L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Mozart qui e ora

di Roberta Pedrotti

La stagione della FORM, orchestra filarmonica marchigiana, fa tappa a Fabriano per un bel concerto dedicato a Mozart con solisti Alessandro Milani e Luca Ranieri, sul podio il direttore musicale Alessandro Bonato.

Giochiamo, almeno, a trovare il lato positivo. Sembra che tutti vogliano programmare le première streaming di sabato sera e in poche ore bruciamo chilometri per cercare di seguire il più possibile. Così, per esempio,vediamo tutti quanto sia bello il teatro di Fabriano. Chi lo conosceva, fabrianesi esclusi? Il lato positivo non è poi così male, se incentiva, non appena possibile, noi a viaggiare per vedere di persona e, si spera, le amministrazioni, a valorizzare nel reale questi spazi balzati alla ribalta virtuale.

In attesa di saggiare un’acustica che si dice ottima, ci prendiamo l’aperitivo da casa con un bel Mozart. E se da Trieste imposta i suoi programmi su solisti emergenti e direttori consolidati (anche se poi capita che abbiano solo quattro anni di differenza: Streaming da Trieste, concerto Tashko/Spotti, 13/02/2021), a Fabriano i rapporti anagrafici si ribalterebbero, con una bacchetta (che però è quella principale dell’orchestra regionale marchigiana) giovanissima e due solisti di più lungo corso. Eppure, in entrambi i casi, sono i fatti a parlare e ad annullare i calcoli anagrafici per lasciar spazio solo alla musica. Alessandro Milani e Luca Ranieri, prima viola e primo violino dell’orchestra Rai come tappa corrente di curricula di tutto rispetto, fanno della consuetudine sullo stesso palco il valore aggiunto di un comune sentire nella gestione del suono e del fraseggio. Nella Sinfonia concertante per violino, viola e orchestra K 364, è un piacere sentirli duettare, incalzare, dialogare, unirsi nei passi più cantabili dell’Andante o colorire di sofisticate gradazioni dinamiche gli scambi e le eco più brillanti dell’Allegro maestoso e del Presto. L’intonazione netta è espressione di una cura dell’emissione inscindibile da un porgere intelligente, sul filo dell’affetto che si fa pathos senza perdere nobiltà. La sintonia con la concertazione di Alessandro Bonato è appagante. Lo si sente - per quanto possibile dallo streaming - nella scioltezza con cui dinamica e agogica si sviluppano, lo si sente nell’unità di intenti. Per quanto eccellenti, Milani e Ranieri risultano primi inter pares e l’impasto degli archi con gli interventi di oboi e corni compie una suggestione coloristica che fa da logico trait d’union fra il giovanile Lucio Silla, di cui si ascolta l’ouverture, e la Sinfonia n.40, risalente agli ultimi anni di vita del compositore. Nondimeno, il ruolo del cembalo al continuo è gestito con sapienza, nel naturale equilibrio dell’organico e delle sonorità, non come un retaggio del passato a tintinnare per dare un tono di storicamente informato fine a se stesso. Ecco che, invece, l’ouverture dell’opera scritta nell’adolescenza per Milano coniuga quel pizzico di solennità e di illuministico retaggio metastasiano con lo slancio di un dramma dai tratti più notturni. Ecco che la Sinfonia n.40 dell’ormai trentaduenne Amadé non ostenta quel moto interno che sorge naturale nel crescendo, nelle progressioni, nella dialettica dei temi che sembra portare alle massime ed estreme conseguenze la forma sonata - la Jupiter è dietro l’angolo, un giovanotto di Bonn già scalpita per trasferirsi a Vienna. Ma non bisogna sforzarsi di guardare avanti a tutti i costi. Tutto è già lì, di per sé, badando al segno scritto che prende così bene forma quando in esso si cerca prima di tutto il senso, la logica, quando la virtù della sprezzatura dissimula ma non cancella il rigore e nella grazia non edulcora, ma veicola il messaggio. Anche a distanza, ci basterebbe conservare qualche battuta dell'Andante della Sinfonia concertante, l'incipit e un pizzico del Minuetto della n. 40.

Giochiamo a trovare il lato positivo, con una gran voglia di ritrovare aperti e attivi tanti bellissimi teatri anche di provincia, con la testimonianza che non basta avere tutto il Mozart - splendidamente - suonato, diretto, inciso finora: abbiamo bisogno di ascoltare hic et nunc il Mozart di oggi.

 


 

 

 
 
 

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