L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Indice articoli

Mettici il cuore: la prima Opera Live Cooking

debutta al Teatro Coccia di Novara

con Antonino Cannavacciuolo

Lo chef stellato sarà per la prima volta su un palcoscenico nei panni di se stesso in occasione di una novità assoluta nel teatro piemontese

Libretto di Vincenzo De Vivo, su un soggetto di Luca Baccolini. La musica è di Valentino Corvino

Regia di Roberto Recchia e Umberto Spinazzola

Novara, Teatro Coccia, domenica 10 novembre, ore 20.30

Sarà Antonino Cannavacciuolo, chef stellato e amato volto della TV, il protagonista di Mettici il cuore (dal titolo di uno dei suoi libri), novità assoluta del format Opera Live Cooking in scena al Teatro Coccia di Novara, domenica 10 novembre alle ore 20.30.

Il soggetto, scritto dal giornalista Luca Baccolini che ha lavorato a quattro mani con il librettista Vincenzo De Vivo, ambienta questa nuova opera nella cucina dello Chef che ospita eccezionalmente un ciclo di lezioni a numero chiuso. I primi ad iscriversi sono Samantha (Elena Belfiore), una ricca signora dell’alta borghesia sempre alla guida del suo Suv, regolarmente parcheggiato in doppia fila; Narciso (Ilham Nazarov), un aspirante food blogger, social-addicted, col vizio di non staccarsi mai dal suo smartphone; Furio (Federico Sacchi), un ingegnere di mezza età che attraverso la cucina spera di ricrearsi una nuova vita e un’immagine un po’ più al passo coi tempi; Rudy (Riccardo Della Sciucca), un “Rodolfo” contemporaneo, studente fuori corso, primo ad entrare in cucina perché innamorato di Mimì (Federica Guida), assistente dello Chef. Le storie dei protagonisti si intrecciano per dare vita ad un’opera che racconta il viaggio di formazione di un giovane che, grazie all’incontro con lo chef Cannavacciuolo, capirà che la buona tavola, come la grande musica, ha regole antiche e segreti da capire in profondità, al di là di ogni apparenza.

Il live cooking è parte integrante di questo spettacolo con la regia di Roberto Recchia e Umberto Spinazzola; la partitura – in cui il melodramma si fonde con i ritmi contemporanei di pop e jazz – è stata composta per l’occasione da Valentino Corvino che salirà anche sul podio per dirigere l’Orchestra del Teatro Coccia. Le scene sono state disegnate da Marco Carella e le luci da Ivan Pastrovicchio.

La struttura drammaturgica dell’opera prevede il “tradizionale” susseguirsi di arie, recitativi, concertati e duetti alternati a momenti parlati dello Chef, impegnato in scena nella creazione di un vero e proprio piatto di alta cucina, le sue celebri Linguine con calamaretti spillo e salsa di pane di segale. Nei panni del maestro, Antonino Cannavacciuolo sarà il demiurgo che scioglierà tutti i dubbi degli allievi attraverso le rigide regole dei fornelli, sempre da rispettare ma mai fini a se stesse se non accompagnate dalla passione e dall’amore per la cucina, mezzo per raggiungere il cuore dei destinatari dei piatti.

Con il progetto Opera Live Cooking il Teatro Coccia, guidato da un anno dal direttore Corinne Baroni, vuole tracciare una nuova strada multidisciplinare per raggiungere l’obiettivo primario di un teatro di tradizione, cioè stimolare il dialogo, essere luogo di aggregazione e centro di sperimentazione per creare nuove forme di contaminazione dell’opera lirica.

Il debutto al Teatro Coccia di Antonino Cannavacciuolo appare come un approdo “naturale”, poiché da tempo lo chef gestisce il Bistrot attiguo al foyer. Le sue cucine a Villa Crespi – ristorante due stelle sul lago d’Orta, premiato nelle scorse settimane da Tripadvisor al terzo posto fra i preferiti di tutto il mondo – si sono più volte aperte durante il periodo di prove a team creativo e interpreti per trasferire sulla scena atmosfera e umori reali del “dietro le quinte” di un celebre ristorante.

Teatro Coccia

Domenica 10 novembre, ore 20.30

METTICI IL CUORE. CANNAVACCIUOLO ALL’OPERA

Opera Live Cooking

Musica e direzione d’orchestra Valentino Corvino

Libretto di Vincenzo De Vivo

da un soggetto originale di Luca Baccolini

Regia Roberto Recchia, Umberto Spinazzola

Scene Marco Carella

Luci Ivan Pastrovicchio

Assistente alla regia Matteo Minetti

Lo Chef Antonino Cannavacciuolo

Mimì Federica Guida

Samantha Elena Belfiore

Narciso Ilham Nazarov

Rudy Riccardo Della Sciucca

Furio Federico Sacchi

Orchestra del Teatro Coccia

Produzione Fondazione Teatro Coccia in collaborazione con STM – Scuola del Teatro Musicale

Con il sostegno della Camera di Commercio di Novara

Partner tecnici Promoled e Global Production Srl

Biglietti a partire da 37,00 euro acquistabili presso la biglietteria del Teatro Coccia (Via Rosselli, 47), aperta da martedì a sabato dalle 10.30 alle 18.30 e su www.fondazioneteatrococcia.it


LUCA BACCOLINI INTERVISTA VALENTINO CORVINO

Valentino Corvino, perché “Opera Live Cooking” può essere considerata a tutti gli effetti un'opera?

Perché nonostante convivano linguaggi diversi (perfino il jazz o la musica latina) la vocalità rimane sempre lirica e i meccanismi della trama e delle scene sono figli dell'opera tradizionalmente intesa. Questa è la mia prima esperienza di composizione (e direzione) di un'opera. Avevo scritto un musical per famiglie - “Favole al telefono” -, ma questa posso finalmente definirla un'opera a pieno titolo”.

Come ha lavorato sul materiale musicale? Si è fatto subito coinvolgere nel lavoro in cucina?

La prima preoccupazione, trattandosi di un'opera a numeri chiusi, è stata quella di non rendere banale l'alternanza tra momenti recitati e momenti cantati. Poi ho cercato di calare i numeri musicali nel contesto sonoro della cucina”.

