L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Rinnovare la Storia

di Michele Olivieri

L’emergenza sanitaria ancora in atto ci ha imposto un nuovo comportamento. Non si può andare a teatro ma questo non significa sospendere ogni attività e non coltivare più gli interessi, bisogna solo fruirne in maniera differente. Grazie al web e alla televisione importanti proposte arrivano direttamente a casa dando una mano alla cultura e ciascuno di noi. Sul canale televisivo Rai 5 è stata trasmessa la serata di gala con i primi ballerini, solisti e artisti del corpo di ballo del Teatro alla Scala.

MILANO – Di questi tempi vanno di moda i gala di danza. Giustamente, per sopperire alle regole di distanziamento, contatto e quant’altro in materia sanitaria, i teatri, dai più piccoli a quelli maggiormente titolati, offrono serate miste con estratti e variazioni dal grande repertorio, e non solo. Le serate a balletto intero risultano difficili da portare in scena, a meno che non si tratti di nazioni in cui i divieti risultano meno pressanti sulla vita naturale di un corpo di ballo. Proprio per questo motivo sarebbe l’occasione giusta per far riscoprire al pubblico da casa, oltre ai consueti brani celebri e in qualche modo nazional-popolari (se non nella misura di un paio), anche tutte quelle variazioni solistiche, passi a due, gruppi d’insieme che normalmente si vedono poco, anche in tempi di non pandemia. I titoli legati alla tradizione classica sono numerosi, molti più di quanto si creda, con delle chicche a dir poco squisite, senza parlare del neoclassico o di pezzi contemporanei sulle punte di matrice accademica. Ecco: sarebbe bene farli conoscere, sarebbe giusto a livello storico tenere viva la memoria di un glorioso passato che sta man mano scomparendo nel nostro paese a beneficio di ciò a cui il pubblico si è abituato, ma che non ha scelto personalmente.

La serata Grandi momenti di Danza in differita streaming dalla Scala ha offerto un programma tra classico e moderno, tra tradizione e creazioni dell’oggi, tra musica e coreografia diretta da Manuel Legris, già étoile di gran classe, con l’apporto dell’Orchestra scaligera guidata da David Coleman. Giustamente si è letto che l’ideazione “abbracciava la storia del balletto, la sensibilità del Novecento e la creatività contemporanea, per mettere in risalto la versatilità stilistica e interpretativa dei danzatori scaligeri”. Fino a qui benissimo! Ma perché non considerare anche quella storia del balletto poco conosciuta? quella sensibilità del Novecento che racchiude altri grandi nomi e altri emblematici momenti di danza? quella creatività contemporanea che lascerebbe spazio a ore e ore di danza accontentando i differenti gusti e offrendo agli spettatori la sorpresa di una novità? Mettere in risalto la versatilità stilistica ed interpretativa (con tutti i limiti del momento a causa delle inesistenti rappresentazioni per la chiusura dei teatri, delle lezioni mancate, dall’inefficiente mantenimento della forma fisica) significa anche misurarsi con differenti linguaggi stilistici, rapportarsi con nuove o dimenticate voci, avvicinarsi alla danza e al balletto a tutto tondo.

Certamente assistere a un estratto da La Sylphide è come aprire un libro di storia, è metaforicamente un leggere pagine e pagine sul periodo romantico del balletto lasciandosi trasportare nella foresta incantata tra reale e sovrannaturale, oppure Le Spectre de la rose così prezioso nel restituire le figure leggendarie di Nureyev, Fokin, Diaghilev con i suoi “Ballets Russes” ma ancor di più nell’immaginario collettivo sulla grandezza carezzevole e tormentata di Nijinskij e in quella affascinante di Tamara Karsavina. A seguire la Scala ci offre una parte della sua gloriosa storia con Excelsior, titolo che nacque proprio nel massimo milanese nel 1881 per celebrare le conquiste del progresso scientifico e tecnologico, un tuffo nella storia della storia. Immancabile (nel senso che non manca mai) il Don Chisciotte, da sempre presentato come uno degli “storici” cavalli di battaglia della Compagnia, per poi ritrovare nuovamente in scena Le Corsaire che ci racconta il “ballet d’action”. Giungiamo infine ai due brani meno antichi ma decisamente più intensi e raffinati per esecuzione tecnica e scelta oculata dei danzatori interpreti, a cavallo della storia moderna, firmati da Philippe Kratz (SENTieri) e Mauro Bigonzetti (Progetto Händel): sono risultati il meglio dell’intera serata, perfetti in ogni aspetto. Punto dolente – ancora una volta – le riprese televisive che non supportano gli esecutori e non permettono di cogliere le sfumature e la codificazione della danza, che non è libera ma si appoggia ben salda su principi estetici imprescindibili. Insomma una serata del “già visto” che in qualche modo offre lo spunto per uno stimolante rinnovamento e una crescita trascinante dei danzatori al fine di misurarsi con ciò che totalmente la storia offre: c’è solo da scegliere a piene mani!


 

 

 
 
 

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