L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Concerto di Veronalirica in memoria di Rosangela Tuppini

Una Rosa fra gli Angeli

 di Andrea R. G. Pedrotti

 

Commuovente concerto in memoria di Rosangela Tuppini, indimenticabile anima del circolo Veronalirica, scomparsa un anno fa.

VERONA, 3 aprile 2016 - Un anno dopo la scomparsa della Signora Rosangela Tuppini, il circolo Veronalirica promuove, in sala Maffeiana, un concerto in ricordo di colei che fu l’anima promotrice dell’associazione, con la assennata idea di fondere i circoli “Verdi” e “Zenatello”, che fino a quel momento si erano fatti inutile concorrenza, arrivando a poter effettuare i concerti, caratterizzati in più occasioni da inaugurazioni stagionali monumentali, e dalla presenza di grandi artisti di fama internazionale. Non ne citeremo alcuno, per eludere falle nella nostra memoria, oltre che per il gran numero di stelle che si sono succedute sotto le insegne di Veronalirica.

Il concerto di domenica, però, non è stato grande, monumentale, imperioso, ma intimo e sentimentale. Personalmente ricordo ancora il concerto dell’aprile 2015 e la grande dignità del dottor. Tuppini nel mantenere il riserbo e l’intimità del dolore, dopo l’esibizione degli artisti. Pochi giorni dopo, al teatro Filarmonico, andava in scena Il Barbiere di Siviglia, quando l’attuale segretario artistico del circolo, Renato Martino, mi riferì dell’accaduto. Provai grande stima, in quel momento, per il dottor Tuppini e per la forza che dimostrò nel celare il dolore, proseguendo nel suo lavoro, nonostante la perdita della sua carissima Rosangela.

Le rose pungono e si impegnano, così come faceva la signora Tuppini nel superare in tenacia e caparbietà i massimi dirigenti teatrali, ma i petali possono cadere, portandone l’anima nel regno degli angeli, tramutando la sua figura nell’anima che deve sempre guidare lo spirito del circolo.

Purtroppo il tenore Paolo Fanale non ha potuto partecipare all’evento per un inconveniente familiare che noi tutti speriamo si risolva al più presto, ma l’intraprendenza di Veronalirica non s’è fatta piegare ed è riuscita a trovare non uno, ma ben due sostituti del tenore, ossia Jesús León (che con Fanale condivide il registro) e il soprano Madina Karbeli, entrambi impegnati nella prossima Sonnambula al teatro Filarmonico, rispettivamente nei ruoli di Elvino e Lisa.

Tutto sul filo del sentimento e del romanticismo etereo, senza tragedia: questo è stato il concerto di Veronalirica. Si è partiti dalle sfumature di Nadir da Les Pêcheurs de perles di Georges Bizet: “Je crois entendre encore”. È un bell’inizio, fatto del tormento del ricordo, un ricordo che, nel contesto in cui ci trovavamo, rimandava alla memoria d’una persona assente nella carnalità, fra il numeroso pubblico, ma ben salda in spirito. Bravo Jesús León nella gestione dei fiati, delle mezzevoci e del fraseggio.

Il ricordo può essere tormentoso, quando ci si trova in una tempesta del sentimento e chi lo prova non può far altro che ritrovarsi pietrificato, nella condizione di “Come scoglio immoto resta”. Una condizione di vita e primo verso dell’aria di Fiordiligi dal Così fan tutte di Mozart, affidata alla voce sonora di Madina Karbeli. La scuola degli amanti può esser tormentata da contrasti e da passioni incontrollate, che talvolta di devono piegare innanzi all’ineluttabilità del fato. Rigoletto e La forza del destino vengono interpretate dal clarinettista Giampiero Sobrino (vice-direttore artistico della Fondazione Arena), la prima secondo le note della Fantasia Brillante di Luigi Bassi e Ernesto Cavallini, la seconda in una Parafrasi del principio del III atto di Giuseppe Verdi. Oltre al clarinettista, i brani sono stati eseguiti dalla pianista Patrizia Quarta, colonna portante dei concerti di Veronalirica.

Siamo partiti da Bizet e torniamo a Bizet, con la bellissima aria di Micaëla, dal terzo atto di Carmen, “Je dis que rien ne m'épouvante”. Un’aria del personaggio più etereo di quest’opera, affidata al registro più etereo (quello del soprano) della brava Madina Karbeli.

Tormenti, destino sogni infranti, ma dopo la notte giunge sempre l’alba, la si aspetta e la si spera, come nel Roméo et Juliette quando il giovane Montecchi sogna a occhi aperti, sperando di coronare il suo sogno d’amore, cantando “Ah, lève-toi, soleil!”, nell’interpretazione di Jesús León.

È giunto il momento degli archi e del primo violino della Fondazione Arena, Gunther Sanin, che ci portano nell’elegia del languido tango di Astor Piazzolla Chiquilín de Bachín.

Il fermento diventa struggimento e il timore, la paura in “Come uno spirito angelico”, eseguito con la cabaletta “Bagnato il sen le lagrime”, dal Roberto Devereux di Donizetti, intonata da Jesús León. Si spera si possa evitar di piangere d’affanno e ci si affida a una preghiera, una supplica che un uomo non sarebbe mai in grado di pronunziare, perché questa dev’essere affidata alla voce d’una tenera fanciulla, come Lauretta del Gianni Schicchi di Giacomo Puccini, che –accompagnata da violino e pianoforte- supplica si rivolge al padre, per avere il suo Rinuccio.

Ultimo brano strumentale, del programma regolare, è tratto dal grande cinema e da Il Postino di Tornatore con le belle musiche del premio Oscar Luis Bacalov.

Ora si è arrivati a ciò che Veronalirica non doveva proporre: si può resistere a tutto, ma non a La bohème. Chi scrive detesta profondamente lo straordinario capolavoro di Giacomo Puccini per la sua capacità di vincere ogni rigore emotivo: una storia vera, la complessità dei sentimenti di semplici uomini, sublimanti nelle note di uno dei più grandi capolavori di tutti i tempi. Quando il presentatore, Davide Da Como, ha annunciato il titolo è cominciata a sorgere l’emozione: a La Bohème non si può mai resistere, non si può contrastare la meraviglia degli accenti di musica e parole di un duetto come “O Soave Fanciulla”, come irresistibili sono frase seguenti nel libretto come nel quartetto del terzo quadro o il devastante (per l’impossibilità di mantener dignità da parte dell’ascoltatore) assolo di Mimì nel quarto quadro. Ed è ancora una volta struggente l’epilogo del primo incontro fra il poeta e la ricamatrice parigina.

Si spera sia finita, ma il titolo dell’ultimo brano, un bis per violino e pianoforte, “Pene d’amore”, è suggellare a un ricordo sempre vivo e a concludere uno dei migliori concerti di Veronalirica, nonostante le scuse del dottor Tuppini, per i cambi dell’ultimo momento.

L’appuntamento è a domenica 10 aprile per l’ultimo concerto della stagione di Veronalirica.

 


 

 

 
 
 

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