La forza delle parole
Stato contro Nolan. Un posto tranquillo di Stefano Massini emerge efficace nella sua complessità al Teatro Bellini di Napoli, per la regia di Alessandro Gassmann
NAPOLI, 7 maggio 2026 - Fine anni Cinquanta, un tribunale di una cittadina tranquilla del Midwest americano, giudice, accusato, avvocati, testimoni. Le carte di un processo, l’acqua da bere sulle scrivanie per rinfrescare e schiarire la gola e la voce di chi, in stato di tensione e concentrazione, si mette in gioco nell’aula e sul palco fittizi di un caso che può essere tutt’altro che immaginario. Qui si snoda la trama del testo teatrale di Stefano Massini, per raccontare con le parole, quanto le parole siano e possano diventare potenti strumenti. E qui si costruisce uno spettacolo su come mettere in scena la parola, e la parola scritta, con il suo potere distruttivo, generativo, descrittivo, mai solo decorativo. Trasposizione, racconto, fotografia, immedesimazione temporale ed emotiva, bilanciamento storico e attualità invadente, senza polemica o ripetuti clichè, con seria riflessione e indovinata caratterizzazione di fatti e persone. Attraverso la capacità e predisposizione artistica di un attore, sceneggiatore e regista come Alessandro Gassmann che riversa sul palco la sua esperienza affinata e raffinata, senza eccedere e senza mancare. Una sobria, ma dettagliata, scena su un testo complicato da raccontare e trasmettere, perché basato sullo scontro, e sull’incontro, delle parole, del loro significato esatto o distorto, puntuale o sregolato. Sorprendono, piacevolmente accolti, momenti divertenti, che non distraggono dal tema impegnato e impegnativo, ma sanno dare un respiro e una flessibilità al testo, tali da renderlo dinamico nel movimento, con inserimenti dallo stile cinematografico, mai ridondanti sulla scena teatrale o ingombranti sul palco, ma perfettamente inseriti nel pathos e nel ritmo e, al contempo, elementi necessari proprio alla creazione del ritmo e a sostenere il pathos. Nello spazio recitato il coinvolgimento è dettato dallo stesso ‘gioco’ che si svolge sul palco fra i personaggi, nei tribunali fra i convenuti, nella vita fra le persone, un botta e risposta fatto di parole, quelle di una comunicazione, una relazione, un dibattito, uno scontro; quelle delle incomprensioni, dei malintesi, delle opinioni e delle interpretazioni. Le parole usate, abusate, travisate, frammentate e incomplete o sovrabbondanti. E gli attori sul palco, bravissimi tutti, sanno incantare. Personaggi caratterizzati ognuno da qualche dettaglio unico e significativo. Un movimento ripetuto, un intercalare, un gesto, una posa. Sanno rendersi persone e caratteri, tipi universali sebbene specifici e unici. Combinazioni vincenti. Un testo quanto mai attuale che usa parole per spiegare le parole, la verità, la libertà, la paura, la violenza, la mistificazione dei fatti, o la volontà di travisarli alla ricerca della conferma continua, che da sola intrappola; un poliedrico artista come Gassmann che porta in scena esperienza e intuizioni; attori capaci di essere personaggi incisivi e credibili; tra gli altri Daniele Russo, il procuratore, e Gaetano Bruno, l’avvocato difensore, perfetti antagonisti interpreti di uno scontro di stili e convinzioni. Tutto appare al posto giusto, nella giusta dose e misura; le luci che sottolineano stati d’animo e momenti drammatici, tensivi o liberatori; la musica, i costumi, le immagini, le ombre. Perfino gli innovativi “titoli di coda” appaiono perfetti per far convivere in sintonia lo schermo e il palco, l’attore e il personaggio, la realtà e la sua messa in scena, la parola e il suo significato e le sue interpretazioni; la distanza del recitato e la prossimità al pubblico, alla realtà e all’attualità. Quindi, il proprietario dell’unico giornale locale, unica voce che racconta i fatti del luogo, azionista di una fabbrica d’armi, che ha pubblicato la notizia di un omicidio avvenuto nella tranquilla cittadina, ha travisato i fatti, ha ecceduto nella fiducia per una fonte giornalistica più romanzata che aderente alla realtà? Ha volutamente manipolato l’opinione pubblica per un personale interesse commerciale; ha usato le parole per creare una opinione condivisa e aderente ad una sua inattacabile visione delle fragilità umane? È colpevole o è innocente? E sappiamo spiegare, e spiegarci, di cosa?
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