L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Vitali Alekseenok vince con l'opera

di Roberta Pedrotti

Giunge all'epilogo l'edizione 2021 del Concorso internazionale di direzione d'orchestra Arturo Toscanini a Parma. Un'edizione storica sia perché dedicata unicamente al repertorio operistico sia perché comprendente un corso di perfezionamento per i candidati selezionati. Primo premio a Vitali Alekseenok, Sasha Yankevych si classifica secondo e Felix Hornbachner terzo.

Ogni artista ha il suo percorso, ogni concorso ha la sua storia. Non è detto che appuntarsi al petto le medaglie di mille competizioni sia garanzia di un luminoso futuro, così come si può spiccare il volo anche senza un primo posto in classifica. Il concorso è un'occasione e un'esperienza, dipende come si colloca nel cammino individuale di un artista. Noi vediamo per una sera la punta di un iceberg: un concerto, una premiazione. Quel che è stato prima avrà seminato i frutti che vedremo poi.

Nel caso del concorso internazionale di direzione d'orchestra Arturo Toscanini di certo si è seminato molto. Già organizzare una manifestazione di questo tipo comporta un impegno assai significativo, molto più che per cantanti, solisti e complessi da camera, autosufficienti o al massimo bisognosi di un pianista accompagnatore, mentre il direttore deve essere valutato con l'orchestra, difficilmente – anche se capita se il talento è di classe superiore – potrà essere un outsider senza qualche collaborazione ed esperienza che permetta di sottoporre alla prima selezione materiali e curricula di buon livello. Ora, per il Toscanini, si è fatto di più: non solo la Filarmonica e le sale prove, ma anche masterclass, seminari, conferenze, visite mirate non solo fra musei, biblioteche ed archivi, ma anche alla scoperta della cultura enogastronomica e sportiva parmigiana. Si è fatto di più anche perché si è scelto di focalizzare il repertorio sull'opera italiana, cosa sacrosanta. Quante volte, infatti, si ha la sensazione che dirigere l'opera italiana sia considerato più facile, meno impegnativo e di soddisfazione rispetto al repertorio sinfonico e a qualche grande titolo d'Oltralpe? Forse si crede che basti accompagnare le voci, ma anche se davvero si trattasse di questo, non sarebbe davvero facile né banale. Il fatto che tanti giovani da ogni capo del mondo (dodici i candidati selezionati fra duecentoquaranta candidati da quarantacinque paesi) siano giunti a Parma per cimentarsi in un concorso che è anche un corso di perfezionamento nell'opera italiana la dice lunga sull'importanza e le difficoltà di chi sta sul podio. Con buona pace anche di quella fetta di pubblico che, specie in Italia, tende a polarizzarsi su un genere e mescolare poco abbonamenti operistici, sinfonici e cameristici. Se poi qualcuno noterà che non c'erano italiani in finale, vale il discorso fatto all'inizio: un concorso non è un giudizio universale, ciascuno ha un suo percorso, apprezziamo i talenti del Toscanini, il fatto che anche da lontano si senta il richiamo di Verdi e Rossini, apprezziamo quei validissimi italiani under 30 che magari sono già stati premiati in altri concorsi e comunque si stanno facendo giustamente notare. Qui gli unici ad aver perso sono i laudatores temporis actis, gli accigliati censori a tutti i costi delle nuove generazioni, i devoti delle età dell'oro.

Verdi e Rossini, abbiamo detto, perché proprio su questi due autori era focalizzata la serata finale, con un duetto rossiniano e un atto (o quasi) verdiano. Ottima scelta, che pone subito l'accento sulle necessità del belcanto e del dramma fra due autori fondamentali per affinità, continuità storica, contrasti, spiccate peculiarità.

Un appunto, però, sul programma va fatto. Non ha alcun senso proporre il Moise et Pharaon di Rossini nella traduzione italiana nota come Mosé. Non ha senso perché oggi queste opere si danno in lingua originale, perché il recitativo “Pardonne au trouble de mon âme” se diventa “Dio che vegli su me” ha delle goffaggini metriche che suonano ormai imbarazzanti (e ostiche, per diverse ragioni, sia per madrelingua sia per non italofoni), perché se si vuole eseguire “Ah se puoi così lasciarmi” in italiano è servito identico su un piatto d'argento nel Mosé in Egitto. Bastava far riferimento al titolo napoletano, con il relativo recitativo “Ah mio prence adorato” e i nomi di Elcìa e Osiride invece di Anai e Amenophis tramutati in Anaide e Amenofi.