Ha “studiato” da chef insomma...

Intanto le mie origini pugliesi dicono molto della passione che ho sempre avuto per la cucina. Per quest'opera ho attinto dai rumori tipici di una cucina in fermento per poi agganciare ai rumori il discorso musicale. Un esempio? Rudy, uno dei personaggi in scena, tamburella sulle pentole e richiama il ritmo di una batteria. Oppure l'affettatura a colpi di coltello ispira l'aria 'dello scalogno'. Ho pensato che dai suoni stessi del laboratorio dello chef potessero nascere situazioni musicali, anche per dare un senso di continuità. Venendo dal mondo della musica elettronica per me è stato molto interessante calarmi in questo contesto ambientale. Ho voluto registrare i suoni della cucina di Antonino Cannavacciuolo per avere a disposizione tutto il materiale che mi serviva per comporre”.

E come si sbozzano i personaggi, così diversi tra loro, dal punto di vista musicale?

Essendo questa un'opera buffa si deve lavorare più sulla parola scenica che sul suono. Ho inserito molte indicazioni registiche in partitura, indicazioni che ho condiviso col regista, perché qui è fondamentale anche una lettura musicale dei personaggi”.

Ci saranno quindi dei motivi ricorrenti per ogni personaggio?

Non proprio dei leitmotiv ma degli stili, che ciascun personaggio si porta dietro come se facessero parte della propria personalità”.

Qualche esempio?

Samantha, il personaggio più sensuale, è associata al jazz; il blogger (controtenore) richiama Händel e Vivaldi; il basso è un basso verdiano; Mimì è la figura più romantica, dunque più melodica; Rudi è un tenore che passa dal rap a Puccini, in un percorso di affinamento dei gusti musicali e ovviamente gastronomici. Si può leggere come un omaggio alla storia dell'opera. Del resto questo progetto nasce anche per presentare l'opera a chi ancora non la mastica, dimostrando che non ci si può accontentare di un solo morso superficiale per amarla”.

Mischiare così tanti stili sarà stata un'impresa...

Forse la parte più complicata del lavoro, perché il rischio era quello di presentare dei cliché, non delle idee musicali. Ho impiegato la maggior parte del tempo a evitare di lavorare per imitazione. L'aggancio, anche in questo caso, è stato la parola. Quello che gioca da perno è la situazione scenica: i suoni e i rumori sono diventati i miei materiali e i colori. Gli stili il mezzo con cui cucirli sui cantanti”.


LA “RICETTA” DELL’OPERA

Un’opera sullo chef: era questa la proposta che, un anno fa, mi giungeva al telefono da Corinne Baroni, appena insediata al vertice del Teatro Coccia di Novara. E uno chef all’Opera, per giunta, poiché Antonino Cannavacciuolo – che tra le mura del politeama novarese ha cucina e ristorante – sarebbe stato il protagonista dello spettacolo, nel ruolo di se stesso.

Nel lungo e imbarazzato silenzio che facevo seguire alla fervorosa richiesta di Corinne, cercai nella memoria qualche appiglio che coniugasse melodramma e gastronomia: nell’opera non mancano riferimenti a luoghi deputati alla preparazione dei cibi o alla conservazione delle derrate alimentari. Mi venivano in mente cucine, cantine, fabbriche di birra che nei libretti ottocenteschi si alternavano a salotti, camere, sale regie, giardini e riviere boscose. Ricordavo persino dell’esistenza di un cuoco, personaggio secondario nel Cyrano de Bergerac di Franco Alfano.

Ma uno chef protagonista è un affar serio!” provai a replicare alla mia gentile interlocutrice.

Corinne aveva già pronta la mossa successiva: “Ho pensato che potresti mettere a punto l’idea insieme con Luca Baccolini” mi diceva, premurosa, perché gioissi della circostanza di non essere stato abbandonato, tutto solo, alla partenza di un’avventura pericolosa.

Con Luca ci incontrammo qualche settimana dopo, sulle colline marchigiane, e condividemmo immediatamente il metodo: prima una cena con i piatti della cucina povera locale, innaffiata da una bottiglia di Lacrima di Morro d’Alba (le Langhe non c’entrano, i vitigni del Lacrima si trovano tra Jesi e Senigallia), poi una nottata di lavoro intenso, a briglia sciolta, tra serietà d’intenti ed ilare follia.

All’arrivo dei primi cappuccini avevamo già un’idea: l’opera doveva essere un’alternanza di numeri musicali e dialoghi recitati – come nel Singspiel tedesco e nella comédie melée d’ariette francese – e la vicenda doveva svolgersi durante una lezione di cucina dello chef.

Ci aveva aiutato molto Rousseau, non quello della piattaforma, quello invece dell’Emilio e del Contratto Sociale, autore di testo e musica di una deliziosa opera in un atto: Le Devin du village. Una storia semplice, con una ragazza, Colette, che si rivolge ad un indovino girovago per riconquistare il fidanzato Colin, attratto dalle grazie di una signora di città. Esperto del cuore umano, l’indovino fa leva sulla gelosia di Colin, inventando un preteso corteggiatore della ragazza, perché il giovane ritrovi l’interesse e l’affetto per la fidanzata. La magia dell’incantatore del villaggio che conduce al lieto fine è tutta qui.

La storia piacque a Mozart bambino, che la trasformò nel Singspiel Bastien und Bastienne, e piaceva molto anche a noi: il cuoco che trasforma le materie prime in piatti straordinari non è forse un mago capace di metamorfosi favolose? E poi Cannavacciuolo un po’ mago lo è davvero, non solo perché trasforma cucine da incubo in luoghi di delizie, ma soprattutto perché è disposto ad ascoltare e a comprendere – prima per empatia poi con l’esperienza – i suoi interlocutori.

