Eternamente lo stesso, eternamente nuovo
Torna all'Arena di Verona, immancabile, il galà di danza Roberto Bolle and Friends, fra grandi classici e coreografie contemporanee.
VERONA, 21 luglio 2026 - Un anno fa ci siamo accomodati sotto il cielo aperto nella magica Arena di Verona, alcuni sui gradini caldi, altri sulle comode poltrone; oggi è difficile credere che un altro anno è passato ed siamo di nuovo qui, a presenziare allo show Roberto Bolle and Friends.
Come scacciare dalla mente le parole del sommo poeta russo Aleksandr Puškin: “eternamente lo stesso, eternamente nuovo" (riferite a Gioachino Rossini), quando, pieni di gioia e giustamente un po' emozionati, abbiamo preso di nuovo i nostri posti per assistere allo show che porta il nome del Roberto nazionale? Si, lo spettacolo di danza con la partecipazione di artisti celebri e di stelle nascenti da anni gira l'Italia e fa tappa a Verona. La formula non cambia (una parata di assoli e passi a due classici e contemporanei, con qualche première), tuttavia ripetiamo che la mitica cornice, l'anfiteatro romano con alle spalle più di duemila anni di storia, aggiunge qualcosa di speciale al gala. Qualcosa di molto importante, qualcosa di più romantico, mentre il risultato non cambia, è da sempre un successo strepitoso, simile a un delirio felice.
Si inizia da Caravaggio sulla musica di Bruno Moretti da Claudio Monteverdi, scelta che rischia di far annoiare gli abituè del gala, ma la coreografia di Mauro Bigonzetti eseguita da Nicoletta Manni e Roberto Bolle continua a dimostrare la propria vitalità. I ballerini sembrano due sculture che per magia si trasformano in uomo e donna in carne e ossa e entrano in una sintonia segnata dalla perfezione nelle movenze e nella musicalità.
Gran Pas Classique, l'immancabile capolavoro di Victor Gzovskij sulla musica di Auber, creato per Yvette Chauviré, quest'anno è affidato alla coreana Sae Eun Park e all'italiano Lorenzo Lelli. Vogliamo evitare le solite parole sulla tecnica fantastica e soprattutto su resistenza e instancabilità delle ballerine provenienti dal Sud Est Asiatico, ma in questa occassione una di loro realmente risulta paragonabile con una macchina di lusso (Ferrari o Maserati?), bellissima, precisa, perfetta soprattutto nel fissare pose eleganti. Non è da meno il suo “cavalier serviente“, con lo spettacolare atterraggio in ginocchio.
La coppia eccellente formata da Tatiana Melnik e Roberto Bolle sceglie per il suo ingresso in scena non un passo a due classico tra i più gettonati, ma Luminous, frutto della fantasia dell'ungherese Andras Lukacs sulla musica di Max Richter, in cui un uomo e una donna sembrano di cercare le strade per l'avvicinamento reciproco e lo fanno con l'uso di due linguaggi, classico e contemporaneo.
Riho Sakamoto e Shale Wagman fanno la loro apparizione nel passo a due dal Corsaro. Riescono felicemente a conferire un tocco personale ad adagio, variazioni e coda, il maschio con le movenze da pantera, flessibile e suadente, leggermente manierato, lei con grazia e leggerezza impareggiabili. La celebre coda segna il loro vero trionfo, per favolosi grand pirouette di lui e fouetté di lei.
In Waves, l'assolo maschile creato per Bolle da Massimiliano Volpini sulla musica del compositore francese Erik Satie e del tastierista dei Subsonica Davide Boosta Dileo, l'artista dimostra la propria versatilità visto che al posto di una bella partner c'è un fascio di laser; è con esso che forma “la coppia“, e che sviluppa un dialogo coreografico coraggioso e complesso.
Casse-noisette Compagnie, balletto contemporaneo, frutto della fantasia capricciosa di Jean-Christophe Maillot e creato per per Les Ballets de Monte-Carlo, conta tredici anni ormai, ma non rischia di cadere in oblio; il suo fascino sta nella scelta del coreografo di portare lo spettatore nella sala prove. Idea non certo nuova, ma espressa con lirismo commovente, che tocca in profondità gli animi degli spetttatori soprattutto se eseguita dalla coppia in vita e sulla scena, Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko, con leggerezza e dolcezza che appartengono loro.
