L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Perle da salotto

di Roberta Pedrotti

In streaming dal Teatro alla Scala, uno splendido programma fra Chopin, Viardot, Schumann, Brahms, Čajkovskij offre un eloquente ritratto vocale e artistico di Aleksandra Kurzak, affiancata dagli eccellenti Tomasz Wabnic (viola) e Marek Ruszczynski (piano).

Streaming da Milano, 11 aprile 2021 - Aleksandra Kurzak non è certo l’unica cantante dal repertorio ampio quando non spericolato, non l’unica ad aver compiuto in pochi anni un balzo da Rossini a Puccini, dal virtuosismo al verismo. Non è l’unica, né si può sostenere l’assoluta universale necessità di categorizzare, specializzare, circoscrivere un artista in un repertorio. Tuttavia, qualche perplessità, o quantomeno nodo da sciogliere, continua a sorgere e pungola all’ascolto, come nel caso di questo recital scaligero dal programma invero gustoso e sofisticato, che mette in luce tutte le caratteristiche del soprano polacco in un bel variegato programma cameristico, ricco di perle scelte con cura.

Si comincia con Chopin, nella sua lingua madre, per passare al tedesco di Schumann e Brahms e nuovamente a Chopin, ma nell’elaborazione di Pauline Viardot con testi poetici francesi (la lingua del marito di Kurzak, Roberto Alagna), e quindi a Čajkovskij, in russo. Subito i canti polacchi chopiniani mettono in luce la qualità timbrica del soprano, una musicalità di indubbia comunicativa, la capacità di passare dalla spensierata malizia adolescenziale (la Canzone lituana è tutto uno sfacciato doppio senso) all’abbandono languido o al senso di dolore, nostalgia e mistero che permea Melodya. Appare spontanea, ma sempre con buon gusto, accorto dominio del legato e delle dinamiche. Doti che si confermano anche nel ciclo Frauenliebe und leben di Schumann, dove tuttavia non si va molto oltre la bella storia d’amore, il lirismo sognante della fanciulla, il calore e la dolce malinconia della donna. Ottimo canto, buon fraseggio, ma non la profondità della liederista provetta, insomma, e un discorso simile potrebbe ripetersi con i due Lieder di Brahms, Zwei Gesänge op. 91, a cui favore gioca però l’autonomia dei testi e la ricchezza della scrittura in trio voce, pianoforte e viola. L’accostamento, che magari non contribuisce alla circolazione concertistica di questi brani (e siamo doppiamente grati agli artisti per la stesura di un così bel programma), è tanto felice da esser pronubo di un adattamento per lo stesso organico delle mazurke che Pauline Viardot aveva rielaborato come romanze da camera. Abbiamo così la gradita occasione di ascoltare ancora la viola di Tomasz Wabnic unirsi al piano di Marek Ruszczynski, un bel gioco di colori, fra caldo lirismo e arcate più taglienti, che si confà alla complessa scrittura brahmsiana, così come arriva ad amplificare teatralmente la vivace cantabilità delle mazurke. Kurzak dimostra di aver mantenuto l'innata dimestichezza con il belcanto, sia per il trillo, sia per l'estensione, sia per l’espressione brillante, sebbene talora la pur apprezzabile esuberanza mostra il limite di qualche grave un po’ appesantito, di qualche ombra di durezza. Si conferma l’idea di un ottimo soprano lirico dalla voce duttile e penetrante e dalla buona musicalità, non più leggiadro come la coloratura (anche, se non soprattutto, quella salottiera) vorrebbe, ma nemmeno portato, né per peso ed estensione né per accento, a imporsi in un repertorio più spinto. Dove torna a convincere senza se e senza ma è, infatti, nelle sei romanze scelte da cinque diverse raccolte di Čajkovskij. Qui la voce si muove nella sua dimensione ideale per estensione e tipo di scrittura, che articola con pienezza, sensibilità e franchezza d’accento, bello smalto, senza che il carattere prevalentemente malinconico soccomba mai a un generico lamento, anzi, mostri tutta la sua vitalità poetica. 

Al termine nessun bis, ma dopo aver cantato nelle lingue slave e nel tedesco delle sue origini e della sua prima formazione, dopo aver cantato nel francese “di famiglia”, si congeda con poche parole in italiano: la gioia e l’onore di essere alla Scala, l’auspicio di tornare presto in sale aperte al pubblico. Come non condividere?


 

 

 
 
 

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