L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Incanti, finalmente

di Roberta Pedrotti

Dopo due rinvii, finalmente si può ascoltare a Bologna il concerto händeliano di Sandrine Piau e dell'ensemble Les Paladins guidato da Jerôme Correas programmato inizialmente nella primavera del 2020. Si apre così con successo la stagione di Musica Insieme

BOLOGNA, 25 ottobre 2021 - Anche Musica Insieme riapre la sua stagione e lo fa recuperando un concerto previsto nella primavera del 2020, già due volte programmato e rimandato. Il pubblico inizialmente previsto in disposizione distanziata e poi ridistribuito in tutti i posti disponibili si trova finalmente di fronte al soprano Sandrine Piau, al cembalista e direttore Jerôme Correas con l'ensemble Les Paladins, alle Enchanteresses, Le incantatrici di Händel.

Incantatrici in senso lato, perché nel programma ufficiale avremo una sola maga vera e propria, Morgana, mentre nei fuori programma apparirà la di lei più celebre sorella Alcina. Ma incantatrici sono anche le sirene dell'aria “Il vostro maggio” dal Rinaldo (qui eseguita a voce sola), né si può negare alla seduzione e alle trame di Cleopatra in Giulio Cesare una incantevole malìa o trascurare l'autorevolezza della regina Adelaide in Lotario, donna di potere e di passioni. Nel secondo e ultimo bis, poi, apparirà Almirena del Rinaldo che piange la cruda sorte d'essere caduta nelle mani nella maga delle maghe, Armida.

Soprattutto, l'incantatrice è Sandrine Piau, subito per portamento e allure scenica, poi per intelligenza musicale e classe d'interprete. Basti pensare a come affronta “Tornami a vagheggiar”, senza puntare su una pirotecnica ebrezza amorosa, bensì su un'estasi che sfiora il delirio, un che di febbrile sottopelle sempre temperato da un porgere elegantissimo, anche quando gli effetti d'eco suggeriscono, con l'espressione del viso, un pizzico di follia. Conscia e padrona dei propri mezzi, trova la sua chiave per animare altrimenti la coloratura nobile e determinata di Adelaide, quella vendicativa di una Cleopatra che, non dimentichiamolo, si dà ormai per condannata. Le sirene di Rinaldo confermano proprio questa fine determinazione stilistica ed espressiva nel colore terso e nel senso di ammaliante elegia pastorale che le pervade. Soprattutto, però, risaltano in contrasto le arie patetiche, in cui Piau non individua uno stereotipo di lamento e si concentra sul senso del testo, sull'affetto specifico, sul bilanciamento fra sconfitta politica o sentimentale, su prigionia del corpo o del cuore, sulla lacerazione dell'abbandono, sul languore del desiderio o lo spirito indomito costretto all'impotenza. Gli affetti non sono uno schema, ma un dizionario retorico e psicologico di infinite combinazioni, per cui basterebbe la definizione del suono, così concentrato, pieno e controllato nel vibrato, quasi doloroso nel dare forma alla sofferenza immane di Alcina in “Ah, mio cor!”. Qui dà un'altra prova della completa sintonia poetica con la cantante il complesso dei Paladins, che proprio nell'essenzialità dell'organico – due violini, viola, violoncello, contrabbasso, tiorba, chitarra, cembalo – trova la misura di un dialogo intimo con la voce senza derogare a tutte le esigenze di colore e fraseggio che innervano un programma come questo. Qualità peraltro confermate nell'Ouverture e marcia da Ariodante, nel Concerto grosso in La minore op. 6 n. 4 e nella Sonata a tre in Sol maggiore op. 5 n. 4.

Caldissimo successo, finalmente.


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