Il curioso caso di Johannes Brahms
J. Brahms
Sonate per violino e pianoforte
violino Alessio Bidoli
pianoforte Bruno Canino
CD Warner Music Italy 5021732868572, 2025
Il curioso caso di Benjamin Button è una novella di Francis Scott Fitzgerald del 1922, celebre presso il grande pubblico per la trasposizione cinematografica firmata da David Fincher nel 2008, con Brad Pitt impegnato nei panni dell'uomo nato anziano che ringiovanisce di anno in anno fino a morire come un bebé.
C'è qualcosa di Benjamin Button anche in Johannes Brahms, non certo un compositore precoce, che si avvicina alle grandi forme sinfoniche con cautela e immenso senso di responsabilità nei confronti delle proprie radici, del passato, dell'ombra di Beethoven, della lezione di Haydn, del magistero di Bach che dominano la concezione dei suoi primi grandi lavori per orchestra (compiuti per lo più intorno alla quarantina). Anche l'amicizia con i coniugi Schumann/Wieck rappresenta un nido di affetti e di formazione artistica straordinario, ma è pure ulteriore fonte di responsabilità (Robert, in una lettera da Endenich loderà alcuni lavori che Johannes gli ha inviato esprimendo però riserve proprio sul contrappunto!). Insomma, il compositore Brahms deve nascere, lentamente, già maturo e rigoroso, e poi conquistare il suo sorriso, la leggerezza, la cantabilità, anche l'ironia. Facezie, forse, magari solleticate dall'ampiezza delle opere realizzate dai trentacinque anni (l'età in cui compone il Deutsche Requiem) rispetto alla prevalenza cameristica degli ultimi lavori. Oppure, ispirate dall'associazione con un Bruno Canino instancabile novantenne che, oltre a non abbandonare l'attività concertistica dal vivo, regala un'incisione delle tre sonate per violino e pianoforte in duo con Alessio Bidoli. La maturità brahmsiana sembra una metafora della musica come elisir di eterna giovinezza, capace di concedersi una freschezza che non deriva dall'irruenza, estrema e sventata, degli anni più verdi, bensì da una consapevolezza che sa godersi l'intimità, la tenera bellezza della melodia, il giusto distacco per osservare meglio e con un sorriso l'ordine delle cose, coglierne gli equilibri, le ragioni interne.
Un pianista che ha attraversato il Novecento, per biografia e per repertorio, e un violinista che non ha nemmeno la metà dei suoi anni dialogano alla pari, dimostrando che la musica è incontro in cui le distanze arricchiscono e svaporano. L'occhio analitico di chi è avvezzo alle avanguardie e agli straniamenti del XX secolo guarda nell'Ottocento romantico con un respiro lucido che non rinuncia al calore. La saggezza del tempo trascorso è una nuova gioventù che può godersi sé stessa senza dover dimostrare nulla, esattamente chi ha scritto quelle quattro sinfonie, quei concerti solistici, il Deutsche Requiem e le Variazioni su un tema di Haydn può guardarsi indietro e guardare avanti nell'essenzialità intima e sincera che, addirittura, rinuncia all'orchestra. Non a caso, Canino e Bidoli chiudono il programma con un balzo all'indietro: dopo le tre Sonate op. 78, 100 e 108 (1886-1888), ecco che ascoltiamo il Brahms ventenne dello Scherzo della Sonata FAE scritta a sei mani proprio con Schumann (intermezzo e finale) e Albert Dietrich (primo movimento) perché fosse eseguita dall'amico Joseph Joachim con Clara Wieck al piano. Si chiude il cerchio, e dal primo all'ultimo Johannes, egualmente e diversamente giovani, il passo non è poi così lungo, sebbene assai significativo, come l'esperienza che conquista una nuova aurora.
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