Milena Vukotic è Miss Daisy
Milena Vukotic è l'acclamata protagonista della sapida commedia statunitense di Alfred Uhry.
Ostia Lido, maggio 2026 - Si è conclusa, almeno per ora, la tournèe teatrale della commedia A spasso con Daisy dell’ americano Alfred Uhry. Ultima recita, al teatro Nino Manfredi di Ostia Lido (ex cinema Cucciolo, per chi ancora ricorda quando da bambino veniva portato da Roma a vedere i film di Walt Disney).
Gran parte del pubblico italiano (non le mie vicine di poltrona) conosce il film del 1989 con Jessica Tandy, Morgan Freeman and Dan Aykroyd, che racconta il rapporto – dal 1948 al 1973 – tra un’anziana maestra ebrea, Daisy Werthan, che vive ad Atlanta, e il suo autista di colore, Hoke Coleburn, la cui assunzione, per decisione e a spese del figlio Boolie Werthan, la madre accetta con molta difficoltà. La pazienza angelica di Hoke finirà per vincere la battaglia, e il rapporto con la difficile “padrona” evolverà in una profonda amicizia.
La commedia fa parte della Atlanta Trilogy del suo autore, e racconta con acume e humour i complicati conflitti sociali e razziali del Sud degli Stati Uniti fra dopoguerra e anni Settanta. Nel 1988 ha ricevuto il prestigioso premio Pulitzer per il teatro. Mi chiedo però, quanto dei sottili intrecci tra antisemitismo e razzismo contro le persone di colore, che Uhry racconta con ironia, possa passare chiaramente al pubblico italiano. Il suo umorismo è arricchito dalla cultura ebraica ashkenazita, come nel caso di Woody Allen e di Neil Simon.
Driving Miss Daisy è diventato un classico del repertorio teatrale americano. Dal 1987 a oggi l’ostinata vecchietta è stata interpretata, fra le altre, da FrancesSternhagen, Julie Harris, Ellen Burstyn, Wendy Hiller, Joan Plowright in televisione, Vanessa Redgrave e Angela Lansbury. Da noi se ne è fatta carico Milena Vukotic. Per tutto il pubblico italiano è la signora Pina, la dolce e paziente – ma con punte di sarcasmo - moglie di Fantozzi. Fragile e indomita, ironica e dispettosa, Milena Vukotic non dà indizio alcuno, sul palcoscenico del Teatro Nino Manfredi di Ostia Lido, dei novantun anni appena compiuti. Nata danzatrice classica, è passata presto alla recitazione. C’è chi la ricorda ancora come sorella di Gian Burrasca accanto a Rita Pavone e come Contessa Maffei nella vita di Giuseppe Verdi con Ronald Pickup. È entrata nella storia del cinema con registi quali Blasetti, Risi, Wertmüller, Fellini, Scola, Loy, Bertolucci, Buñuel, Monicelli, Bolognini, Verdone, Borowczyk, Lizzani, Özpetek... e l’elenco potrebbe continuare. Altrettanto importante è l’attività teatrale, che ha visto Milena lavorare con Zeffirelli, Strehler, Besson, Paolo Poli, Scaparro, Missiroli, la Valeri.
Si delinea un personaggio irresistibile, apparentemente fragile ma in realtà ostinato e combattivo. Quel che ci vuole per la commedia, che ho appena visto, nell’adattamento firmato da Mario Scaletta; snellito rispetto all’andamento del film ma che dal film riprende – invisibile in scena – il personaggio della nuora Florine. Alcuni riferimenti storici del periodo 1948-’73, noti agli americani, sono stati eliminati e la vicenda si concentra sul faccia a faccia tra la capricciosa “padrona” e l’umanissimo chaffeur. Che qui è molto argutamente interpretato da Salvatore Marino.Una delle glorie di Villa Arzilla, Zelig e Propaganda Live, Marino è di madre eritrea e non ha che da accentuare lievemente il colore della carnagione per incarnare Hoke al meglio. Semplice, paziente, diplomatico, il suo autista georgiano diventa quasi subito coprotagonista. Maximilian Nisi è il nevrastico e sarcastico figlio della protagonista e accentua il proprio invecchiamento nel corso degli anni senza essere caricaturale. La scena di Fabiana Di Marco è polivalente: raffigura il salotto di Miss Daisy con radio d’epoca che ci dà la pubblicità e le musiche (ma si poteva scegliere qualche canzone più nota da noi per rappresentare quei decenni statunitensi) per poi diventare le varie automobili in cui Miss Daisy accetta finalmente di farsi scarrozzare in giro, e sul fondo scorrono le strade cittadine e rurali delle varie scenette; quando occorre siamo nell’ufficio o nella casa di Boolie. La regìa di Guglielmo Ferro snellisce e fluidifica la lunga storia e la dinamizza.
Teatro pieno, applausi cordiali, ovazioni alla protagonista.
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