Mondi opposti
Approda al Lirico di Cagliari, per la stagione di danza potenziata per volere del nuovo sovrintendente Andrea Cigni, il dittico Beethoven 7 di Sasha Waltz, abbinamento di opposti fra lo sperimentalismo poco persuasivo della prima parte e il minuzioso rapporto con la musica nella seconda.
CAGLIARI, 3 maggio 2026 - Il neo-sovrintendente del Lirico di Cagliari ha fortemente voluto affiancare alla tradizionale stagione operistica una autonoma stagione di danza; ecco quindi il terzo appuntamento, per quattro recite, con Sasha Waltz, tappa sarda di una recente tournée che ha toccato l'Opéra de Rouen, il Teatro Ponchielli di Cremona e, a giugno, sarà all'Haus der Berliner Festspiele.
Spettacolo già visto in Italia in prima nazionale nel settembre 2024 al Romaeuropa Festival, presso l'Auditorium Conciliazione, Sasha Waltz e i suoi “Guests” (Clémentine Deluy, Rosa Dicuonzo, Edivaldo Ernesto, Yuya Fujinami, Tian Gao, Eva Georgitsopoulou, Hwanhee Hwang, Melissa Kieffer, Jaan Männima, Sean Nederlof, Virgis Puodziunas, Sasa Queliz, Zaratiana Randrianantenaina, Orlando Rodriguez) propone un dittico a mio avviso fortemente stridente, seppure elogiato dalla critica del settore.
Sasha Waltz, classe 1963, è considerata una delle maggiori autrici della coreografia contemporanea, attiva a Berlino (dove ha diretto per anni la Schaulbuhne e collaborato allo sviluppo di istituzioni come Sophiensale e Radialsystem), considerata come erede di Pina Bausch e attualmente portavoce del teatrodanza tedesco. La compagnia Sasha Waltz & Guest, in cartellone a Cagliari, è stata fondata nel 1993 assieme al marito, Jochen Sandig, e dietro il termine “Guest” ha accolto, per almeno cento produzioni, coreografi, artisti visivi, intellettuali provenienti dal design e dalla letteratura, musicisti, registi.
Il dittico Beethoven 7 ha debuttato a Berlino nel marzo 2023 e si articola in due parti; la prima è costruita sulla partitura Freiheit/Extasis commissionata al compositore cileno Diego Noguera, autore nella scena sperimentale che esplora l'unione della vocalità e degli strumenti classici con la musica elettronica. La seconda parte della serata percorre integralmente i quattro movimenti (con qualche collegamento 'muto') della Settima sinfonia in la maggiore op. 92 di Ludwig van Beethoven. In verità, nel giugno 2021, in tempo di pandemia, Sasha Waltz ne aveva coreografato due movimenti messi in scena nel Tempio di Delfi, in Grecia, all'interno di un programma televisivo che prevedeva la ripresa della nove sinfonie beethoveniane in nove diverse città (in quella occasione, ad eseguire le musiche era stata musicAeterna Orchestra, diretta da Teodor Currentzis).
La prima parte, coreografata con eccesso di uso delle macchine da fumo, di penombra, di esercizi corporei che hanno il sapore di un riscaldamento muscolare più che uno sviluppo drammaturgico, gode di un ipertrofico volume di suono (non è un caso fossero offerti agli spettatori dei tappi per le orecchie) eseguito dal vivo sulla sinistra del palcoscenico dallo stesso Noguera, suono che, dopo pochi minuti, sapeva di dejà vu; gli interpreti indossavano copricapi fantasiosi, abiti eterei e quasi trasparenti, tasselli sospesi sospinti da un magma sonoro francamente stancante. In questa nebbia che riempie lo spazio, 45 minuti che non portano da alcuna parte.
Seconda parte, interamente dedicata alla Sinfonia beethoveniana, eseguita dal vivo dall'Orchestra del Lirico diretta dall'israeliano Ido Arad al suo debutto sul podio sardo. Già presente a Palermo per il Romeo e Giulietta di Prokof'ev e per lo Schiaccianoci, frequenta un repertorio equamente diviso tra il grande balletto e l'opera. Ottima esecuzione, che, nonostante la scelta di un organico che comprendeva 41 archi, riusciva a far emergere sempre il ruolo e le parti dei legni e degli ottoni, dalla linea melodica discendente degli oboi nel primo movimento (Andrea Saccarola, Viviana Marongiu) all'impatto dei flauti (Simona Pittau, Martina Cirronis) alla cantabilità dei legni nel secondo movimento. Se il secondo movimento forse avrebbe richiesto un tempo più austero, più dilatato; ottimo l'impetuoso finale, vero e proprio tour de force in cui l'orchestra ha dato prova di coesione e controllo dinamico.
Sulla scena, ogni nota, ogni singola nota, ora individualmente, ora in piccoli gruppi, veniva trasformata in cura minuziosa del gesto, in totale sintonia espressiva con la partitura. Gli abiti di scena sono canotta bianca smanicata per gli uomini, sottoveste candida per le donne, mentre per i rimanenti movimenti gonne lunghe nere per le donne, torso nudo per gli uomini con pantaloni anch'essi neri. Dopo un perdersi e disperdersi, abbracci e processioni cupe, si arriva a un finale con salti e pas de deux ed una bandiera trasparente sventolata fluidamente sopra i ballerini, quasi a racchiuderli in una collettività pacifica.
Ricordo che i costumi per la prima parte erano di Federico Polucci e per la seconda parte di Bernd Skodzig, che le luci erano a firma di Martin Hauk e Jörg Bittner, che il suono era curato da Carlo Grippa, che la drammaturgia era di Jochen Sandig e che, come già scritto, ideazione e coreografia sono a firma di Sasha Waltz. La compagnia è sostenuta dal Dipartimento del Senato per la Cultura e la Coesione Sociale. Applausi a fine spettacolo.
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