L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Ritrovare visione, ambizione, autorevolezza

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta indirizzata da un gruppo di abbonati del Teatro di San Carlo al sindaco di Napoli.

Lettera aperta al Sindaco di Napoli e Presidente della Fondazione del Teatro di San Carlo, Gaetano Manfredi.

Egregio Signor Sindaco, alla presentazione della stagione 2026/2027 del Teatro di San Carlo, Lei ha sottolineato come il nostro teatro sia oggi nelle condizioni di consolidare il proprio ruolo nel panorama culturale nazionale e internazionale. Con questa lettera intendiamo esprimerLe la nostra profonda delusione, per non aver trovato nel nuovo cartellone riscontro alcuno alle Sue affermazioni, bensì una chiara involuzione rispetto alla storia recente del Teatro e una palese contraddizione al ruolo che la città si appresta a ricoprire in vista dei prossimi appuntamenti internazionali. Nel Suo ruolo di Presidente della Fondazione, non può non avvertirne la responsabilità.

Negli ultimi anni il San Carlo è tornato a essere uno dei protagonisti della scena culturale mondiale. Sul suo palcoscenico si sono esibiti alcuni tra i più grandi interpreti della lirica, hanno lavorato registi e direttori d'orchestra di assoluta eccellenza e il teatro ha riconquistato una credibilità che sembrava perduta. Noi spettatori abbiamo sostenuto questo percorso con convinzione ed abbiamo gioito nel vedere il successo del Teatro suggellato dalla presenza sempre più numerosa anche di un certo pubblico internazionale, colto, disposto al viaggio pur di godere di una produzione di prestigio.

Il programma della nuova stagione del Teatro di San Carlo non appare tanto deludente per ciò che contiene, quanto per ciò che rivela. Si susseguono titoli rassicuranti, confezionati secondo una logica di facile riconoscibilità. È un cartellone che sembra nascere dalla somma di eventi, anziché da una visione. La critica non è ai classici, ma al loro uso prevedibile. Non emerge un’idea di teatro, non si coglie la direzione artistica, non si definisce un progetto culturale. Si impone la mediocrità come tratto caratterizzante.

La sensazione è quella di un’offerta pensata soprattutto per un pubblico occasionale che desidera ritrovare sul palcoscenico l’immagine stereotipata dell’opera italiana: i grandi classici, produzioni scontate, un repertorio che conferma aspettative consolidate invece di metterle in discussione. È una programmazione che asseconda l’immaginario turistico, anziché contribuire a rinnovarlo. È una strategia che si va imponendo in molti teatri italiani, soprattutto nelle città d’arte, facendoli sparire dal panorama delle eccellenze internazionali.

Ma il San Carlo è nato dalla volontà visionaria di chi lo ha creato per produrre cultura, per essere all’avanguardia, non per trasformarsi in un museo. Un teatro con detta vocazione è un luogo in cui il repertorio viene continuamente reinterpretato, in cui si rischia, si sperimenta, si invitano registi capaci di offrire letture inattese, si costruisce un’identità riconoscibile. La cultura non consiste nell’asfittica conservazione dell’esistente, bensì nella capacità di generare nuove idee.

Probabilmente a questa critica si risponderà evocando la scarsità delle risorse economiche. È un’obiezione di facile formulazione, diretta, però, ad un interlocutore superficiale e impreparato. All’analisi attenta ed informata si rivela, invece, per nulla convincente. La storia dei grandi teatri dimostra che la qualità di una direzione artistica non coincide con l’entità del budget. Anzi, è proprio nei momenti di maggiore difficoltà che emergono le personalità capaci di trasformare il limite in occasione. La mancanza di denaro può impedire produzioni monumentali; non impedisce di avere un pensiero. La creatività non è una voce di bilancio.

Le stagioni più memorabili sono spesso nate da intuizioni, da accostamenti inaspettati, da idee forti più che da investimenti straordinari. Quando le risorse diminuiscono, dovrebbero aumentare l’immaginazione e il coraggio. Qui accade l’opposto: la prudenza economica si accompagna all’immobilismo artistico. Il cartellone predilige la sicurezza stantia, alla ricerca. Una stagione che non sorprende. Non suscita curiosità, non apre prospettive, non invita a interrogarsi sul presente dell’opera. È una programmazione amministrata con diligenza, non pensata con ambizione.

