L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

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Buon compleanno, Virginia!

 di Gina Guandalini

Oggi, 21 ottobre, il soprano Virginia Zeani compie 90 anni. A Palm Beach in Florida, dove vive un “pensionamento” lucidissimo e attivo, le inviamo i nostri più affettuosi auguri.

Chi scrive ebbe la sua iniziazione operistica con una Traviata la cui protagonista era lei, e Alfredo era Kraus. Nella sua ingenuità, la piccola spettatrice entusiasta pensò “Dunque l’opera è questo! Allora, per tutto il resto della mia vita io ascolterò e vedrò cose di questo livello….” No, non sarebbe stato sempre così.

Nata a Solovăstru, in Transilvania, a nord della Romania, Virginia Zehan, poi Zeani, studiò a Bucarest con il soprano russo di coloratura. (ma di studi italiani) Lydia Lipkowska. Nel ’47 il console italiano rimase impressionato dal talento di Virginia, tanto da organizzare i suoi studi in Italia. Nel marzo del ’47 le ventunenne studentessa si presentò a Milano alla porta di Aureliano Pertile.

“Gli feci sentire La Bohème che sapevo già a memoria. ‘Bellissima voce, con molti colori, dobbiamo lavorare sulla dizione’ commentò lui”, ricorda Virginia. “Poi gli cantai La Traviata. ‘Ho cantato Traviata con la miglior Violetta dei miei tempi, Claudia Muzio’ fu la premessa di Pertile al suo giudizio più che lusinghiero su quella affascinante Violetta. “ E mi diceva che, dal punto di vista tecnico, non avevo problemi, ogni nota era al suo posto, tutto andava bene”.

L’illustre tenore e la sua consorte videro l’emozione e la serietà di questa postulante e si può dire che l’adottarono. “Pertile mi diceva che dovevamo lavorare un po’ sul legato e sulle consonanti doppie delle parole italiane. Ma anche sul fraseggio che contraddistingue le registrazioni del ‘tenore di Toscanini’. Mi insegnò a lavorare sui colori che esprimono il senso delle parole secondo il loro contesto e lo stile dell’opera. Avevo preparato Traviata con la Lipkowska, ma con Pertile lavorammo sul lato eroico dell’animo di Violetta, sul suo coraggio, ma senza alcuno stridore nel suono. Poi, per Mimì, lavorammo sul legato che permette i diminuendo e i crescendo che sono necessari. Pertile mi mostrò che non basta alla voce essere pesante o leggera; deve anche essere “nel mezzo” e questa parte della voce – il medium – va sviluppata finché si è giovani. È dal mezzo che raggiungi la stratosfera e i momenti drammatici. A 21 anni la mia voce non era drammatica per Violetta, ma a Pertile dissi che cercavo di esprimere la sua anima e lui capì; mi mostrò come ottenere questo quando si è giovane.”.

A Milano in quella fine degli anni Quaranta la Zeani studiò con i più leggendari maestri ripetitori della Scala: Antonio Narducci, Edoardo Fornarini, Leopoldo Gennai, Antonio Tonini. Contemporaneamente si iscriveva alla Cattolica di Milano in lettere e filosofia. Il 16 maggio ’48 Virginia Zeani debuttava in Traviata a Bologna accanto ad Arrigo Pola, in sostituzione della Carosio. Le affidarono una trentina di recite e in quel ruolo si sarebbe esibita tutte le stagioni dal ’48 al ’73, per un totale storico di 648 recite. Una Violetta di riferimento, affascinante, ricca di pathos, cronologicamente parallela a quelle più celebri nel lungo arco che va dalla Albanese alla Sills.

Nel gennaio del ’50 la Zeani andò in tournée in Egitto con Beniamino Gigli, debuttando così nell’Elisir d’Amore accanto al mitico tenore. Aveva 24 anni, Gigli era sessantenne. Alla fine dell’opera Nemorino abbraccia Adina, e lui le disse “Cara mia, sai che cosa ci divide? Quaranta chili e quarant’anni! Senza quelli, ti potrei abbracciare con molta più facilità.”

Due anni dopo Virginia sostituì la Callas nei Puritani a Firenze su richiesta di Serafin, abbagliando Nicola Rossi Lemeni che pare non fosse stato informato dell’avvicendamento.

