L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

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Addio Brünhilde, ma senza pathos

 di Fernando Peregrín Gutiérrez

Alti e bassi fra le due compagnie e la concertazione di Die Walküre al Teatro Real di Madrid, nella produzione a impronta ecologica non del tutto risolta di Robert Carsen.

MADRID, 23 febbraio 2020 - Se guardiamo le statistiche che appaiono sul sito web Operabase.com, Die Walküre è il quinto titolo wagneriano più rappresentato dal 2004 al 2019, con 1174 recite di 375 edizioni in tutto il mondo. Contrariamente a quanto è scritto, non si tratta del dramma musicale più rappresentato di Der Ring des Nibelungen, anche se c'è poca differenza con Das Rheingold (1174 recite di 375 edizioni), che è quello che accumula più esecuzioni. In Italia è il terzo titolo più eseguito, dopo Tristan und Isolde e Der fliegende Holländer, con 61 recite di 16 edizioni.

In Spagna è il sesto titolo che accumula più esecuzioni in quel periodo di tempo: trentuno di nove allestimenti, meno della metà di quelli che sono stati offerti al pubblico spagnolo di Tristan und Isolde, il dramma musicale wagneriano più rappresentato nei teatri lirici spagnoli (sessantasette recite).

Il Teatro Real di Madrid ha scelto l'ultima produzione dell'Oper Köln per presentare al suo pubblico la seconda Tetralogia dopo la riapertura del teatro l'11 ottobre 1997. È stato pubblicizzato come "Eco-Ring", sebbene nel Prologo dell'Anello la presunta impostazione ecologica che gli autori della produzione, Robert Carsen e Patrick Kinmontth, volevano dare a questo ciclo di drammi musicali, si sia limitata a una sfilata incessante di comparse che gettavano immondizia sul pavimento del palcoscenico mentre suonava il preludio orchestrale, e a collocare la scena iniziale in una discarica, con le Rheintöchter come prostitute in cerca di cibo tra i rifiuti, forse simbolo del degrado dei fiumi e di tutto lo spazio naturale a causa dell’ Homo faber.

Se prestiamo attenzione alle dichiarazioni dei media del regista Robert Carsen in occasione della prima a Madrid, l'approccio ecologico in Die Walküre si riduce praticamente a nulla. Nella migliore delle ipotesi, a denunciare che l'essere umano si è creduto il dio dell'ambiente e che il suo rapporto con esso è la stessa relazione di potere che esiste tra le classi sociali. Per gli spettatori che non conoscevano queste dichiarazioni di Carsen, nulla di questo approccio è stato sicuramente notato

Inoltre, Carsen e Kinmonth hanno cercato di aggiornare la storia e hanno transferito senza alcuna logica l'azione a un periodo indefinito dopo la seconda guerra mondiale – come si può dedurre dalla Jeep dell'esercito americano danneggiata da qualche obice nemico - e hanno trasformato Hunding in un trafficante d'armi al soldo di una banda di sinistri ruffiani armati di mitragliette puntate al pubblico. La stessa capanna di Hundig diventa un nascondiglio di scatole piene di attrezzature e  armamenti, è stato abbattuto il frassino e ne rimane solo un pezzo di tronco nudo parzialmente coperto da un panno che nasconde la spada. È curioso che il duo creativo non si sia reso conto che una spada mitologica fra tanti fucili con baionetta risulti fuori luogo e avrebbe dovuto essere cambiata, per pura logica drammaturgica, con un Kalashnikov AK-47 destinato a Siegmund da suo padre, il "lupo".
Il problema è che la visione scenica mal si sposa al sistema dei Leitmotive e ai precisi riferimenti contenuti nella musica. Pertanto, per esempio, la descrizione del riflesso di luce che esce dalla spada incastrata nel grande frassino e l'apparizione per la prima volta del tema di Notung che emergono maestosamente dall'orchestra, rimangono semplici frasi musicali, appese al vuoto. 

Per le nove recite di questa stagione, ci sono state due diverse compagnie. Abbiamo ascoltato la seconda nella replica del 23 febbraio, ma anche la prima nella prova generale.