Avevamo una traccia: un ragazzo innamorato dell’assistente dello chef, una ragazza che divide la sua vita tra la cucina del ristorante e la classe di canto del conservatorio. Il giovane investe i suoi risparmi in una lezione di cucina, per poter passare una mattinata accanto alla sua amata, che ha respinto più volte le sue avances. Nella classe si ritrovano anche una signora quarantenne assai estroversa, un giovane blogger e un ingegnere, uniti dalla passione per la cucina. La lezione dello chef verte su una delle sue ricette. Durante la preparazione del piatto lo chef si accorge che il ragazzo, impacciato e palesemente negato per le attività culinarie, è lì solo per fare la corte alla sua assistente e si mostra divertito alle manovre della signora, palesemente interessata al giovane compagno di corso. Tra la spiegazione della ricetta e la preparazione della pietanza, lo chef trova il modo di avvicinare i due ragazzi, affidando l’inesperto innamorato alle cure dell’assistente. Anzi, regala loro due biglietti per uno spettacolo d’opera. La mossa è vincente: la nascita di una storia d’amore e l’esultanza per un piatto favolosamente realizzato sono il punto d’arrivo. Sipario.

Nei giorni seguenti Luca mise a punto il soggetto: telefonate, e-mail, messaggi vocali, sms incrementavano tra noi la costruzione della storia e i personaggi cominciavano a prendere vita.

Il ragazzo volle a tutti i costi chiamarsi Rudy, ovvero Rodolfo, dal momento che la ragazza aveva ricevuto il nome di Mimì. Alla procace signora destinata a fare l’antagonista il nome Samantha sembrò perfetto, mentre il frivolo blogger non poteva che chiamarsi Narciso e l’ingegnere s’inorgogliva del nome di Furio.

Intanto tutti e cinque avevano cominciato a parlare in versi con un linguaggio ovviamente contemporaneo e la storia trovava la sua articolazione in arie, duetti, concertati, come nell’opera buffa. A Valentino Corvino il libretto è arrivato come una bomba innescata e il compositore si è affrettato a farla scoppiare nella sua scrittura elegantemente disinvolta, che nasconde una profonda conoscenza delle strutture del melodramma sotto i ritmi del pop e del jazz.

Era arrivato il momento di condividere con Cannavacciuolo la nostra “ricetta” per l’opera. Nello studio del Direttore del Teatro Coccia, un lungo tavolo ci accoglieva tutti – compositore, librettista, registi, responsabili di settore del Teatro - con Corinne Baroni e Antonino Cannavacciuolo seduti di fronte, sui lati brevi. La riunione, breve, metteva a punto ogni dettaglio: lo chef avrebbe cucinato il suo piatto più famoso - le mitiche linguine con calamaretti spillo e salsa di pane di segale - i cantanti avrebbero partecipato a lezioni preliminari di cucina per poter utilmente interagire con i cuochi veri, l’opera avrebbe rubato il titolo ad uno dei libri di Cannavacciuolo, Mettici il cuore.

Da quella prima riunione altre ce ne sono state; libretto e partitura sono stati elaborati, conclusi, consegnati per essere studiati, provati, ritoccati, modificati, adattati alle fisionomie vocali degli interpreti, come abiti d’alta moda sui corpi dei modelli.

Le prove sono cominciate in sala e proseguono sul palcoscenico.

Attendiamo allo spettacolo il tocco magico dello chef.

Vincenzo De Vivo


NOTE DI REGIA

Sì, se fosse una ricetta…”

Per una di quelle strane coincidenze che legano gli eventi più disparati della vita, nella produzione che ho terminato poco prima di arrivare qui a Novara i miei cantanti dovevano cucinare una omelette sotto gli occhi degli spettatori. E adesso eccoci alle prese con un piatto ben più elaborato e preparato niente meno che da Antonino Cannavacciuolo! A pensarci bene, il connubio “opera e cucina” non è poi così stravagante. Il cibo spesso è presente in scena: Le Docteur Miracle di cui sopra, ma anche Tosca, L’elisir d’amore, Cenerentola, tanto per citare i primi titoli che mi vengono in mente. Credo però che questa sia la prima volta che un piatto, il suo inventore e i suoi aspiranti cuochi diventano i protagonisti assoluti di uno spettacolo musicale. D’altra parte ci sono molte analogie tra la preparazione di una ricetta e l’ideazione e la messa in scena di un’opera. Prima di tutto ci sono delle regole da rispettare: i cibi hanno accostamenti “naturali” e altri proibiti; l’opera ha delle convenzioni (o, se preferite, “convenienze”) che non è possibile ignorare. Il vero genio, musicale o culinario, è colui che riesce a dare, partendo da basi prestabilite, un senso di novità alla sua creazione senza per questo destabilizzare le certezze dell’ascoltatore/degustatore. Perché altrimenti oggi definiremmo genio un Mozart, o un Rossini, o un Verdi e non, per esempio, un Cimarosa? O perché voi assistete incantati alle magiche evoluzioni di Cannavacciuolo e vi disinteressate invece di me quando indosso la “parannanza” nella mia cucina (e il mio risotto, vi assicuro, è molto buono)? La risposta è semplice e non credo vada articolata oltre.

Ma, per ritornare alle regole, queste ci sono e vanno rispettate. E mi ha molto confortato trovare, nel frizzante soggetto di Luca Baccolini prima, nel gustoso libretto di Vincenzo De Vivo poi, e infine nella scoppiettante partitura di Valentino Corvino, tutte quelle “convenienze” che hanno reso l’opera un prodotto ricercato e conosciuto in tutto il mondo: duetti, arie, concertati, contrasti, amori, rivalità. Tutto secondo una tradizione riconoscibile, ma resa nuova dall’inserimento di un sapore inaspettato o da un gusto solo all’apparenza incongruente.

La vera sfida, per me, è invece quella di conciliare linguaggi distanti anni luce come quelli del teatro e della televisione. Antonino è ormai un fenomeno mediatico, riconoscibile anche da chi non ha mai messo piede in un suo ristorante o nella sua cucina. Come ricondurlo alle vecchie tavole del palcoscenico, dove non esiste il primo piano, dove si prova un passaggio fino all’estenuazione, dove tutto, per apparire naturale, deve essere in realtà programmato - e quindi artificiale?

È troppo presto per parlare dei risultati – mentre scrivo siamo ancora in prova - ma l’apporto scenografico di Marco Carella, che ha inserito uno schermo televisivo nella realistica cucina che vedrete in scena, e la collaborazione di Umberto Spinazzola, che da regista delle trasmissioni di Cannavacciuolo conosce meglio di chiunque altro la materia, fanno ben sperare per un’ottima riuscita del piatto.