Nel ’56 fu Cleopatra alla Scala nel Giulio Cesare di Haendel, con Corelli e la Simionato, e (come usava all’epoca) con Rossi Lemeni nel ruolo del titolo. Durante le prove l’affascinante basso le chiede di sposarlo; ma Virginia era super impegnata a preparare il ruolo di Blanche de la Force che Poulenc le aveva personalmente chiesto di assumere nella prima mondiale dei Dialoghi delle Carmelitane alla Scala nel gennaio ’57. In seguito al successo di quella prima mondiale Virginia disse di sì a Nicola (Ghiringhelli non fu molto felice). La carriera della Zeani nel massimo teatro italiano continuò soltanto con I racconti di Hoffmann nella stagione ’60-’61 (fu il primo soprano ad affrontare tutti e quattro i ruoli femminili in quel teatro) e si concluse con undici recite di Butterfly nel febbraio-marzo ’66.

Nel ’57 Virginia Zeani cantò Lucia di Lammermoor – opera all’epoca dimenticata in Inghilterra – allo Stoll Theatre di Londra. Il successo di quello spettacolo costrinse la direzione artistica del Covent Garden a rimandare l’edizione con Joan Sutherland di quasi due anni. Nel 2010 Bonynge e la Sutherland ricordarono quelle recite allo Stoll in una lettera a Virginia; “straordinaria l’emozione; non hai idea della profonda impressione che ci hai fatto. Non avevamo mai sentito in concreto un soprano belcantista così opulento, così sontuoso e così vellutato. Una voce con una grande tecnica, un’estensione incredibile, e piena di emozione”

Con Alfredo Kraus si creò un rapporto speciale. Erano entrambi giovani e belli, arditi vocalmente ed eleganti stilisticamente. Condivisero quasi duecento recite di Lucia, Puritani, Manon di Massenet, Sonnambula, e decine di Traviate. ”Gli ho parlato un mese prima che morisse, nel 1999” ha detto Virginia. “Mi disse che non riusciva a sopportare la perdita di sua moglie (avvenuta due anni prima). Come lo capivo! Anch’io, dopo la morte di Nicola nel ’91, mi chiedevo come avrei potuto andare avanti…”

Attivissima in scena fino al 1982, Virginia Zeani ha spaziato da Mercadante a De Banfield. Nell’81 assunse la direzione del settore canto alla prestigiosa Università di Bloomington in Indiana insieme al marito. Aveva sposato Rossi Lemeni nel ’57 e il sodalizio personale e artistico si concluse solo con la scomparsa di lui nel 1991.

Del suo insegnamento ha detto: “Naturalmente si deve lavorare sull’agilità, la purezza dell’intonazione, su tutti i ‘trucchi’ dei trilli, delle roulades, dello staccato, degli attacchi. Ma i cantanti di oggi spesso scordano ciò che per me era il più importante: l’espressività, il fraseggio, l’emozione. Il mio lavoro più accanito è sempre stato sul colore del timbro insieme al legato. Persino il bel canto è qualcosa di più che bel timbro – dev’esserci la bellezza dell’espressione, non solo nella voce, ma nel viso, nel corpo, anche negli occhi.”

 

Fino al 2004 la Zeani ha seguito un gran numero di allievi, tra i quali Sylvia McNair, Susan Patterson, Stephen Mark Brown,  Vivica Genaux,  Elina Garanca .

La discografia ufficiale di Virginia Zeani è, com’è noto, scarsa. Un recital DECCA del ’57 era diretto da Gavazzeni e comprendeva tutti gli hits della prima fase della sua carriera: Traviata, Puritani, Sonnambula, Lucia, Bohème. L’anno seguente fu Patané a dirigerla, per la stessa prestigiosa etichetta, in arie di Puccini. E qui, tra le altre splendide interpretazioni, c’è la più sontuosa esecuzione di “O mio babbino caro” della storia; ascoltare (su You Tube) per credere. Poi, un dispetto di un tenore capriccioso e soprattutto un mercato monopolizzato da Callas e Tebaldi prima e Sutherland poi – ogni soprano attivo tra il ’50 e il ’70 ne ha saputo qualcosa ! – la incanalò su etichette a minor diffusione mondiale – Musica et Litera, Cetra, la rumena Electrecord.

