L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Un prototipo del nuovo musicista

di Sergio Mora

Carlo Cavalletti
Guido Cantelli, la perfezione come necessità 
prefazione di Antonio Pappano
Zecchini editore, marzo 2026
pp.380 

ISBN 978-88-6540-461-4

Dopo il velato omaggio a Cantelli, costituito dal volume antologico La direzione d’orchestra italiana, edito da Zecchini nel 2020, emanazione del convegno novarese dell’anno precedente, mancava ancora uno studio di recente compilazione sul grande musicista prematuramente scomparso. Negli anni successivi alla morte di Cantelli si segnala il saggio di Laurence Lewis per la sua ampia disamina storica e critica. Accanto a questo lavoro dobbiamo ricordare la biografia scritta dalla moglie di Cantelli, Iris Bilucaglia, ricca di inediti e sconcertanti aspetti della vita del giovane direttore. Il volume di Mario Giarda e Folco Perrino, pubblicato nel 1996, propone un confronto critico di ampia gittata, allineando i giudizi giornalistici, spesso in evidente contraddizione. Questo libro di Carlo Cavalletti vuole stringere le fila delle argomentazioni precedentemente sviluppate da altri studiosi.

Naturalmente Cavalletti, autore di una fortunata monografia radiofonica su Radio Tre nel 1987, ha aggiunto nuovi materiali di valutazione, nuovi documenti accanto ad un approccio inedito basato su una attenta lettura del materiale epistolare. Accanto al più ricco e in parte già noto epistolario fra Guido e la moglie, vengono prese in considerazione altre fonti come, ad esempio, le lettere scritte da Antonio Ghiringhelli, sovrintendente alla Scala, e altre comunicazioni di lavoro con l’Accademia di Santa Cecilia.

Cavalletti mostra una sorprendente analisi interiore del “modus operandi” di Cantelli e le caratteristiche salienti della sua complessa individualità. Spesso l’autore del libro si avvale della messa a fuoco di alcune frasi dello stesso musicista evidenziandole al di fuori del contesto. In questo modo la vita di Cantelli si presenta come una forsennata corsa versa la propria affermazione, negli anni convulsi del secondo dopo guerra, agli albori del boom economico; nelle testimonianze proposte dallo studio si adombrano i motivi corporativi e individuali che alimentarono il mito sfociato nel binomio Toscanini-Cantelli: il mondo della musica colta aveva bisogno di una nuova personalità che rappresentasse una società uscita dalle privazioni della guerra.

Il testo è ricco di proposte critiche e di stimoli per una riflessione più ampia su ogni fenomeno interpretativo e mediale: il direttore novarese è il prototipo del nuovo musicista, espressione della perfezione tecnica e della comunicazione a vasto raggio. Sono da considerarsi di grandissimo interesse le analisi sui rapporti intercorsi con le due principali orchestre straniere dirette da Cantelli, la New York Philharmonic e la Philharmonia. La breve introduzione di Antonio Pappano mette in rilievo la personalissima gestualità di direttore, basata sull’impiego dell’intero corpo.

L’editore Zecchini riprende, con questo libro, la collana “Grandi direttori”, uno strumento efficace per focalizzare in modo appropriato il rapporto fra la musica ed il suo “medium”, l’interprete.


 

 

 
 
 

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