E va reso onore al Teatro Coccia e alla sua Direttrice per aver iniettato quella dose di sana follia che, assieme al cuore, è da sempre l’ingrediente segreto di ogni impresa, piccola o grande che sia.

Roberto Recchia

Le mani

Un grande Chef è in primo luogo un grande artigiano. Intuito, papille, creatività e manipolazione. Da anni lavoro con Antonino e uno degli aspetti che ogni volta mi sorprende è la sua danza quando cucina, quando è ai fornelli. Antonino, a dispetto della sua mole imponente, si muove con una leggerezza totale. E le sue mani, all’opera, sono sempre uno spettacolo. In “Mettici il cuore” abbiamo progettato un impianto video in grado di restituire al pubblico la forza e la bellezza di questa danza. Un grande schermo, posizionato sopra alla sua cucina, racconta la ricetta attraverso un continuo gioco di mani. Mani che tritano, sfilettano, saltano. Mani che amano e rispettano gli ingredienti. Una serie di telecamere seguono la ricetta passo dopo passo, consentendo al pubblico di entrare nel piatto, dall’inizio alla fine. Una grande.

Umberto Spinazzola


Valentino Corvino Composizione e direzione

Ha composto ed eseguito con strumenti acustici ed elettronici le musiche di molte produzioni teatrali di grande successo con artisti ed intellettuali come Vittorio Sgarbi, Marco Travaglio, Corrado Augias, Moni Ovadia, Piergiorgio Odifreddi, Margherita Hack, Don Andrea Gallo, spettacoli che hanno avuto oltre 500 repliche in tutta Italia ed in Europa, e sono stati pubblicati in libri e dvd.

Ha scritto le musiche per il docu-film È stato morto un ragazzo di Filippo Vendemmiati, che ha vinto il David di Donatello 2011 come miglior “Documentario di lungometraggio”, ha vinto il BariFilmFest 2011 ed è stato selezionato per il Festival del Cinema di Venezia 2010, oltre che per diverse produzioni cinematografiche con attori come Enrico Lo Verso e Maria Grazia Cucinotta.

Ha composto per orchestre ed ensemble di fama internazionale, ricevendo prime esecuzioni in Italia, Germania, Corea. Ha arrangiato per orchestra sinfonica il progetto Kavanàh con l’attore Moni Ovadia, commissionato dalla Fondazione “A.

Toscanini” di Parma.

Ha interamente composto, arrangiato e prodotto il cd Anestesia Totale (2012), in cui 10 sue canzoni sono state interpretate da artisti come Franco Battiato, Lucio Dalla, Antonella Ruggiero, Caparezza, Paola Turci, Simone Cristicchi, Daniele Silvestri, Luca Madonia, Petra Magoni ed altri.

Ha arrangiato e composto per i cd di artisti come Antonella Ruggiero (Sacrarmonia, Luna Crescente) e Trilok Gurtu & Arkè String Quartet (Broken Rhythms e Arkeology), Stefano Bollani & Arkè String Quartet (Acquario), Samuele Bersani (L’aldiquà e Manifesto Abusivo), Morgan (Non all’amore né al denaro né al cielo), Daniele Silvestri (Occhi da Orientale), Roberta Giallo.

Ha composto il musical per famiglie Favole al Telefono (2018) su commissione della Fondazione AIDA di Verona e l’opera-balletto Il viaggio della Pigotta (2017) per l’UNICEF.

Ha diretto l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, l’Orchestra del Teatro Massimo di Palermo, l’Orchestra “A. Toscanini” di Parma, l’Orchestra Sinfonica Abruzzese, l’Orchestra Sinfonica di Sanremo, l’Orchestra Metropolitana di Bari, l’Orquesta Chamartin di Madrid, l’Orchestra da Camera di Imola, l’Orchestra del Teatro Lirico di Volterra, l’Orchestra Città di Grosseto ed altre compagini orchestrali e cameristiche, con programmi sinfonici classici e produzioni con composizioni ed arrangiamenti originali.

Ha diretto ed arrangiato diversi concerti The Swingle Singers (ora The Swingles).

Ha diretto Jovanotti e Ben Harper, super ospiti del Festival di Sanremo nel 2008. Sempre per il Festival di Sanremo ha diretto Francesco Renga, super ospite nel 2010.

Ha diretto la prima tournée di “Orchestra e Voce”, con Francesco Renga e l’Ensemble Symphony Orchestra di Massa e Carrara.

È stato membro stabile dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna dal 1997 al 2017. È primo violino del FontanaMIX Ensemble, ensemble bolognese di musica contemporanea, con cui si è esibito a Milano, Bologna, Firenze, Roma, Palermo, Strasburgo, Bergen e Rekjavik.

Dal 1996 fa parte dell’Arkè String Quartet, con cui ha tenuto centinaia di concerti in tutto il mondo, inciso due cd (Acquario ed Arkeology) e collaborato con Antonella Ruggiero, Trilok Gurtu, Stefano Bollani, Gabriele Mirabassi, Cristina Zavalloni, Petra Magoni, Daniele Silvestri, Rita Marcotulli.

Ha suonato come solista e primo violino dal vivo in trasmissioni radiofoniche e televisive con molti grandi artisti dei più disparati generi musicali come Trilok Gurtu, Stefano Bollani, Lucio Dalla, Aantonella Ruggiero, Jovanotti, Elio e le storie tese, Morgan, Samuele Bersani, Francesco Renga, Moni Ovadia, Enrico Pieranunzi, Gabriele Mirabassi, Rita Marcotulli, Furio Di Castri etc.

È primo violino e direttore della VU_Orchestra, un ensemble di musicisti di grandissima qualità ed esperienza che ha come sua attività principale la registrazione delle parti orchestrali in produzioni discografiche, raggiungendo in 15 anni di attività l’obiettivo di creare a Bologna un polo di riferimento per registrazioni di grande qualità di organici orchestrali in cd e colonne sonore.

