Un raffinato gioco di contrasti
di Matteo Lebiu
Il concerto della Filarmonica della Scala, diretto da Michele Mariotti, ha offerto un percorso musicale all’insegna di eleganza e raffinatezza attraverso Mozart, Debussy e Stravinskij. Interpretazioni curate e ricche di sfumature hanno valorizzato il carattere di ciascuna partitura.
MILANO, 13 aprile 2026 - Eleganza e raffinatezza sono state le vere cifre stilistiche del quinto appuntamento della Stagione concertistica della Filarmonica della Scala, che ha visto il ritorno sul podio di Michele Mariotti per un programma, sapientemente costruito, con Mozart, Debussy e Stravinsky.
La serata si è aperta con la Sinfonia n. 40 in sol minore KV 550 di Mozart, una scelta coraggiosa che ha messo subito alla prova la tenuta di orchestra e direttore in quella che si potrebbe definire una "partenza a freddo". La densità espressiva di questo capolavoro, infatti, richiede un’immediata immersione emotiva che Mariotti ha saputo sollecitare con decisione. La sua lettura del Molto allegro iniziale ha abbracciato pienamente un’estetica Sturm und Drang, imponendo un metronomo serrato ma capace di flettersi con estrema sensibilità per accogliere la dolcezza del tema secondario. A colpire è stata soprattutto la varietà dinamica, di un vigore quasi pre-beethoveniano, che ha conferito al movimento una plasticità timbrica notevole. Il controllo del direttore è apparso encomiabile: attraverso un gesto piccoli e preciso, Mariotti ha guidato l’orchestra e il pubblico nelle maglie del fugato che funge da sviluppo. La vera gemma dell'interpretazione è stata però l'Andante, dove la pulizia certosina del suono e un tempo perfetto hanno restituito un'immagine di assoluta compostezza. In questo movimento, Mariotti è sembrato quasi "tenere" l'orchestra sulla punta della propria bacchetta, ottenendo legati elegantissimi e una grande precisione nel caratteristico ritmo lombardo. Dopo un Minuetto dagli accenti ben scolpiti, l’Allegro assai finale ha riportato alle tensioni iniziali, chiudendo il cerchio con un’articolazione degli archi rapidissima e vibrante.
Nella seconda parte del concerto, l’atmosfera si è fatta più soffusa con la Petite suite di Debussy (1889). Presentata nella magistrale orchestrazione di Henri Büsser del 1907, questa pagina si è rivelata un autentico acquerello sonoro. Büsser è riuscito a infondere nuovi colori alla partitura originale per pianoforte, operazione che incontrò all'epoca sia il favore del pubblico, sia quello dello stesso Debussy. L’interpretazione di Mariotti ha esaltato ogni sfumatura: dai pizzicati profondi dei contrabbassi e gli arpeggi sognanti dell’arpa (Prandina) in En bateau, fino al brio percussivo di Cortège. Il Menuet è apparso come una cartolina naïf abilmente antichizzata dal sapore iberico, resa ancor più suggestiva dal suono arcaico emerso dalle viole nell’esecuzione del tema principale. Il finale, Ballet, ha offerto una lettura esaltante, fresca e leggera, accolta da un convinto applauso.
Il culmine della serata è stato raggiunto con Jeu de cartes, il balletto "in tre mani" di Stravinskij. Qui la partitura neoclassica trasforma una partita a poker in un’avvincente battaglia tra le carte e un perfido Jolly Joker, destinato alla sconfitta. Mariotti ha diretto con una precisione mai rigida, assecondando i ritmi sghembi e le numerose citazioni musicali, tra cui spicca l'evidente richiamo al Barbiere rossiniano nella terza mano. È poi lo spirito del sarcasmo a guidare il quartetto di solisti (Marzadori, Tsuchihashi, Boano, Polidori) nei loro pregevoli interventi nella seconda mano. Conferma dell’avvincente lettura di Mariotti è il Valzer-Minuetto all’inizio della terza mano, eseguito con slancio senza però prendersi troppo sul serio, quasi facendo proprie le parole di Aleksej Ivànovic, protagonista de Il giocatore di Dostoevskij, che recitano: «ci sono due modi di giocare: uno da gentleman, l’altro invece plebeo, venale, insomma il modo di giocare di una canaglia».
Il successo della serata è stato infine suggellato dai calorosi applausi del pubblico milanese e dai numerosi bravo! tributati dal loggione a Mariotti.
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