Una lode incondizionata, oltre che all'orchestra Filarmonica Toscanini e al Coro dell'opera di Parma, va alla schiera di cantanti che hanno partecipato alle fasi precedenti e a questa finale. Recensirli come in una recita non avrebbe senso in questo contesto: molti giovani e giovanissimi, cantanti emergenti, in carriera, esperti. In ordine di vocalità e apparizione, citiamo i soprani Marigona Quekezi (che prima di cantare – bene – le previste Violetta e Anaide, si trova ad affrontare anche un'imprevista Semiramide in sostituzione di una collega indisposta), Chiara Isotton (imperiosa Abigaille), Barbara Massaro (Anna e Dama di lady Macbeth), Maria Laura Iacobellis (pregevole Amenaide, ma a cui si consiglia di lasciare i sovracuti finali all'attaccapanni: non si discute la qualità della nota ì, ma la sua opportunità); i mezzosoprani Valeria Girardello (appassionato Arsace), Federica Carnevale (Fenena dal canto morbido), Marta Pluda (ottima Flora), Laura Polverelli (Tancredi che fa valere un autentico accento rossiniano), Anastasia Boldyreva (interessante il suo esordio nei panni di Lady Macbeth). Matteo Desole fa ottima figura per facilità d'emissione e bello squillo come Ismaele e Alfredo, Matteo Roma affronta con buon accento, sicurezza vocale e stilistica la parte di Amenofi, Chan Wang è Gastone, Giuseppe e Malcom, Riccardo Della Sciucca un Macduff capace di farsi notare con solo un paio di frasi. Sebastian Catana (Nabucco), Alberto Gazale (Germont) e Francesco Landolfi (Macbeth) fraseggiano assai bene le loro parti e ben fanno anche Daniele Caputo (Barone Douphol, Un servo) e Leonardo Galeazzi (Marchese d'Obigny e Un commissionario). Ramaz Chikviladze (Zaccaria) e Andrea Pellegrini (Banco) sono parimenti efficaci.

Apre la serata il ventottenne austriaco Felix Hornbachner con “Ebben a te ferisci” da Semiramide e il primo atto di Nabucco. Non mancano belle intuizioni e sonorità ben trovate, ma si avverte anche una certa titubanza (emozione?), una definizione non sempre netta dell'esatta misura fra l'eccesso di vigore e, viceversa, di delicatezza. Forse un po' più di esperienza, forse un altro repertorio potranno far meglio emergere le sue qualità.

Dopo un breve intervallo, il ventinovenne ucraino Sasha Yankevych impone subito un salto di qualità. È sicuro e, più ancora che nel duetto da Mosé – ben amministrato per dinamiche e colori – si fa apprezzare nella porzione di secondo atto della Traviata che va da “Ah, vive sol quel core all'amor mio” fino all'intero quadro della festa di Flora. Tecnica salda, buona gestione dei tempi e delle dinamiche, accenti giusti. Si ascolta come se fosse un concerto vero e proprio, non a una prova finale, si sentono ben calibrati in un unico arco drammatico la tensione, la brillantezza, l'afflato lirico.

Impressione simile si ha con il ventinovenne bielorusso Vitali Alekseenok: stiamo ascoltando degli artisti, non più degli studenti. Sicuramente artisti giovani, ancora in evoluzione, cui manca esperienza, ma pronti per la carriera. Alekseenok affronta prima il Rossini neoclassico di Tancredi (“Lasciami, non t'ascolto”), poi il Verdi maturo e shakespeariano di Macbeth (primo atto dalla cavatina della Lady), forse l'abbinata in maggior contrasto questa sera e lui dimostra di coglierne le caratteristiche per esprimere una propria idea. Ben equilibrato il duetto, in cui colpisce soprattutto la resa elegiaca e non snervata, mai meccanica, di “Ah come mai quell'anima”; assai interessante il mezzo atto, con piani e sonorità fra il trasognato e il soffocato per sottolineare il contrasto fra la dimensione tragica contingente e quella allucinata e onirica. Insomma, dimostra di essere artista, di avere delle idee.

È il momento fatidico. Stefania Bonfadelli e Paoletta Marrocu, spigliate presentatrici e autoironiche “addette ai lavori”, tengono sotto controllo l'attesa fra commenti, saluti, interviste al volo pescando in platea in un parterre de roi che riunisce finalmente, come in un ritorno a casa dopo sì lungo esilio, una grande famiglia musicale. Parlano Pierluigi Pizzi, Fabio Armiliato, Luciana D'Intino, Barbara Frittoli, Roberto Scandiuzzi, Tiziana Fabbricini... e, senza contare i membri delle giurie, molti altri ce ne sarebbero, a poter prolungare all'infinito una serata che arriva alle cinque ore senza pesare.