La VU_Orchestra, anche sotto il nome di Celso Valli Ensemble, ha registrato le orchestre nei cd dei più importanti artisti italiani, da Francesco Guccini, Vasco Rossi, Claudio Baglioni, Renato Zero, Jovanotti, Laura Pausini, Eros Ramazzotti, Francesco Renga, Antonella Ruggiero, Gianni Morandi, Ornella Vanoni, Samuele Bersani, Patty Pravo, Alessandra Amoroso, Emma, Noemi, Pierdavide Carone, etc.

La stessa compagine ha registrato gli arrangiamenti di Celso Valli in L’altra metà del cielo, balletto con le musiche di Vasco Rossi prodotto nel 2012 dal Teatro alla Scala di Milano, ed in Orchestra e voce progetto interamente sinfonico di

Francesco Renga.

Da gennaio 2017 guida i “Servizi Musicali per il Territorio” presso la Fondazione Teatro Comunale di Bologna.

Luca Baccolini Soggetto

Luca Baccolini (1987), giornalista, lavora a Milano per il mensile musicale “Classic Voice”. Da dieci anni collabora con la redazione bolognese de “La Repubblica” occupandosi di calcio, spettacoli e musica classica. Dal 2011 conduce programmi quotidiani radiofonici di intrattenimento e divulgazione. Per Newton Compton Editori ha pubblicato sei libri sulla città di Bologna e sulla sua squadra di calcio.

Vincenzo De Vivo Libretto

Vincenzo De Vivo è nato a Salerno nel 1957.

Dal 1982 ricopre ruoli direttivi e consultivi presso istituzioni musicali europee: Direttore Artistico dei Teatri San Carlo di Napoli, Comunale di Bologna, Opera di Roma e della Fondazione Pergolesi-Spontini di Jesi; Consulente Artistico del Carlo Felice di Genova e del Comunale di Treviso, Vice sovrintendente del Palau de les Arts di Valencia.

È Direttore Artistico della Stagione lirica del Teatro delle Muse di Ancona e dell’Accademia d’Arte Lirica di Osimo.

È autore di libretti d’opera: Bach Haus di Michele Dall’Ongaro (2000), Il vagabondo delle stelle di Fabrizio Festa (2014), Lontano dagli occhi (1999) e Mozart a Recanati (2006) di Lorenzo Ferrero, Gli errori di Amadé di Lucio Gregoretti (2013), Passio et Resurrectio di Sergio Rendine (2000), Nûr di Marco Taralli (2012). Ha curato la drammaturgia di Tancredi appresso il combattimento di Claudio Ambrosini (2016) e Il colore del sole di Lucio Gregoretti (2017).

Ha curato la versione ritmica italiana di opere di Bizet, Mozart, Offenbach, J. Strauss jr., Stravinskij.

Roberto Recchia Regia

Diplomato all’Accademia dei Filodrammatici di Milano, alterna il lavoro di regista e quello di attore.

Ha curato la regia di molti titoli operistici. Tra i più recenti: a Opera på Skäret in Svezia (Die Zauberflöte), al Teatro Pergolesi di Jesi e al Teatro Bellini di Catania (Adelson e Salvini di Bellini, di recente uscita in DVD); al Festival della Valle d’Itria di Martina Franca (Nûr, di Marco Taralli, in prima assoluta), al Teatro Donizetti di Bergamo (Maria di Rohan, Linda di Chamounix, Cavalleria rusticana), al Teatro Comunale di Bologna (Trittico: Phaedra e Les Illuminations di Britten e Dido and Aeneas di Purcell), al Teatro della Fortuna di Fano (Le convenienze ed inconvenienze teatrali, Don Pasquale), al Teatro Rossini di Lugo (Vite, Crime passionnel) e al Teatro Comunale di Modena (Il vagabondo delle stelle).

Dal 2000 collabora continuativamente con il Wexford Festival Opera dove ha diretto una ventina di titoli tra i quali: Le docteur Miracle di Bizet, Don Gregorio di Donizetti, La cambiale di matrimonio di Rossini, Une éducation manquée di Chabrier, Rigoletto, Cenerentola, Il Flauto magico, L’elisir d’amore, The Medium di Menotti, La serva padrona, Bohème.

Recentemente ha messo in scena, come regista e interprete, lo spettacolo Futuristi per caso, con la direzione musicale di Alessandro Nidi.

Tra le regie di prosa: Tutto quello che volevo al Tetro dell’Elfo di Milano, Melodia per una nota sola di Magdalena Barile, A nome tuo di Cinzia Spanò, dal romanzo di Mauro Covacich, Le amanti del Testori con Gianna Coletti.

Con il regista Vito Molinari ha messo in scena molti spettacoli, tra i quali Ailoviu. Sei perfetto adesso cambia (del quale ha anche curato la traduzione italiana); VarieEtà con il Trio Zanzibar; Più stupidi di così…; Fare l’amore non è peccato di Achille Campanile; Anche le formiche nel loro piccolo di Marcello Marchesi; Mamme di Carlo Terron; Rosa Salmone di Daolmi-Desinan.

Ha recentemente debuttato al Teatro alla Scala come interprete di due spettacoli per i più piccoli: Che Verdi viva! di Sandro Cappelletto su musiche di Verdi e La Gattomachia di Orazio Sciortino, entrambi con i Cameristi della Scala.

Collabora con la Fonderia Mercury di Sergio Ferentino per il progetto Autorevole – Audiodrammi a teatro (Radiogiallo di Carlo Lucarelli, Il giardino di Gaia di Massimo Carlotto, E Johnny prese il fucile di Dalton Trumbo, Igiene dell’assassino di Amèlie Nothomb).

Umberto SpinazzolaRegia

Umberto Spinazzola, torinese. Ha iniziato come aiuto regista nel settore cinematografico e pubblicitario collaborando con numerosi registi e case di produzione tra Torino e Milano.

Ha poi esordito come regista realizzando spot pubblicitari nazionali e internazionali.

Nel 1997 realizza il primo lungometraggio: Cous Cous-Don’t Stop The Music. Il film, prodotto da Immagine & Comunicazione e distribuito dalla IIF, arriva finalista ai globi d’orostampa estera come miglior opera prima e migliore colonna sonora.

