Presente e futuro

di Daniele Valersi

Giovani orchestrali a fianco dell’organico stabile nell’Orchestra Haydn, per un programma intenso guidato da Michele Mariotti

TRENTO, 28/10/2026 - Nel concerto di mercoledì 28 ottobre all’auditorium Santa Chiara di Trento, in programma per la stagione sinfonica della Fondazione Haydn di Bolzano e Trento, si è potuto constatare come le buone pratiche possano sortire dei risultati perfino al di là delle aspettative, quando si ha il coraggio di puntare in alto. In questa occasione l’Orchestra Haydn era diretta da Michele Mariotti e includeva nelle sue file allievi e allieve dei conservatori “Claudio Monteverdi” di Bolzano e “Francesco Antonio Bonporti” di Trento e Riva del Garda, una presenza niente affatto simbolica che rimpinguava sensibilmente l’organico, necessaria per affrontare delle partiture sinfoniche normalmente non accessibili a un’orchestra di medie dimensioni. Solo per darne la misura, di giovani orchestrali ve ne erano in tutte le sezioni (tranne flauti e arpe) e in misura piuttosto consistente tra i secondi violini; inoltre, la metà dei contrabbassi e l’intera sezione delle percussioni si componevano di musiciste e musicisti del futuro. Questo appuntamento della stagione fa parte di un progetto pluriennale promosso dalla Fondazione Haydn in collaborazione con i due Conservatori di Musica e finalizzato a favorire il coinvolgimento delle nuove generazioni di musicisti offrendo loro un’opportunità formativa di valore. Una partecipazione di per sé virtuosa, testimonianza concreta, esemplare della sinergia che può esservi tra istituzioni musicali nel comune impegno per la formazione e la crescita artistica dei giovani talenti e che, in questo caso, ha restituito un risultato artistico di tutto rispetto, dato che si è potuta ascoltare un’ottima orchestra tout-court, come fosse interamente costituita di professionisti. L’unica differenza era data dalla durata della serata (circa un’ora e mezza, compreso l’intervallo), ben inferiore a quella dei programmi che di solito si affidano a un direttore del calibro di Mariotti e che comportano un organico orchestrale esteso, brevità però ben compensata dall’intensità dell’interpretazione e dalla prestanza strumentale della compagine. Una buona parte del merito va, oltre al tutoraggio (ottimale a quanto pare) dei professori e professoresse dell’orchestra, alla conduzione di Mariotti, che si spendeva con tutto il suo magistero, esigente e generoso nello stesso tempo, trasmettendo vitalità ed energia senza risparmiarsi; il rinomato direttore, impegnato oggi in modo particolarmente intenso al Teatro dell’Opera di Roma e, da questo mese, come direttore principale dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, da dieci anni è presenza fissa nei programmi dell’Orchestra Haydn e crede molto in questo progetto, convinto della necessità di dare fiducia alle giovani generazioni, la stessa di cui lui stesso ha beneficiato durante gli anni di studio. Il pianissimo dei violini nel registro acuto, espressione di una sacralità arcana, tracciava la rotta per il Preludio al primo atto del Lohengrin di Wagner, cui seguiva l’apertura dell’orchestra a rappresentare l’epifania del Graal in una pienezza luminosa, di notevole effetto. Sonorità rutilanti si dispiegavano quindi nella Suite orchestrale da Der Rosenkavalier di Strauss, un cambio di registro ben valorizzato dal podio, che col primo movimento imprimeva all’orchestra una cifra di autorevolezza, per far poi gustare negli episodi successivi quei caratteri (dallo spiritoso, al tragicomico, al sublime) che permangono in una partitura di per sé imperfetta, di caratura più modesta rispetto alla commedia musicale da cui è tratta (un capolavoro), realizzata dall’autore per poter guadagnare qualche soldo ma che rimane pur sempre grande musica, in ogni caso. L’orchestra sfoggiava molteplicità timbrica e maestria di fraseggio nei brani dal balletto Romeo e Giulietta di Prokof’ev, frutto di una selezione all’interno delle tre Suite realizzate dall’autore, che esordiva con la celebre Danza dei cavalieri, dall’andamento marziale e ritmato, tratta dalla seconda Suite come pure lo è il successivo episodio La giovane Giulietta, uno dei momenti più delicatamente poetici del balletto, nel quale l’autore dispiega tutto il suo raffinato lirismo strumentale, che suscitava meraviglia per l’effetto contrastivo in anticlimax. Provengono invece tutti dalla prima Suite gli altri cinque brani, che tendono a richiamare l’atmosfera che pervade la tragedia d'amore e morte dei due giovani innamorati, con la Morte di Tebaldo a concludere la Suite in chiave tragica. La nuova camera acustica dell’auditorium di Trento favorisce parecchio una resa orchestrale brillante: massima evidenza dei dettagli, in tutte le sezioni, con il solo rischio di un’eccessiva prevalenza degli ottoni nei casi in cui questi sono numerosi, aspetto questo che la direttrice Clelia Cafiero rilevava in occasione del concerto del 14 ottobre. La forte rispondenza sonora dell’ambiente, mentre avvantaggia parecchio le sezioni dei fiati, penalizza invece i violini e i violoncelli quando sono posizionati sulla prolunga del palco, all’esterno della camera acustica e questo si è potuto notare in alcuni momenti della Suite di Prokof’ev. Un dettaglio che non inficiava minimamente il gradimento, espresso sensibilmente dalla sala in reiterati applausi e ovazioni.

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