Viva Nabucco!
L’Ente Luglio Musicale Trapanese inaugura la sua 78esima edizione con una riuscita produzione di Nabucco coprodotto con l’Opera Giocosa di Savona, dove è andata in scena (con cast pressoché identico) a fine giugno. Notevoli il baritono Ankhbayar Enkhbold nel ruolo eponimo e la Fenena di Angela Schisano che, assieme al Coro trapanese istruito da Fabio Modica, costituiscono i punti di forza della serata.
Trapani, 3 luglio 2026 - È indubbiamente la più riuscita e convincente inaugurazione delle ultime edizioni del Luglio Musicale Trapanese il Nabucco che ne apre la 78esima edizione: esito tutto sommato anche abbastanza prevedibile sulla carta, giacché il titolo verdiano eleva a livello protagonistico l’apporto delle masse corali che, grazie alle cure di Fabio Modica, suo istruttore ormai da svariati anni, costituisce una solida certezza delle produzioni estive trapanesi. Alla prova dei fatti il risultato non è al di sotto delle aspettative per omogeneità di suono, per la capacità di differenziare gli assiri dagli ebrei secondando la scrittura verdiana, per lo scavo del fraseggio nella pagina più impegnativa, «Va’, pensiero», cesellata sottovoce con quell’anelito di speranza che sa poi farsi rabbioso, allorquando la veste musicale degli oscuri versi soleriani lo esige.
Dal podio Giovanni Di Stefano riesce ad ottenere altrettanta cura anche dall’orchestra del Luglio Musicale, storicamente più recalcitrante a lasciarsi condurre per sentieri non scontati. Ne scaturisce un Nabucco dai tempi solenni, meditativo, in cui il dettato verdiano è servito con scrupolosa dedizione; una strada non facile da percorrere, specie in uno spazio acusticamente peculiare – quello sotteso dai ficus della Villa Margherita – che però, perseguito fino in fondo con coerenza e convinzione, perviene ad una compiutezza narrativa che può persino concedersi il lusso dei da capo nelle cabalette.
Il cast è imperniato su un giovane baritono emergente, Ankhbayar Enkhbold, anch’egli proveniente dalla Mongolia al pari dei baritoni verdiani più interessanti venuti alla ribalta negli ultimi anni. La sua prova è in costante crescita lungo l’arco della serata, fino al grande momento solistico del quarto atto affrontato superbamente con varietà di accenti e ammirevole saldezza vocale; pur sembrando non debordante il volume (ma occorrerebbe riascoltarlo in un teatro propriamente detto) e pur dovendosi lavorare ancora sullo scavo della parola verdiana, si ha comunque la percezione di una vocalità pienamente matura ch’è ben più di una promessa. Analoghe impressioni desta l’eccellente Fenena impersonata da Angela Schisano, forte di uno strumento opulento che si direbbe d’altri tempi, manovrato con assoluta perizia, con cui riesce a farsi notare in una parte che poca visibilità concede.
Note positive giungono anche dall’Abigaille di Caterina Meldolesi, che sembra avere le carte in regola per cimentarsi in un onerosissimo cimento da soprano lirico-drammatico, anche se con perfettibili agilità, grazie a un registro grave abbastanza consistente, sebbene con qualche evanescenza localizzata in corrispondenza del passaggio.
Nei panni di Zaccaria Giovanni Battista Parodi è purtroppo assai poco autorevole, possedendo smalto residuo impari a quello richiesto dal personaggio. Parimenti Blagoj Nacoski è ampiamente sottodimensionato per la parte di Ismaele, non lunghissima, ma che necessita di un’aitanza vocale in realtà deficitaria, specie in acuto. Sicché finiscono con farsi maggiormente notare rispettivamente il Gran Sacerdote di Mariano Orozco, basso di buona cavata sebbene affetto da un eccessivo vibrato, e l’Abdallo dell’interessante Gianluca Moro. A completare più che validamente la distribuzione è l’Anna di Ikumi Nakagawa i cui interventi nei concertati non passano inosservati.
Lo spettacolo di Renato Bonajuto, improntato ad una solida tradizione con qualche occasionale movimento coreografico di troppo, capitalizza al massimo l’impiego delle scene di Lorenzo Trucco, ossia volumi prismatici a filo di ferro, variamente composti o scomposti durante i vari quadri, sulle cui facce di tulle si materializzano suggestive videoproiezioni. Nessun altro elemento scenico di disturbo caratterizza la scena, eccezion fatta per il cavallo di bronzo con cui Nabucco irrompe nel primo atto. La gratificazione alla vista giunge quindi quasi esclusivamente dai ricchi costumi di Artemio Cabassi, che riducono la cifra complessiva di atemporalità dello spettacolo.
Successo corale assai omogeneo per tutti gli artefici dello spettacolo da parte di un parterre assai gremito: viva Nabucco, per dirla con Abigaille!
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