Con la Colorado Film realizza un’ironica inchiesta televisiva su giovani e lavoro: Giovani,Carini e Disoccupati. Il programma vince il primo premio al Merano TV festival e viene acquistato e poi trasmesso da RAI 3 (4 puntate).

Ha collaborato inoltre con la casa discografica CNI - Compagnia Nuove Indye – dirigendo numerose videoclip (Agricantus, Enzo Avitabile …).

Il secondo lungometraggio, uscito nelle sale nel 2009, si intitola L’ultimo Crodino. La storia è ambientata nella bassa Val di Susa e si ispira ad un fatto di cronaca nera, il rapimento della salma di Enrico Cuccia. Il film, prodotto da Luna Rossa Cinematografica e On my Own, e’ stato distribuito da Mikado. Nel cast Richy Tognazzi-Enzo Iacchetti-Dario Vergassola-Serena Autieri-Marco Messeri.

Tra il 2010 e il 2019 ha curato la regia televisiva di alcuni tra i più importanti format internazionali nell’ambito food.

Masterchef Italia, 9 edizioni Masterchef Junior, 4 edizioni Hell’s Kitchen Italia, 5 edizioni Masterchef Celebrity, 3 edizioni Masterchef All Stars, prima edizione Family Food Fight, in lavorazione

Attualmente è in fase di preparazione il terzo lungometraggio: Di fame non si muore. Il film è prodotto da Alessandro Borrelli-La Sarraz Pictures con la partecipazione di Rai Cinema e FIP Piemonte. Una storia ambientata a Torino che ha come protagonista la piaga sempre più diffusa degli sprechi alimentari.

Antonino Cannavacciuolo Chef

Antonino Cannavacciuolo nasce a Vico Equense il 16 aprile 1975 e ha sempre saputo che il suo destino l’avrebbe portato a vivere in cucina. I suoi primi ricordi sono quelli di risvegli fragranti nella casa di famiglia, grazie al profumo del sugo che aleggiava in casa quando sua nonna, che si alzava presto al mattino per prepararlo, deliziava i suoi cari soprattutto al pranzo della domenica.

Suo padre era un autentico artista della decorazione, professore di cucina all’Istituto alberghiero di Vico Equense dove Antonino ha studiato e conseguito la qualifica del terzo anno, buttandosi poi in varie esperienze lavorative nella provincia napoletana prima di lasciare la sua sorridente terra mediterranea per intraprendere la strada verso il nord e nuove avventure in Piemonte. Seguono periodi di stage presso rinomati tristellati francesi nella regione dell’Alsazia. La sua, sin da subito, è una carriera ricca di conoscenze nuove, cultura, ispirazioni e grandi soddisfazioni.

Insieme a Cinzia Primatesta, sua futura moglie, nel 1999 inizia la gestione di Villa Crespi, una splendida villa storica sul Lago D’Orta che è sia hotel con 14 camere e suite che ristorante con 50 coperti. Presto arrivano i primi riconoscimenti, la prima Stella Michelin, i Tre Cappelli della Guida de L’Espresso e le tre forchette della Guida Gambero Rosso nel 2003, la seconda Stella Michelin nel 2006. Ne seguono molti altri, tra cui il posizionamento tra i Foodie Top 100 Restaurants Europe nel 2013, troppo numerosi per nominarli tutti, ma ognuno fonte di orgoglio e ispirazione per raggiungere sempre nuove mete nel mondo affascinante dell’ospitalità e della grande cucina. Nel frattempo si sposa con Cinzia e crea la sua famiglia che ora conta due figli, legandosi profondamente alla sua terra adottiva, il Lago D’Orta, non solo nella sua innovativa cucina creativa che fonde il sud e il nord, ma anche nelle radici e nel cuore.

La partecipazione attiva a numerosi eventi nel corso degli anni, fanno sì che diventi uno degli chef più conosciuti ed amati d’Italia, grazie non solo all’autorevolezza ma anche alla sua forte personalità ed innegabile carisma.

Alcune prime comparse in TV rivelano una capacità comunicativa che “buca lo schermo” e nel 2013 gira per Sky la prima serie di episodi della versione italiana di Cucine da Incubo, dove, avendo sperimentato sulla propria pelle il percorso di apprendimento, la pratica e poi il successo, scopre una nuova missione appassionante: quella di aiutare gestori di ristoranti in difficoltà a ritrovare organizzazione, complicità e passione, risollevando i propri locali e imparando a collaborare insieme per raggiungere nuovi successi. Sempre nel 2013, il proprio libro di ricette, In cucina comando io pubblicato da Mondadori e una pagina dell’importantissimo calendario della Lavazza. L’anno successivo compare il secondo libro pubblicato da Mondadori Pure tu vuoi fare lo chef?, un’opera autobiografica che impartisce le nozioni fondamentali per chi vuole approcciarsi al mestiere del cuoco.Nel 2015, arriva l’invito ad unirsi al trio di giudici di Masterchef e così Antonino diventerà il quarto della giuria di Masterchef 5. Inoltre, è stato scelto come Ambassador di Expo 2015 con il prodotto dei Limoni di Sorrento.

Lo Chef Cannavacciuolo, ormai conosciuto ed apprezzato per l’innato altruismo e per l’amore per il prossimo, insegna ad altri quello che ha fatto con maestria nella propria vita, scoprendo nuove appaganti successi come Celebrity Chef a servizio del suo settore e, soprattutto, di chi ci lavora.

A fine ottobre 2015 apre un locale a Novara, il Cannavacciuolo Cafè & Bistrot, un coffee bar-bistrot aperto dal mattino presto a serata tarda, con l’alta qualità di tutto quello che fa Chef Cannavacciuolo ma ad una quotazione più contenuta. A novembre 2015 organizza il primo evento formativo della Cannavacciuolo Academy allo Sheraton di Milano Malpensa, evento a cui prendono parte poco meno di 1.000 persone. A marzo 2016 pubblica il suo terzo libro Il piatto forte è l’emozione, edito da Einaudi, 50 ricette con un accento sull’importanza delle materie prime. Ad aprile 2016 il secondo evento formativo richiama allo Stadio Olimpico di Roma circa 1.200 persone confermando la validità di tali appuntamenti. Ad aprile 2017 pubblica il suo quarto libro Mettici il cuore, edito da Einaudi, 50 ricette per la cucina di tutti i giorni tratte dalla tradizione italiana. Ma grande novità del 2017 sarà l’apertura della sua prima pasticceria a Novara e di un nuovo Bistrot a Torino. Nel 2018 esce il suo ultimo libro A tavola si sta insieme (Einaudi).