Ovviamente è sulle testimonianze radiofoniche, televisive e dal vivo che ci dobbiamo basare per ricostruire la sua personalità. Grazie all’ammirazione di numerosi estimatori, i più forniti e attivi dei quali si firmano “Charlotteinweimar” e “Addiobelpassato”, numerosi filmati You Tube ci permettono di riprendere in mano il caso Zeani, di valutare appieno nella loro emozionante portata la sicurezza della sua tecnica, la bellezza del suo timbro, il pathos del suo fraseggio e naturalmente il suo physique du rôle abbagliante. Questo nonostante le testimonianze visive siano poco numerose – non certo all’altezza dell’importanza storica della Zeani, e spesso con la voce montata sopra il filmato. "La Hedy Lamarr dell’opera” l’ha definita il soprano Aprile Millo, paragonandola anche a Yvonne De Carlo. Chi scrive pensa soprattutto a Vivien Leigh.

Ma il materiale postato finora non è ancora interamente all’altezza di questa artista per quantità, non ne dà la misura complessiva. Manca, all’estimazione universale, per una esatta valutazione dell’importanza della Zeani, quella che chi scrive ritiene tuttora la Desdemona rossiniana per antonomasia; emozionante, insuperata. Lo testimonia la registrazione Rai del 1960, diretta da Previtali; e un recital PHILIPS del ’64, con la preghiera e la morte dell’eroina.

Ma perché dimenticare Zelmira (Napoli 1965, direttore Carlo Franci)? I cosiddetti ruoli Colbran non abbisognano di contralti estesissimi, ma più semplicemente di cantanti con il registro centrale ricco ed eloquente, come appunto la Zeani di queste registrazioni. Non si vuole dimenticare la donizettiana Maria di Rohan (Napoli 1962), o alla RAI un finale di Anna Bolena notevolissimo per pathos, in quel cruciale 1958 in cui sembrava che il regno Callas stesse tramontando; o ancora la verdiana Alzira (Roma 1967, con Cornell McNeil). Lo sappiamo: puntigliose questioni di stile e soprattutto di gusto le hanno fatto preferire le belcantiste “specializzate” del dopo-Callas, Gençer in testa.

Ma è chiaro che oggi si torna ad apprezzare le voci ricche di armonici e di “pasta” e dunque su Virginia Zeani si riapre un discorso interessantissimo. Un cofanetto di 9 CD, "The Artistry of Virginia Zeani" è stato recentemente pubblicato dalla casa Musique Aria e include La traviata della RAI completa. Un passo avanti nel recupero della sua arte.

Gli storici dell’opera devono ancora valutare interamente la sua Violetta, sulla scorta di almeno cinque registrazioni: la più antica, per ora, fu ripresa all’Arena Flegrea nell’agosto ’56, diretta da Angelo Questa con Gianni Raimondi; nel ’60 sono state registrate due Traviate-Zeani, una diretta da Nello Santi al Covent Garden in sostituzione della Sutherland ( Richard Bonynge – si è visto il suo entusiasmo nel ’57 - ha elencato Virginia tra le massime interpreti operistiche da lui ascoltate – dopo sua moglie – insieme alla Tebaldi) e una misteriosa edizione di studio Musica et Litera diretta da Napoleone Annovazzi, difficile da reperire in forma integrale. C’è poi la appena citata edizione della RAI di Roma del settembre ’63, sotto la bacchetta di Mario Rossi ( ma viene suggerita anche la data del maggio ’65). Infine la registrazione rumena Electrecord del 1968, con concertatore Jean Bobescu.

Tra gli ammiratori della Zeani ce n’era uno illustre, Federico Fellini, che era vicino di casa, con la moglie Giulietta Masina, dei coniugi Rossi Lemeni a Fregene. Un uomo assorto nel suo mondo personale, che non riusciva ad amare l’opera, ma che apprezzava moltissimo Virginia e Nicola.

Alla cara e grande artista, professionista e donna passionale, figura scenica abbagliante e anima piena di slanci, il più sentito e affettuoso augurio.


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