L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Brahms al quadrato

di Roberta Pedrotti

L'Orchestra Sinfonica Rossini propone un programma dedicato a Brahms che si apprezza per gli stimoli, le occasioni di crescita e di soddisfazione che offre a tutti i musicisti.

FANO, 22 marzo 2024 - Doppiamente Brahms, o anche di più, dato che il titolo del programma dell'Orchestra Sinfonica Rossini si riferisce sia alla presenza del Doppio concerto per violino e violoncello in la minore, op. 102 sia alle Variazioni su un tema di Joseph Haydn op. 65a a fare da pendant in una coppia di due pezzi brahmsiani collocati agli albori e al termine della sua produzione sinfonica. L'impaginato è ghiotto, ma i motivi per apprezzarlo non sono solo strettamente legati all'intrinseco valore musicale per l'ascolto. Si tratta, per l'importanza e l'impegno oggettivo che richiedono, di una di quelle sfide che un'orchestra deve porsi per crescere. Sono sfide che richiedono anche un pizzico di follia, valutando se si tratti di uno stimolo e di un passaggio necessario o, viceversa, di un passo troppo ardito; in ogni caso, val la pena osare, anche a costo di qualche passaggio un po' ruvido.

Come le Variazioni sono un banco di prova per la qualità e la coesione delle varie sezioni, per i loro rapporti e la capacità di reciproco ascolto ed equilibrio, oltre che per la tecnica individuale, così il Doppio concerto mette in campo due solisti e il coinvolgimento delle prime parti è pratica buona e giusta ad ogni livello per valorizzare i propri artisti, dar loro soddisfazione, incentivarne la crescita e la collaborazione, a maggior ragione in un pezzo come questo. Luca Bacelli, primo violoncello, è, peraltro, uno degli elementi di spicco della Sinfonica Rossini, lo avevamo già apprezzato sia in programmi cameristici sia nell'organico dell'Orchestra Mozart a Bologna (per esempio proprio nel programma brahmsiano diretto da Gatti un anno fa: Bologna, concerto Gatti / Orchestra Mozart, 11/04/2023). L'eleganza e la misura con cui affronta la sua parte indicano anche fin dal primo attacco il segno di una lettura improntata a un classico equilibrio reso con buona nonchalance, senza cercare a tutti i costi turgidi affondi, estremi contrasti e accenti assertivi. Si bilancia bene, quindi, con l'altro solista, la spalla Henry Domenico Durante, che all'attività in orchestra affianca soprattutto quella con il Trio Dimitrij e, quindi, sembra versato al gioco di squadra e di fioretto più che a imporre il protagonismo del solista. Questa linea sottolinea un senso di familiarità e coesione nell'organico ed emerge tanto più chiara nei bis, con due pezzi di Šostakóvič dedicati alla pace e la Ninna nanna di Brahms, che hanno coinvolto anche l'orchestra grazie alla penna di Noris Borgogelli, prima viola della Rossini (oltre che direttore, attore, arpista e mille altre cose...).

Se questi Brahms sono sfide, stimoli e soddisfazioni per orchestra e solisti, nondimeno lo sono per il direttore, anzi. Riccardo Bisatti, direttore ospite principale della Sinfonica Rossini, non ha nemmeno ventiquattro anni e sta ampliando il suo repertorio con vorace, onnivora rapidità, sia nell'opera sia nei concerti. Con sano entusiasmo e indubbia naturale attitudine, conferma anche una sicura preparazione di base, così affrontare a testa alta un debutto così impegnativo. La profondità e la maturità della lettura potrà venire con il tempo: non gli chiediamo ora di bruciar le tappe pretendendo di trovare un fenomeno o di stabilire a priori come un talento vada coltivato, ma ci auguriamo che questi anni di apprendistato diano buoni frutti e che le promesse di oggi fioriscano appieno domani.

L'affetto con cui il pubblico più fedele dell'Orchestra, che festeggia nel 2024 i suoi trent'anni, accompagna queste sfide crea, peraltro, l'atmosfera giusta per affrontarle, fra sprone, sostegno e convinti, meritati applausi.


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