Finalmente, la giuria scioglie le riserve, i voti del pubblico e dell'orchestra sono conteggiati. La situazione è subito chiara, equilibrata e, riteniamo, condivisibile. Il Premio Speciale del Pubblico, offerto dalRotary Club Salsomaggiore Terme(euro 2.000), va a Vitali Alekseenok. Al medesimo anche il Premio Speciale "Emanuela Castelbarco Toscanini" per la miglior esecuzione di un duetto verdiano, offerto da Verdissime.com (euro 1.000) e il Premio Speciale delConservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano (un concerto con l’Orchestra Sinfonica del Conservatorio di Milano). A Sasha Yankevych il Premio Speciale della Filarmonica Arturo Toscanini (euro 1.000) e il Premio Speciale dell’Opéra de Saint-Etienne (un concerto nella Stagione Sinfonica). Il Rossini Opera Festival di Pesaro, nella persona del Sovrintendente Ernesto Palacio e il Teatro Bellini di Catania, nella persona del Sovrintendente Giovanni Cultrera offrono una scrittura a Vitali Alekseenok. Il Teatro Comunale di Bologna, nella persona del Sovrintendente Fulvio Macciardi offre una scrittura a Sasha Yankevych. Anche Fortunato Ortombina, direttore artistico della Fenice di Venezia, assicura che per più di un finalista ci sarà spazio nei cartelloni futuri.

Non stupisce il terzo premio assoluto, del valore di 5.000 euro, offerto da Ce.PIM S.p.A, a Felix Hornbachner. La tensione cresce per i gradini più alti del podio: il secondo premio, del valore di 7.500 euro, offerto da Gruppo Hera, è assegnato a Sasha Yankevych, Vitali Alekseenok in una pioggia di coriandoli luccicanti riceve il primo premio del valore di euro 15.000, da Pusterla 1880.

Applausi per tutti, i vincitori, l'orchestra, il coro, i solisti, le presentatrici, le giurie. C'è infatti una Giuria Internazionale del Concorso, presieduta dal Maestro Fabio Luisi e composta da Augusto Techera (Teatro Colón di Buenos Aires), Roland Adler (Semperoper di Dresda), Richard Hetherington (Royal Opera House di Londra), André Comploi (Teatro alla Scala, Milano) e Jesús Iglesias Noriega (Palau de les Arts di Valencia) e – in collegamento streaming - John Fisher (Metropolitan Opera New York), oltre che da Alberto Triola, Sovrintendete e Direttore Artistico de La Toscanini.

Ad essa si è affiancata una Commissione Speciale formata da rappresentanti di Fondazioni Lirico Sinfoniche, Teatri di Tradizione e Festival italiani: Vincenzo De Vivo (Direttore artistico della stagione lirica del Teatro delle Muse di Ancona); Giovanna Lomazzi (Vicepresidente della AsLiCo); Paolo Cascio (Segretario artistico del Festival Donizetti di Bergamo); Fulvio Macciardi (Sovrintendente del Teatro Comunale di Bologna); Giovanni Cultrera (Sovrintendente del Teatro Bellini di Catania); Andrea Cigni (Sovrintendente del Teatro Ponchielli di Cremona); Claudio Orazi (Sovrintendente del Teatro Carlo Felice di Genova); Aldo Sisillo (Direttore artistico del Teatro Comunale di Modena); Anna Maria Meo (Direttore generale del Teatro Regio di Parma); Fiorenzo Grassi (Direttore artistico della stagione lirica del Teatro Fraschini di Pavia); Ernesto Palacio (Sovrintendente del Rossini Opera Festival di Pesaro); Cristina Ferrari (Direttore artistico del Teatro Municipale di Piacenza); Alessio Vlad (Direttore artistico del Teatro dell’Opera di Roma); Francesco Andolfi (Segretario artistico del Teatro Regio di Torino); Franco Moretti (Direttore generale del Festival Puccini di Torre del Lago); Matteo Beltrami (Direttore artistico del Luglio Musicale Trapanese); Paolo Rodda (Direttore artistico del Teatro Verdi di Trieste); Fortunato Ortombina (Sovrintendente del Teatro La Fenice di Venezia); Francesco Ommassini (Direttore residente della Fondazione Arena di Verona).

