L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Condividere un'emozione

di Roberta Pedrotti

La trasformazione della prevista Lucia di Lammermoor in A riveder le stelle ha visto aggiungersi ai nomi già previsti per l'opera di Donizetti un nutrito gruppo di grandi artisti internazionali, fra cui il soprano Eleonora Buratto, che canterà proprio nel numero finale della serata del 7 dicembre, l'inno alla libertà da Guillaume Tell. Nei giorni concitati delle prove, le abbiamo chiesto di raccontarci del suo primo, e particolarissimo, Sant'Ambrogio, ma anche delle esperienze vissute in questi mesi di spettacoli reinventati, rimodulati, trasmessi in tv e online. E, naturalmente, della sua vocalità, dell'evoluzione del suo repertorio, dei nuovi orizzonti dopo la pandemia.

Siamo ormai al conto alla rovescia per questo particolarissimo 7 dicembre. Ci può raccontare dal suo punto di vista come si è evoluto lo spettacolo che vedremo lunedì in tv? Quando è stata contattata, quali sono state le sue emozioni, come avete definito il programma e si stanno svolgendo le prove e le riprese? 

Dopo la cancellazione di Lucia, il teatro alla Scala ha subito pensato a come poter celebrare comunque S.Ambrogio. È nato così un progetto molto ampio e articolato, che capirò sicuramente meglio alla mia prova di sabato. Sono stata contattata poco dopo l’annuncio della cancellazione della Lucia di Lammermoor e ovviamente mi sono sentita onorata di far parte del cast. 

Il giorno di Sant'Ambrogio è una data mitica per tutti gli amanti dell'opera e gli addetti ai lavori, ma anche per chi si accorge che l'opera esiste solo in quel giorno all'anno e magari pensa sia solo fiori, gioielli e strascichi. Debuttare alla Prima della Scala in una situazione così particolare cosa significa per lei? 

Anche se è scontato dirlo, ovviamente sono molto emozionata di far parte di questo 7 dicembre, seppur in modo anomalo. È un debutto che immaginavo in modo tradizionale nel mio percorso artistico, ma non nego che sono felice di rompere il ghiaccio in questo modo. Condividere questo evento con così tanti colleghi forse aiuta a dividere tra di noi la responsabilità e l’emozione. Sarà una serata di grande musica che entrerà nella storia della Scala.

In locandina compare il nome di Gianluca Falaschi, ma Dominique Meyer per le signore ha parlato anche della collaborazione con importanti case di moda. Ci può dare qualche anticipazione? Tra l'altro anche al Festival Verdi era stata coinvolta in un interessante progetto sugli abiti da concerto, con delle creazioni degli allievi del corso di sartoria teatrale.

Gianluca Falaschi sta coordinando tutte le collaborazioni con le case di moda italiane. Io posso anticiparvi che indosserò due bellissimi abiti di Dolce e Gabbana, ai gioielli provvederà come al solito Cartier che mi fa indossare la sua alta gioielleria sia ai concerti sia per i servizi fotografici. A Parma è stata entusiasmante la mia collaborazione con la neonata Accademia di Alta Sartoria del Teatro Regio. Hanno fatto un abito fantastico solo per me, trovo doveroso dare spazio alle eccellenze e alla creatività italiana ogni volta che mi viene chiesto.

Parliamo di musica. Lei canterà un'aria densa di pathos come “Morrò ma prima in grazia” e poi l'inno alla libertà dal Guillaume Tell. In questi mesi, fra le altre cose, aveva cantato il rondò dalla Donna del lago a Pesaro e poi Elvira in Ernani a Parma, ma ricordiamo anche gli esordi con Mozart, o con Glauce in una bella edizione della Medea di Cherubini nel circuito lombardo. Belcanto, romanticismo, Verdi, Rossini: in che direzione sente che sta andando la sua voce per il futuro? Verso che ruoli e che repertorio si sta indirizzando? 