L'occhio gioisce seguendo le sequenze coreografiche del passo a due da Le Parc, il balletto di Angelin Preljocaj sulle musiche di Mozart, protagonisti Roberto Bolle e Sae Eun Park che sviluppano l'eterno dialogo tra uomo e donna; i loro corpi perfetti sono “inseriti“ inabiti dall'esclusiva bellezza ed eleganza firmati Hervé Pierre e le loro movenze mettono chi li guarda in uno stato ipnotico. Commuoventi la posa in cui lei rimane a lungo allacciata al corpo di lui e lunghi gli applausi che la seguono.
Oggi Diana a Atteone è uno dei passi a due “da concerto“ e solo i veri conoscitori della storia del balletto sanno che la coreografia fu creata dalla celebre Agrippina Vaganova per la sua versione d'Esmeralda, uno dei capolavori del coreografo romantico Jules Perrot i cui balletti caddero nell'oblio. Nella Federazione Russa si può ancora assistere ad un revival, ma in Europa e negli Stati Uniti è solita solo l'esecuzione del passo a due che in Arena di Verona è affidata a due giovani artisti, Margarita Fernandes e Antonio Casalihno. Sono entrambi precisi e instancabili, mostrano sicurezza nel partnering e la tecnica fortissima delle punte della Fernandes fa ricordare l'aneddoto in cui l'insegnante di danza osserva una ballerina bravissima e dice tra i denti “Scendi... scendi“; la calorosa accoglienza del pubblico è meritata.
Riho Sakamoto e Roberto Bolle sono protagonisti di In the Middle, Somewhat Elevated, creazione di Willam Forsythe, che firma coreografia, luci e costumi, mentre la musica è composta da Thom Willems in collaborazione con Lesley Stuck. Bellezza dei corpi, armonia raggiunta tra danza e atletismo e partnering perfetto sono la fonte di puro godimento per conoscitori e la possibilità di avvicinarsi alla danza contemporanea per chi la conosce poco o non la conosce affatto.
Il passo a due da Don Quisciotte, giustamente, vede nelle parti dei protagonisti Tatiana Melnik e Baktiyar Adamzhan: ognuno di loro dimostra le qualità necessarie per interpretare le coreografie per l'ennesima volta attribuite al creatore del balletto classico Marius Petipa, mentre non è obbligatorio essere un guru per sapere che il celebre balletto del compositore Ludwig Minkus dalle atmosfere spagnoleggianti fu radicalmente rivisitato da Aleksandr Gorskij. Questa sera l'occhio non può staccarsi da Tatiana Melnik, virtuosa autentica, con aplomb impeccabile e fouetté scintillanti e daBakhtiyar Adamzhan, con il suo modo di danzare virile e focoso; lasciano a bocca aperta l'enorme sala sotto il cielo aperto.
Chi se non leggendario Roberto può incarnare la figura mitica di Narciso, l'icona di bellezza innamorata di sé stessa (fu il cavallo di battaglia del celebre Vladimir Malakhov)? La magia inizia dalla musica, composta da Dead Can Dance, chiamata Host of Seraphim e affidata alla voce femminile: trasmette il massimo di disperazione per via dei suoni più vicini a urla, ululati e colpi assordanti, forma un'unione indissolubile con la fantasia inesauribile di Moses Pendleton (coreografo associato Cynthia Quinn). Il mitico personaggio si muove sul palco inclinato nero che finge da specchio e fa venire un vago ricordo della recente messa in scena de Le Carnaval di Lully che i fortunati hanno potuto vedere in alcune città dell'Emilia Romagna. Fortunato il pubblico che assiste all'esibizione di Bolle che decisamente sfida l'opinione che lo riconosce come il ballerino bellissimo ma non lo considera altrettanto espressivo. Via! con Narciso Roberto nazionale vince definitivamente la sfida e si dimostra artista a cui non manca nulla, tra bellezza, tecnica ed espressività.
Il gran finale è una parata entusiasmante delle brevi esibizioni virtuosistiche di tutti i ballerini, compresi i fouetté, una tradizione che sa un po’ di circo, ma, del resto, i virtuosismi come giri sulle punte introdotti dalla prima ballerina assoluta Pierina Legnani nel tardo Ottocento non furono altro che la rivisitazione dei giri dei celebri circensi. Ci sta.
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