Federica GuidaMimì

Federica Guida è un giovanissimo soprano palermitano.

Intraprende gli studi musicali del pianoforte all’età di 10 anni presso la scuola media ad indirizzo musicale del conservatorio A. Scarlatti di Palermo. Dopo aver conseguito il diploma di maturità nella sua città, inizia lo studio del Canto Lirico sotto l’insegnamento del mezzosoprano Tiziana Arena presso il Conservatorio Alessandro Scarlatti.

Nel marzo 2017 inizia la sua collaborazione con la fondazione Teatro Massimo di Palermo interpretando Auretta nell'opera di W.A. Mozart L'Oca del Cairo.

Nell’agosto dello stesso anno è Serpina ne La serva padrona di G.B.Pergolesi per la stagione estiva dell’Orchestra Sinfonica Siciliana.

Nel 2018 ottiene l’idoneità all’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino e vince la X edizione del premio “Maria Elisa Di Fatta”.

Vincitrice della seconda edizione del premio “Claudio Abbado” 2018 presso il Teatro Massimo di Palermo, Federica ha continuato a collaborare con la fondazione interpretando il ruolo di Cherie ne Il duello comico di G.Paisiello nel maggio del 2018 e a marzo del 2019.

È Vincitrice del 70° Concorso Aslico per giovani cantanti lirici d’Europa.

Nel 2019 prende parte allo spettacolo di Venti Lucenti Il meraviglioso circo della luna presso il Teatro Massimo di Palermo.

Nell’aprile del 2019 consegue il diploma di I° livello in Canto Lirico con la votazione di 110/110 con lode e menzione presso il conservatorio Alessando Scarlatti di Palermo.

Nel maggio 2019 è Bastiana nell’opera di W.A.Mozart Bastiano e Bastiana presso il Teatro Massimo di Palermo.

Nel giugno 2019 vince il primo premio della terza edizione del concorso internazionale Beppe de Tomasi.

Nel luglio dello stesso anno il giovane soprano vince il primo premio della V edizione del concorso internazionale CLIP.

Federica è attualmente membro dell’ensemble stabile della Staatsoper di Vienna.

Elena BelfioreSamantha

Nata a Genova, si è diplomata al conservatorio “Nicolò Paganini” sotto la guida di Gabriella Ravazzi. Una delle più interessanti voci della sua generazione, ha calcato i palcoscenici dei più importanti teatri del mondo, interpretando un repertorio che spazia dal barocco alle opere contemporanee. Ha interpretato La Cenerentola (Dresden, St. Gallen, Catania), Il barbiere di Siviglia (Berlin, Hamburg, Beijing, Buenos Aires, Adelaide, Solothurn, Genova, Bologna, Cagliari, Catania, Salerno), L’equivoco stravagante (Garsington), La scala di seta (Berlino), Tancredi (Isaura) (Valencia), La finta semplice (Como, Munchen), Le nozze di Figaro (Zu􀀀rich, Torino, La Coruña, Solothurn, Cartagena), Don Giovanni (Genova, Catania), Mitridate Re di Ponto (La Coruña), La clemenza di Tito (Vichy, Massy), Les contes d’Hoffmann (Tel Aviv), Romeo et Juliette (Trieste, Verona, Philadelphia), Faust (Siebel) (Parma, Palermo), Evgenij Onegin (Montevideo), Norma (Cagliari), I Capuleti e Montecchi (Catania), Anna Bolena (Verona, Dallas), Falstaff (Bruxelles e Verona), Maria Stuarda (Trieste, Atene, Genova, Duisburg ), Ariadne auf Naxos (Der Komponist) a Genova, doppio debutto negli Stati Uniti nella Stagione 2011 con Anna Bolena alla Dallas Opera e Romeo et Juliette (Stephano) all’Opera Company di Philadelphia.

Ha lavorato con importanti direttori d’orchestra fra i quali Frédéric Chaslin, Myung-Whun Chung, Alan Curtis, Asher Fisch, Riccardo Frizza, Ivan Fischer, Daniele Gatti, Lu Jia, Mikhail Jurowski, Vladimir Jurowski, Jiri Kout, Lorin Maazel, Kazushi Ono, Daniel Oren, Emmanuel Plasson, Michel Plasson, Stefano Ranzani, Julian Reynolds, Corrado Rovaris, Carlo Rizzi, Julien Salemkour, Tom Woods, Ivan Ciampa e Alberto Zedda.

In ambito concertistico ha interpretato il Requiem di Mozart all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma sotto la direzione di Myung-Whun Chung e con la Queensland Orchestra in Brisbane, con la Christchurch Symphony Orchestra a Christchurch e l’Orchestra della Fondazione Toscanini a Parma e Piacenza ha interpretato Shéhérazade di Ravel, con la Danish National Chamber Orchestra a Copenaghen Les Nuits d'Eté di Berlioz, La legge di Giacomo Manzoni alla Biennale di Venezia, Les Noces di Stravinskij al Festival di Stresa, Stabat Mater di Rossini al Teatro Bellini di Catania, Die Shoepfung (Eva) di Haydn con la direzione di Lorin Maazel a Roma.

La sua discografia include: Piramo e Tisbe di Vincenzo Fiocchi, La Lodoiska di Simon Mayr con la Munchner Rundfunkorchester, Lo Frate 'nnamorato di Pergolesi con Europa Galante diretta da Fabio Biondi, Il turco in Italia al Rossini Opera Festival.

Fra i successi delle ultime stagioni figurano: Roberto Devereux e Maria Stuarda al Teatro Carlo Felice di Genova, Norma al Teatro Lirico di Cagliari, Le nozze di Figaro al Festival di Cartagena, Lucrezia Borgia a La Coruña e Maria Stuarda a Duisburg.