La mia voce in questi anni è maturata molto, grazie allo studio e al debutto oculato di alcuni ruoli. Mi ritengo un soprano lirico con le agilità, quindi posso affrontare alcuni ruoli verdiani, senza abbandonare Mozart e il Rossini serio. Nel mio futuro c’è anche un bellissimo progetto delle regine donizettiane a Valencia. Non so con esattezza dove potrò arrivare con la mia voce, le scelte vanno valutate di anno in anno o di debutto in debutto. Sicuramente sogno Leonora del Trovatore e Elisabetta del Don Carlo, ma anche Norma. 

In questi mesi, prima di questo 7 dicembre e dell'inno rossiniano alla libertà che speriamo dia a tutti un raggio di speranza, aveva partecipato ad altri eventi di grande valore simbolico. Su tutti il Requiem di Donizetti al cimitero monumentale di Bergamo, ma, da bresciana, direi anche il video che avete realizzato con Annalisa Stroppa per l'anniversario della Strage di Piazza Loggia. Ce ne vuole parlare? 

Due progetti molto emozionanti e importanti. La ripartenza dopo il lockdown è stata proprio con la registrazione del video con Annalisa e il Quartetto di Brescia. Ci sentivamo tutti commossi per poter lavorare insieme per una causa che ha segnato la storia di Brescia. Così come la commozione ha toccato livelli altissimi durante il Requiem di Donizetti. Non dimenticherò le lacrime che scesero a tutti noi al nostro arrivo al cimitero per le prove. È stato bello e impegnativo allo stesso tempo. 

Bergamo, Pesaro, Verona, Parma, ora Milano... Contesti diversi, all'aperto o in teatro, con diverse disposizioni ma sempre secondo rigide norme di sicurezza. Come è stato tornare a fare musica in questi mesi?  

Tutte queste regole mi hanno fatto sentire al sicuro. Certo, all’aperto è più facile mantenere il distanziamento, ma anche in teatro tutto è stato gestito in modo impeccabile. Purtroppo a volte non basta e questo ci fa capire che dobbiamo essere sempre vigili, ma senza arrenderci.

Ritornare a fare musica è stato tornare alla vita, abbiamo bisogno di arte, musica, palcoscenico e del confronto diretto col pubblico, di emozionarci per emozionare.

In molti casi si è stati costretti a registrare concerti e spettacoli senza pubblico per poi trasmetterli, come avete fatto anche con la Festa dell'Opera di Brescia. Ci vuole parlare anche del suo punto di vista su queste soluzioni? La forza di andare avanti e raggiungere il pubblico più lontano compensa il vuoto delle sale? 

Le registrazioni si sono dimostrate necessarie da subito. Non sostituiranno mai lo spettacolo dal vivo, ma, appena sarà possibile ritornare alla normalità, sarebbe bello mantere lo streaming e le registrazioni come supporto, per raggiungere un pubblico più ampio, per raggiungere persone che non possono andare a teatro per problemi economici o di salute. Non gratis: un esempio da imitare è la web tv del festival Donizetti di Bergamo.

Sperando che presto il vaccino e la prevenzione possano riportarci sempre più alla normalità, quali sono i suoi progetti e i debutti all'orizzonte. Più in generale, la crisi profondissima di questi mesi, secondo lei, cosa lascia nel nostro modo di vivere la musica? Cosa auspica per il futuro, sulla base di queste esperienze? 

Questa crisi ci ha fatto capire quanto sia importante la musica, ci è mancata come l’ossigeno. Per ora posso annunciare solo due impegni: il mio debutto di Desdemona al Liceu di Barcelona e La bohéme al San Carlo di Napoli a luglio. Spero che gli altri teatri che mi vedranno impegnata nelle loro produzioni le comunichino al più presto, perchè non vedo l’ora di presentarvi tutte le belle novità e i debutti del mio 2021 al completo.

Grazie e un caloroso in bocca al lupo!

A presto, speriamo, numerosi in teatro.


 

 

 
 
 

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