L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Virtuosismi e tanti palpiti

di Antonino Trotta

Anche a Torino torna la musica dal vivo: l’Unione Musicale parte per prima e riprende l’annunciata stagione col brillante concerto del violinista Massimo Quarta accompagnato al pianoforte da Stefania Redaelli.

Torino, 28 aprile 2021 – In una serata così speciale sono tutti un po’ commossi: lo sono Massimo Quarta e Stefania Redaelli, nuovamente sul palco a suonare per qualcuno e a caricarsi di quell’elettricità che, ogni sera in teatro, polarizza l’atmosfera; lo è il neodirettore Antonio Valentino, chiamato a fare gli onori di casa, per la prima volta dinnanzi al fedelissimo pubblico, in veste istituzionale, dopo la nomina ufficiale dello scorso dicembre; vale lo stesso per il direttore uscente Giorgio Pugliaro, per oltre trent’anni figura di riferimento per l’ente concertistico torinese, o per le numerose “solite facce” – poi non più così solite dopo sei mesi di assenza – accorse numerose nella sala del Conservatorio “Giuseppe Verdi”, felici di riabbracciarsi nei limiti del correntemente concesso e di ritornare in quei luoghi dove i cittadini, nel nome di un’autentica passione che li accomuna e li avvicina, finiscono col riscoprirsi parte di una comunità.

Una comunità che l’Unione Musicale di Torino non ha mai lasciato orfana di spettacolo nel periodo di congedo dai templi della musica – molto apprezzati i progetti online, ad esempio Mozart a Torino o Il tempo ritrovato visionabili sul loro canale YouTube, nei quali il team dell’organizzazione ha dimostrato di saper preservare la qualità dell’offerta artistica pur confezionando il prodotto secondo il paradigma del linguaggio multimediale – e che ora riaccoglie il prima possibile, riprendendo quella stessa stagione che l’emergenza sanitaria aveva prematuramente interrotto.

I protagonisti del primo concerto della ripresa, o del primo concerto dal vivo a Torino del 2021 – come lo si guarda si guarda, è una data da festeggiare! – sono il violinista Massimo Quarta e la pianista Stefania Redaelli, impegnati in un recital che affascina ora per la raffinata musicalità esibita dagli artisti, ora per l’incandescente virtuosismo che infiamma platea e palco.

Delicata come una statuina di finissima porcellana, d’ispirazione piuttosto mozartiana nella forma ma non priva dell’afflato melodico proprio di Schubert, la sonata in re maggiore op.137 n. 1 è un’oasi di grazia settecentesca e cantabilità pronunciata in cui godersi appieno il bel timbro ambrato e carnoso del violino di Quarta che, in perfetta simbiosi col pianoforte di Radaelli, ride e sorride, canta e scherza, sfoggia fraseggio d’alta scuola nell’Andante centrale e ironia sopraffina nel grazioso Allegro vivace finale.

Deborda di energia e pathos la sonata in mi bemolle maggiore op.18 di Richard Strauss, ultima tra le opere da camera del periodo giovanile eppure già anticipatrice di idee che l’autore porterà poi a pieno compimento nell’opera lirica e nel poema sinfonico. Amici e rivali, il pianoforte e il violino dibattono con accenti vividi e eroici nell’Allegro, ma non troppo iniziale: nell’accelerare e nel rubare, nell’impallidire e nell’avvampare, nel concedere e nel sottrarre, Quarta e Redaelli affrontano il volubile dettato straussiano con magnetismo estremo e tale da instillare in chi ascolta una perenne attesa del prossimo evento sonoro. Improvisation, Andante cantabile, il secondo movimento, fa appello al talento del giovane Strauss nell’ambito liederistico: Quarta, protagonista assoluto della sezione, si esprime con una “cavata” ampia e piena, un melodiare che non è mai stucchevole o lezioso, piuttosto frutto di gusto e disciplina di grandissimo pregio. Di grande respiro sinfonico, imperioso nella pienezza del materiale pianistico, trascinante nella ripresa dei temi principali, istrionico nell’esposizione degli elementi collaterali, il Finale, Andante-Allegro conduce la sonata verso un epilogo luminoso e appassionato.

Gli ultimi due pezzi in scaletta, Tzigane di Ravel e Introduzione e variazione sul tema «Di tanti palpiti» da Tancredi di Rossini op. 13 sono un vero favore a chi di questo concerto è chiamato a riferire: se dall’inizio della serata non si è fatto altro che pensare «in streaming questo colore non sarei riuscito ad apprezzarlo in pieno», «su YouTube questa sbalzo dinamico mi sarebbe certamente sfuggito», «la musica si deve ascoltare dal vivo!», «speriamo nessuno faccia stupidaggini o ce ne torniamo tutti di nuovo in salotto col pc sulle gambe e altrove», persino con la sana paura di filtrare il percepito con la gioia della riabbracciata esperienza musicale, il virtuosismo al fulmicotone di Quarta, la maestria nei pizzicati, l’iridescente acrobatismo nelle volate sulla tastiera o la grazia agguerrita delle note staccate spostano la performance sul piano della sfacciata, rassicurante evidenza. Nonostante la sacrosanta mascherina, è palese: sono tutti a bocca aperta.

Ben due bis, Hora staccato di Dinicu-Heifetz e Asturiana di de Falla, poi tanti applausi, meritati, agognati, liberatori. Ben ritrovata normalità, ben ritrovata Unione Musicale.


 

 

 
 
 

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