Daniela Sindram era Fricka in entrambi i cast, ed è stata l'elemento di maggior relievo delle due compagnie di canto. È un mezzosoprano drammatico wagneriano sia per il colore sia per l'estensione della voce, che gestisce con grande tecnica. È anche una magnifica attrice che ha dato risalto al suo ruolo, pur vestita da Patrick Kinmonth, scenografo e costumista, come un'altezzosa donne borghese in tailleur con collo di pelliccia molto demodé Nel confronto con Wotan ha surclassato il marito con ricchi colori vocali che corrispondevano perfettamente alla sua rabbia di divinità oltraggiata. Inoltre, ha sempre cantato con un'articolazione molto chiara.
Questo è un punto focale di Die Walküre e dell'intero Anello, poiché in esso si discute la libertà dell'uomo di fronte al controllo degli dei, che intervengono talvolta in favore, talvolta contro l'eroe (un tema, quello
dell’autoredenzione umana, chiave nella soteriologia nella Lutheranweltanschauung e nell'universo mitologico di Wagner). Ma non è stata una scena di rilievo, a causa dei limiti di James Rutherford, un Wotan di poca maestà e autorità che assomigliava di più a un ufficiale isterico di una caserma militare. La sua voce è di materia prima superiore a quella di Tomasz Konieczny, impegnato nel primo cast, sebbene nessuno dei due sia un vero baritono wagneriano e abbia - più Rutherford di Koniecny - gravi limiti nel registro acuto e mancanza di densa carnosità in basso .
Senza dubbio, uno dei momenti più emozionanti di Die Walküre e di tutti i Ring des Nibelungen è Wotans Abschied, l'addio di Wotan a sua figlia Brünhilde. Vale la pena di soffermarsi su questo straordinario e completo ritratto drammatico, psicologico e musicale del dio. La scrittrice Jean Medawar in A Very Decided Preference - biografia del marito, il grande scienziato e il premio Nobel per la medicina Peter Medawar - racconta 
che una volta lo sorprese nel suo ufficio ascoltando proprio questo grande, tenero e rassegnato saluto rivolto da  Wotan alla figlia e che il grande scienziato e umanista era in uno stato di grande shock, e persino le lacrime stavano sgorgando. Dice di averlo rimproverato per essere stato così commosso da quella musica di Wagner mentre, al contrario, non era stato commosso o aveva  reagito emotivamente in questo modo quando, di recente, una delle sue figlie era fuggita da casa per diversi mesi. Il grande immunologo - il cui lavoro consente il meraviglioso successo dei trapianti - imperterrito e facendo ricorso alla sua flemma britannica rispose: “Non è lo stesso, my dear. Le mie emozioni sono commosse dall'arte. "

Ma nel Real non c'era quasi nessuna emozione o dignità in questo prodigioso addio dal dio-padre alla figlia e prediletta Walküre. James Rutherford, la cui voce è potente e di una certa bellezza, non era in grado di cantare con pathos, nobiltà, tenerezza, compassione, dignità stoica e tormento epico la frase che dà pieno significato a ciò che Wotan rappresenta nella Tetralogia wagneriana: "Der freier als ich, der Gott!" ("Uno più libero di me, il dio!"). Né Konieczny era molto meglio, un po' rude di voce dura, strozzata nell'emissione, sebbene abbia metallo e potenza. Entrambi hanno difficoltà a cantare a mezzavoce e a modularla nelle dinamiche, il che limita notevolmente il palpito del loro addio.

Il momento migliore del secondo cast è stato il primo atto, in cui abbiamo potuto vedere un grande Ain Anger come Hunding, di cui ha reso un ritratto convincente per colori e intenzioni. Nel primo cast ha cantato René Pape, un wagneriano di riconosciuta esperienza e qualità vocale, ma non ha superato il giovane Anger, dotato di voce più scura e densa. Aveva come compagni questo ménage à trois (un chiaro riflesso di ciò che Wagner viveva a Zurigo nei giorni in cui compose quest'opera), Christopher Ventris (Siegmund) ed Elisabeth Strid (Sieglinde). Il tenore ha una bella voce e potenza sufficiente, timbro e tessitura adeguati a questo personaggio, così come le capacità drammatiche e scene, benché non sia un vero e proprio Heldentenor. Tuttavia, ha mostrato segni di stanchezza e difficoltà nel secondo atto, in cui anche Elisabeth Strid è apparsa meno brillante rispetto al primo. Più o meno allo stesso livello di qualità artistica c'erano Stuart Skeleton e Adrianne Pieczonka, con voci più piccole e asciutte rispetto ai loro colleghi nel secondo cast.

Ricarda Merbeth (primo cast) e Ingela Brimberg (secondo) hanno interpretato Brünhilde con professionalità e doti di buone attrici, ma non hanno convinto del tutto. Questo personaggio è stato il più colpito dalla concezione teatrale di Carsen, che l'ha resa una ragazza ribelle semplice, testarda e troppo spaventata di suo padre.
Le otto valchirie hanno cantato bene e, a parte qualche cedimento nell'estremo acuto, hanno svolto il loro lavoro correttamente. All'interno di questo livello medio accettabile, Sandra Fernández si è messa in evidenza come Waltraute.

C'era molta differenza nell'orchestra tra il giorno delle prove generali e la sesta recita del 23 febbraio. Il miglioramento sia nella direzione di Pablo Heras-Casado sia in legni, ottoni e percussioni è stato notevole. Gli archi, in particolare i violini, suonavano con fuoco, ma senza densità e nerbo, con poco contrasto nelle articolazioni wagneriane.

Heras-Casado, direttore ospite principale, ha fatto uno sforzo notevole per entrare in quel cosmo musicale che è Die Walküre ed è migliorato rappresentazione dopo rappresentazione. Ma è ancora immaturo nell'avvicinarsi alla tetralogia con abilità, senso delle strutture wagneriane e, soprattutto, naturalismo descrittivo e onomatopeico - molto confuso e poco intenso l'inizio del preludio, dove la tempesta e l'acquazzone e la folle corsa di Siegmund che fugge dai suoi inseguitori, attraverso una foresta di terreno accidentato che lo fa inciampare e cadere più volte, sono descritti in dettaglio – che si intreccia con il simbolismo di temi e Leitmotive e con il loro sviluppo.


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