Nel 2019 ha interpretato Dorabella in Così fan tutte al Festival di Cartagena, Suzuki in Madama Butterfly al Teatro Petruzzelli di Bari e La Cesca in Gianni Schicchi al Teatro Carlo Felice di Genova.

Attiva anche in ambito didattico, conduce laboratori di tecnica e interpretazione vocale per adulti e bambini in Italia e all’estero.

Dal 2016 è Maestra di Canto e tecnica vocale presso la Scuola di Recitazione del Teatro Nazionale di Genova.

Riccardo Della SciuccaRudy

Nato ad Atri (TE), muove i primi passi nella Schola Cantorum Giovanni D’onofrio, Cappella musicale della Cattedrale di Atri. Ha poi intrapreso lo studio del canto lirico con il soprano Daniela Schillaci, proseguendo con il tenore Romano Emili, e successivamente con il tenore Luciano Ganci. Attualmente studia col tenore Vito Martino. Agli studi musicali ha affiancato quelli umanistici conseguendo, con lode, la Laurea in Filosofia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Nel giugno 2017 ha vinto il primo premio al Concorso Lirico Internazionale Adriana Maliponte di Milano e nello stesso mese gli è stata conferita una borsa di studio al Concorso Lirico Internazionale Toti Dal Monte di Treviso. Ha vinto il primo premio al Concorso Lirico Internazionale Angelo Loforese di Milano e gli è stata conferita una borsa di studio al Concorso Magda Olivero.

Ha conseguito il diploma all’Accademia di Alto Perfezionamento per cantanti lirici del Teatro alla Scala di Milano, dove ha debuttato nel ruolo di Nadir in Alì Babà e i quaranta ladroni di Luigi Cherubini, Progetto Accademia 2018. Ha inoltre preso parte, nel ruolo di Nemorino, allo spettacolo L’elisir d’amore per i bambini, progetto “Grandi Spettacoli per Piccoli” edizione 2018 del Teatro alla Scala. Tra i prossimi impegni sarà Rodolfo ne La Bohème di G. Puccini all’Hyogo Performing Arts Center in Giappone.

Ilham NazarovNarciso

Ilham Nazarov è nato in Azerbaigian. Nel 2003 entra alla Baku Music Academy, dove nel 2010 si laurea e consegue un Master. Dal 2010 al 2013 studia canto all’Accademia D'Arte Lirica di Osimo come controtenore, sotto la guida di grandi nomi come Vincenzo De Vivo, Alla Simoni, William Matteuzzi e molti altri; negli anni prende parte regolarmente a diversi corsi di perfezionamento in Europa.

Inizia la sua carriera cantando come basso/baritono ricoprendo diversi ruoli quali Quasimodo in Notre Dame de Paris, in francese e in russo, Onegin in Eugene Onegin, Almaviva in Le Nozze di Figaro, Papagena ne Il Flauto Magico.

Nel 2010 intraprende lo studio della vocalità da controtenore e fa il suo debutto in Italia con Passione Secondo Giovanni di A. Scarlatti. Prende parte a molte produzioni in diversi teatri d'opera famosi in Europa. Nel 2015 interpreta il ruolo di Prilepa ne La dama di picche di P.Tchaikovsky ruolo scritto per voci da soprano.

Partecipa a numerosi concorsi di musica, vincendone molti, iniziando così una carriera internazionale. Ha una vasto repertorio che va dal barocco al contemporaneo, spazia come soprano, contralto, baritono e parti di basso.

Nel 2018 partecipa a The Voice of Astana e al Concorso Internazionale di Canto Estrade in Kazakistan, e viene premiato al Concorso Internazionale di Musica Florida Keys negli Stati Uniti, al Concorso Internazionale di Canto a Coach negli Stati Uniti e al Concorso Internazionale Grande Opera in Russia. Concorso Internazionale di Muslim Magomaev er Cantante Lirice in Russia. Nel 2015 è vincitore del Primo Premio al Concorso Internazionale di Musica Barocca in Germania. Nazarov ha cantato 48 ruoli principali in diversi teatri d'opera europei come Roma, il Teatro San Carlo, Teatro Nazionale di Brno, Teatro di Praga, Teatro alla Scala, Teatro Verdi e molti altri.

È apparso nell’opera di G. Pergolesi La di servo Padrona, Aleko di Rachmaninov, in Sogno di una notte di mezza estate di Britten, Il Cigno al Teatro San Carlo, Le Nozze di Figaro di Mozart e molti altri.

Nazarov si esibisce regolarmente in Regno Unito, Russia, Turchia, Austria, Germania, Bielorussia, Ucraina, Francia, Finlandia, Norvegia, Repubblica Ceca, Italia, Grecia, Ungheria, Svizzera, Lituania, Svezia, Polonia e paesi diversi.

Nel 2017 è stato insignito del Onorato Artista della Repubblica dell'Azerbaigian.

Federico Sacchi Furio

Il basso Federico Sacchi si distingue per la nobiltà del timbro, la versatilità del repertorio e le doti attoriali ed interpretative.

Tra gli impegni della stagione 2018/2019 ricordiamo Lodovico nell'Otello di Verdi con i Berliner Philarmoniker e Zubin Mehta al Festival di Baden-Baden e alla Philarmonie di Berlino, Filippo II nel Don Carlo di Verdi al Teatro Nazionale di Brno, Artaxerse ne La Dori di Cesti al festival di Innsbruck con Ottavio Dantone e Polidodro nella Zelmira di Rossini diretto da Gianluigi Gelmetti.

Ha lavorato con alcuni tra i più celebri direttori d'orchestra tra cui Lorin Maazel, Daniele Gatti, Marcello Viotti, Marco Armiliato, René Jakobs, Gunter Neuhold, Stefano Ranzani, Gaber Otvos, Alessandro De Marchi, Ono Kazushi, Fabio Luisi, Gianandrea Noseda, Evelino Pidò, Antonino Fogliani, Alessandro Mariotti, Ulf Schirmer, Stanislav Kochanovsky, Rudolf Weichert e altri.

Ha inciso per SONY Deutsche Harmonia Mundi, TDK, Kikko music, Naxos, Dynamic, ORF.


 

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