«Vorrei ringraziare particolarmente i cantanti che hanno aiutato i nostri candidati, dando il massimo per riuscire a fare musica insieme con i tre giovani direttori d’orchestra - ha dichiarato il Maestro Fabio Luisi, Presidente della Giuria Internazionale e fra i direttori più importanti del nostro tempo, ambasciatore della musica nel mondo-. I tre finalisti si sono molto impegnati, durante tutto il percorso di formazione che la Fondazione Toscanini ha offerto loro negli ultimi mesi. Questo Concorso, dunque, non è un episodio, ma si propone come forma di educazione musicale».

«Toscanini è un direttore unico che visse in un’epoca in cui erano ancora vivi Verdi e Puccini - ha commentato Jesús Iglesias Noriega, Direttore Artistico del Palau de Les Arts di Valencia-. Con il suo esempio ha sempre insegnato la disciplina nel lavoro e il rispetto per la partitura. E ha creato una scuola. In un giovane direttore oggi si ricerca musicalità, tecnica, personalità e capacità di comunicazione. Ma questa è solo una realtà ideale. Proprio in virtù della giovane età, non è possibile trovare tutti questi elementi riuniti insieme in un direttore all’inizio della carriera. Perciò, in questo Concorso abbiamo cercato di individuare chi potesse essere più prossimo a questo ideale. Non chi fa tutto alla perfezione –perché la magia della musica risiede anche nella “capacità di sbaglio”, che spesso offre molto di più a una performance. Abbiamo valorizzato chi sa meglio trasmettere emozioni, a partire dalle affinità con uno specifico brano».

«Un direttore è molto di più di una persona che tiene un concerto, è un Maestro– spiega Augusto Techera, Chief Coordinator della Produzione Artistica al Teatro Colón di Buenos Aires. Costruire una carriera, sulle orme di Toscanini, significa intraprendere un lungo cammino di studio, lavoro, sacrificio e umanesimo. Una carriera in cui l’arte e la tecnica si pongono al servizio di una partitura e di una drammaturgia viva, maturando la capacità di trasformare la comunità».

«È bello constare come tutti i finalisti di questo Concorso siano a un livello artistico molto alto, ma tutti con differenti visioni musicali – ha sottolineato Richard Hetherington, Head of Music della Royal Opera House di Londra-.Ognuno dei tre direttori ha delle idee precise che trasmette con carisma. Tutto ciò è fantastico!».

«È stato un progetto estremamente complesso, ambizioso, ai limiti del temerario - ha commentato Alberto Triola, Sovrintendente e Direttore Artistico de La Toscanini-. Non solo per la novità del format ma anche per il numero di partecipanti – fra candidati, concorrenti, docenti del workshop, cantanti, orchestrali e coristi, e le diverse giurie e commissioni che hanno seguito e valutato i dodici concorrenti dal primo giorno fino alla finale di questa sera. Il Concorso “Arturo Toscanini” era stato pensato come grande appuntamento per Parma Capitale Italiana della Cultura. L’emergenza pandemica ci ha frenato bruscamente l’anno scorso, ma tenacemente la Fondazione Toscanini ha voluto difendere un progetto in credeva e crede molto, sia per il valore e l’amore che sentiamo per l’Opera, e per l’Opera italiana in particolare, sia per la necessità che avvertiamo di dare un aiuto concreto ai giovani artisti, direttori e cantanti, specialmente in questa fase di ripartenza delle attività artistiche. Questa sera è stata una vera festa dell’Opera. Degna conclusione di una galoppata emozionante iniziata nella primavera scorsa con un workshop che ha lasciato un segno profondo in tutti coloro che vi hanno partecipato, con una attenzione e una relazione forte con la città di Parma, con il territorio e con le bellezze artistiche e con i valori del territorio di questa nostra amata terra verdiana.

«Il concorso internazionale di Direzione d’orchestra d’Opera Arturo toscanini – ha concluso Alberto Triola- è stata un’occasione, non solo per i tre finalisti, ma anche per tanti cantanti provenienti dalle accademie italiane più prestigiose, di farsi ascoltare e mettersi in gioco di fronte a una platea prestigiosa, una Giuria internazionale e una Commissione speciale che rappresenta il mondo dell’Opera italiana. Ci diamo ora appuntamento al 2023 per il nuovo Concorso Toscanini. E siamo felici ed orgogliosi che questo format dedicato all’Opera italiana abbia avuto un così grande successo».


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