni sull'opera, i suoi simboli, l'attualità.

In un'epoca in cui si sente parlare da ogni parte di democratizzazione della cultura, la Bayrische Staatsoper si dota di un nuovo strumento in questo senso, e propone ormai una serata di live stream gratuito per ogni nuova produzione. Il primo dicembre 2013, è stata la volta di Die Frau ohne Schatten di Richard Strauss. Sfortunatamente, la tecnologia mi ha ha giocato dei brutti tiri e ho provato tutte le definizioni possibili: a un tratto l'immagine ha rallentato, i cantanti non erano più in sincrono e l'effetto ralenti persisteva. Trattandosi di un'opera magica, ed essendo la messa in scena di Krysztof Warlikowski onirica quanto si potrebbe desiderare, la cosa funzionava a momenti, ma in altri il video si seguiva a malapena e l'attenzione si concentrava allora sul cuore della vicenda, sul magnifico testo di Hugo von Hoffmannsthal, la musica perfettamente afffine di Richard Strauss, e il meraviglioso lavoro del concertatore Kirill Petrenko con la Bayrische Staatsorchester e la formidabile compagnia. Wolfgang Koch ed Elena Pankratova, il tintore e sua moglie, Adrienne Piezconka e Johann Botha, la coppia imperiale, e la nutrice di Deborah Polaski (che ha l'aria d'osservare le reazioni degli umani con la curiosità maliziosa d’un Don Alfonso), sono semplicemente impeccabili nella recitazione e nel canto. E l'attenzione torna dunque sempre a una vicenda che tocca così profondamente l'umanità, le sue debolezze e le sue forze. Poetica e ricca di simboli, potrebbe funzionare con una messa in scena minimalista, e talvolta mi sento schiacciata da tutto quel trambusto sulla scena, vorrei lanciare il mio inconscio sulla scia del falcone rosso o riflettere sull'idea dell'ombra o della pietrificazione; tanti simboli, altrettante ramificazioni... In una Germania che ha problemi con i suoi genitori e i suoi figli, in cui i rapporti sembrano essere stati elevati al rango di una religione i cui adepti talvolta si atteggiano a martiri in un mondo con irrimediabilmente danneggiato al punto che si dovrebbe aver vergogna di lasciarlo in eredità alle generazioni future, queste riflessioni sembrano assolutamente d'attualità. 

Mi sarebbe piaciuto potermi godere questa produzione senza tutte le mie preoccupazioni tecniche; forse allora avrei potuto ritornare in questo mondo.

 

 


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