L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

 

 

 

 

 

 

Tableaux vivants

 di Antonino Trotta

Grande successo per l’inaugurazione del “MITO Settembre Musica”, il festival musicale che coinvolge le città di Milano e Torino. Ospiti illustri, dell’ambiente e non, in un teatro gremito di appassionati che calorosamente accoglie l’inizio della nuova stagione musicale.

leggi la recensione di Alberto Ponti

Torino, 4 Settembre 2017 – Musica e Natura condividono lo stesso potere suggestivo, si autoalimentano e nutrono a vicenda. A questa viscerale connessione è dedicato il “MITO Settembre Musica” che quest’anno compie quarant’anni. Per festeggiare, con tanto di torta, il compleanno dell’amatissimo festival che vede come protagoniste le città di Milano e Torino, al Regio accorrono importanti personalità, politiche e musicali, nella serata inaugurale. Il primo concerto della serie è intitolato “Quattro Paesaggi” e propone quattro composizioni che descrivono quattro scenari differenti: Clyne, Gershwin, Dvorak e Ravel sono i compositori che ne popolano il programma musicale. Sul podio Ingo Metzmacher alla guida dell’imponente Gustav Mahler Jugendorchester, orchestra giovanile di grande livello fondata da Claudio Abbado nel 1986 e attualmente impegnata in numerosissime tournée in tutto il mondo.

Anna Clyne, classe 1980, è una compositrice inglese trapiantata in America. Due sono state le fonti letterarie che hanno ispirato l'opera protagonista della serata This Midnight Hour. La prima poesia è di Baudelaire ed è intitolata Armonia della sera; la seconda del premio Nobel Juan Ramon Jiménez, che paragona la musica a «una donna che cammina a perdifiato per la notte pura». Il lavoro della compositrice britannica si distingue immediatamente per il suo grande carattere evocativo: il marziale moto perpetuo iniziale incalzato con vigore dalle sezioni gravi degli archi tratteggia con nitidezza il turbinio emotivo della corsa vorticosa. All’ostinato delle viole e dei violoncelli si sovrappongono tonanti timpani e fragorosi ottoni con fini dissonanze che evidenziano la modernità della partitura. Indispensabile per il carattere dell’esecuzione è la minuziosa calibrazione delle pause che amplifica con scaltrezza la sensazione di inquietudine che accompagna lo scorrere del brano. Un malinconico, dissonante e soffocato cantabile, si contrappone alla parossistica introduzione e distende temporaneamente la tensione musicale. Appena accennati nel finale, offuscati spiragli di luce vanno poi rapidamente sfumando con sensuali diminuendo. Un intenso colpo di timpano segna la conclusione del brano lasciando il pubblico ascoltatore con un senso di brumoso smarrimento.

Alla notte secondo Anna Clyne segue la notte secondo Gershwin con il Concerto in Fa che vede come solista al pianoforte Jean-Yves Thibaudet. Il pianista francese, celebre per le interpretazioni di Ravel e Debussy, regala al pubblico torinese un’esecuzione cesellata nei minimi dettagli. Il primo movimento del concerto (Allegro) trasporta la sala del Regio in un’America anni Venti che riluce sotto le insegne al neon di colori soffusi e rilassanti. Il fraseggio di Thibaudet è sempre ben articolato e le dinamiche variegate. Queste sfumature sono ancora più evidenti nel secondo movimento (Adagio – Andante con moto), dove il suono del pianoforte si intreccia con i soli orchestrali per creare trame sinuose magistralmente cucite insieme dalla bacchetta di Ingo Metzmacher. Esplosivo il finale del concerto (Allegro Agitato) che regala a Thibaudet la possibilità di sfoggiare una tecnica virtuosistica di grande impeto, eccezionale nell’esecuzione delle note ribattute e delle figure sincopate senza sbavature ritmiche e senza ledere alla chiarezza dell’esposizione musicale. Grandi apprezzamenti da parte del pubblico che viene generosamente ringraziato con la Berceuse dalla suite Dolly Op.56 di Gabriel Fauré (a quattro mani con Ingo Metzmacher).

Decisamente più bucolica è la seconda parte del concerto che inizia con l’overture da concerto op.91 “Nel Regno della Natura” di Antonìn Dvorak. L’opera nasce con l’intenzione di dipingere le emozioni di un incontro con la natura in un immaginifico viaggio condotto nell’arco di una giornata. La fine orchestrazione, che si inspessisce con l’addentrarsi nell’esecuzione, rimanda immediatamente alla Pastorale di Beethoven o al Peer Gynt di Grieg. A differenza della prima parte del concerto, dove la morbidezza del suono è stata sacrificata in virtù di una resa di maggior piglio, l’orchestra intavola una tavolozza di colori molto generosa che insieme a dinamiche ben pronunciate e frasi dalle grandi arcate aiuta a confezionare una un’esecuzione molto appassionata e ricca di nuance. Non manca la brillantezza nel suono, specialmente nella sezione centrale che per certi aspetti ricorda una valzer di Strauss.

La suite no.2 dal balletto Daphnis et Chloé di Maurice Ravel conclude la prima serata del festival. Ottima la resa dell’orchestra anche in quest’ultima parte del concerto. Il maestro direttore profonde tra le varie sezioni il giusto equilibro sonoro che permette di affrontare con successo una partitura dalla caratura così raffinata. Gli effetti acquatici (tipici della musica di Ravel, basti pensare a Jeux d'Eau o all’Ondine dalla Gaspard de la Nuit) di arpe e flauti sono riprodotti con grande fluidità. Su questo sostrato così malleabile si innesta un canto trasognante, delicato ma finemente tornito. L’orchestra risponde bene anche laddove la partitura si increspa e richiede più impeto. Un’esecuzione esaltante che scatena un tripudio di applausi.

Il primo concerto della serie riscuote un enorme successo ed esemplifica il Leitmotiv di questi appuntamenti: valorizzare il potere figurativo della musica che al pari della pittura o scultura riesce a proiettare nell’immaginario di chi ascolta figure dinamiche che prendono vita e accompagnano il pubblico in un viaggio attraverso cangianti mondi idillici ricchi di vita e colori.