Ed è forse questo l’aspetto più preoccupante. Il Teatro di San Carlo non è un teatro alla periferia del dibattito culturale, non è chiamato soltanto a riempire la sala. È il più antico teatro d’opera in attività al mondo, un’istituzione che ha il dovere di influenzare il dibattito culturale internazionale, non di inseguire il consenso più facile. Da un teatro con questa storia ci si aspetta una stagione che rischi anche l’errore pur di affermare una visione. Qui, invece, sembra prevalere la convinzione che amministrare l’esistente sia sufficiente. Per un’istituzione di questo livello, è una rinuncia ben più grave di qualsiasi limite di bilancio.

Ad un’eventuale ulteriore obiezione che potrebbe essere sollevata in merito alla mancanza di tempo necessario a formulare una stagione capace di imporsi all’attenzione internazionale, si può facilmente rispondere che, in presenza di una chiara visione strategica, questo non è vero. Ne abbiamo avuto un esempio recente durante l’epidemia di Covid, quando Piazza del Plebiscito è diventata il palcoscenico di alcuni dei più grandi interpreti del mondo, in un momento in cui molti teatri erano completamente fermi. Sarebbe stato ben più semplice chiudere le porte del Teatro, e, invece, di una difficoltà si è creata un’occasione e un modello per gli altri.

Il nuovo cartellone palesa la mancanza di quell'ambizione artistica che aveva caratterizzato il San Carlo negli ultimi anni, non solo per l’assenza dei grandi interpreti, dei registi e dei direttori, ma per aver abdicato anche alla nomina di una direzione musicale stabile. Una scelta particolarmente grave nel contesto musicale della città. Soltanto un direttore stabile può approfondire il lavoro sinfonico, per garantire una qualità degna del teatro e costruire il necessario percorso con un’orchestra che ha bisogno di rinnovarsi. La sua assenza consegna l’orchestra alla banale routine e la stagione sinfonica alla mediocrità. Eppure, sarebbe bastato solo un po' di coraggio, anche considerando che sulla scena italiana oggi ci sono direttori giovani molto promettenti, che già si esibiscono sui più importanti palchi del mondo. Nessuno di loro è stato invitato.

Non esprimiamo questi giudizi per nostalgia, né per spirito di polemica. Lo facciamo perché amiamo il Teatro di San Carlo e crediamo che esso debba continuare a confrontarsi con i migliori teatri del mondo. È una responsabilità verso la città di Napoli e verso il prestigio di un'istituzione che appartiene a tutti. Per queste ragioni abbiamo deciso di non sottoscrivere o rinnovare il nostro abbonamento per la stagione 2026-2027. Non è solo una rinuncia. È un gesto di dissenso nei confronti di una programmazione che riteniamo non all'altezza delle aspettative che il teatro stesso aveva saputo creare. L'abbonamento non è un atto dovuto: è lo strumento per esprimere la propria fiducia in un progetto artistico. Se quella fiducia viene meno, non rinnovarlo resta l’unico l'unica via per opporsi.

Lo facciamo con rispetto, senza pregiudizi e con l'auspicio che il Teatro di San Carlo possa ritrovare presto quella visione, quell'ambizione e quell'autorevolezza internazionale che ne hanno fatto, negli ultimi anni, motivo di orgoglio per Napoli e per tutti i suoi cittadini.

Napoli, luglio 2026

Un gruppo di abbonati storici e di convinti sostenitori del Teatro di San Carlo

    1. Agneto Massimo
    1. Caputo Imma
    1. Carrino Candida
    1. Chiumeo Emanuela
    2. Coppola Carla

    3. Cucciniello Mino

    1. D'Agostino Gianluca
    1. De Rosa Pasquale
    1. Della Pietra Lelio
    1. Di Stasio Soleada
    1. Ferraro Rossella
    1. Fico Teresa
    1. Filippone Edgardo
    1. Fischietti Olimpia
    1. Iarocci Mavica Teresa
    1. laculo Giuseppe
    1. Innaro Marc
    1. Alessandro Lipani
    1. Lizzi Fedele
    1. Lombardi Maurizio
    1. Majocchi Sergio
    1. Mariani Peppe
    1. Mariano Giuseppe
    1. Moschini Massimo
    1. Panettieri Giovanni
    2. Petrella Claudio

    3. Ruggiero Rubinacci
    1. Sacco Isabella
    1. Salemme Salvo
    1. Serafini Ludovica
    1. Travierso Carla
    2. Vecchione Paolo

 

 

 
 
 

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