L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Documenti e quattro saggi

di Sergio Mora

Guido Cantelli da Novara all’America, studi e documenti
a cura di Alberto Viarengo
Zecchini editore, settembre 2026, pp. 198
ISBN
886540468X

Dopo lo studio di Mauro Balestrazzi sulle motivazioni che portarono al ritorno di Toscanini nel 1946, ecco un altro irrinunciabile ritratto storico-documentario, dedicato alla formazione intellettuale e umana di Guido Cantelli. Lo scorso giugno, l’editore Zecchini, tramite l’impegno di Carlo Cavalletti, aveva proposto una nuova ed aggiornata biografia del grande direttore novarese. Con l’avvicinarsi del settantesimo dalla scomparsa, avvenuta nel tragico incidente di Orly nel 1956, si è giustamente pensato di affrontare l’argomento attraverso una solida ed attenta disamina degli elementi storici e documentari, tratti da rari testi d’archivio ed epistolari, per meglio delineare le radici di questa unica e complessa vocazione professionale.

La vita di Cantelli si è intrecciata con gli eventi della Seconda Guerra, ha vissuto i momenti della deportazione e della clandestinità.

Il libro si compone di quattro saggi. Il primo, di Giovanni Galli, mostra l’incidenza culturale nella Novara degli anni precedenti il conflitto: l’humus artistico percepito dal giovane Cantelli. Le attività intellettuali della provincia novarese non erano per nulla secondarie. Dobbiamo pensare che se Cantelli ha esordito al Teatro Coccia nel 1943 con La traviata, poco dopo, nello stesso anno a Novara, avrebbe debuttato come regista Giorgio Streheler. Il secondo studio, curato da Alberto Viarengo, è un resoconto sulla vita musicale di Novara negli anni precedenti all’apparizione di Cantelli. Anche in questo caso dobbiamo registrare la presenza di artisti illustri sul palcoscenico del Coccia, primo fra tutti Toscanini. Angela Stefania Lamanna racconta la storia del Conservatorio di Novara e il motivo che ha portato all’intitolazione del suo illustre cittadino. Uno sguardo alla visione interpretativa di Cantelli viene offerta dal testo di Corrado Fantoni che prende come esempio una registrazione di Fètes di Debussy. La particolare attenzione nei confronti del Novecento ha improntato lo stile analitico e preciso del direttore novarese. Alcuni ulteriori confronti con le esecuzioni di Bernstein e di Boulez indicano la collocazione stilistica del giovane interprete, profeta di una nuova visione estetica. Federico Fornoni conclude il libro con una antologia epistolare riguardante il primo soggiorno americano di Cantelli. In questo caso possiamo cogliere l’impatto emotivo con il Nuovo Mondo della promessa musicale italiana.

A questo punto, come scriveva Massimo Mila nella prefazione della biografia di Lewis, sarebbe bello poter disporre del materiale autografo di appunti che Cantelli scriveva per attivare la sua memoria esecutiva. Chissà che nuove sorprese escano dagli archivi novaresi per un ulteriore arricchimento della conoscenza di questo immenso artista.

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