L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Indice articoli

1 Lettera alla madre, Anna Guidarini, Napoli 15 maggio 1816

2 Lettera alla madre, Anna Guidarini, Napoli 8 ottobre 1816

3 Lettera alla madre, Anna Guidarini, Napoli 9 dicembre 1816

4 Lettera alla madre, Anna Guidarini, Napoli 19 agosto 1817

5 La reazione di Iago e Rodrigo è espressa in due discreti a parte («I: Che superba richiesta! | R: A’ voti del mio cor fatale è questa» e «R: Che ascolto? Ahimè! Perduto ho il mio tesoro | I: Taci, non disperar»), ma soprattutto nella didascalia del barone Berio di Salsa «Rodrigo nel massimo del dispetto si vorrebbe scagliare su Otello: Iago lo trattiene». Didascalia spesso disattesa sulle scene e non a torto, poiché Rossini pare non prestare alcuna attenzione al gesto di Rodrigo, così non sembra interessato a valorizzare il pertichino a parte di Iago («T’affrena, la vendetta | cauti dobbiam celar») come invece farà in Ermione tre anni dopo (Cavatina di Pirro, l’andante «Deh serena i mesti rai» e l’a parte di Ermione «E resisti, o mio furore?»).

6 Shakespeare, Othello, V, 2. «Questa è la causa, la causa, anima mia; ma non posso nominarla a voi, caste stelle: questa è la causa. Ma io non verserò l suo sangue, non scalfirò quella sua pelle più bianca della neve e liscia come l'alabastro delle tombe. Eppure deve morire, altrimenti tradirà altri uomini. Spegni la luce e poi ancora spegni la luce. Ma se io spengo te, ancella fiammeggiante, poi posso darti un'altra volta luce se dovessi pentirmi. Ma una volta spenta la tua, meraviglioso modello dell'eccellenza naturale, io non so dov’è il fuoco di Prometeo che possa riaccenderti. Quando ho colto la rosa, non posso più restituirle la sua crescita vitale: è necessità che appassisca. Ti odorerò sulla pianta. Oh respiro balsamico, che quasi persuade la giustizia a spezzare la sua spada. Ancora uno, ancora uno: sii così quando sei morta, e ti ucciderò e ti amerò dopo. Ancora uno e questo è l'ultimo. tanta dolcezza non fu mai così fatale. Devo piangere, ma sono lacrime crudeli. Questo dolore è celeste, colpisce dove ama. Si sveglia.», traduzione dall’inglese di Guido Paduano

7 J.F. Ducis, Othello, V, 6. «Sì, lo giuro a me stesso: si, il mio furore potrebbe trascinarmi troppo lontano; io voglio dominarlo. No, non morrai...Come questi cupi bagliori la rendono bella al mio sguardo amante. Ah, per ravvivare quest’effimera fiamma posso ritrovare la scintilla d'un nuovo fuoco; ma quel fuoco creatore che l'anima, se è spento, come accenderlo ancora? Com'è puro il suo respiro! Un fascino onnipossente mi spinge ancora verso di lei. Viene, il mio sangue, in questo cuore che ora hai infranto, ahimè, questo stesso sangue vorrebbe ancora scorrere per te. Sì, in quei neri anfratti, in quei muti abissi, dove Venezia inghiotte il colpevole e i suoi crimini, senza compiangermi un istante, privato d'ogni risorsa, qual rettile impuro, trascinerò i miei giorni; ma veder tradito con tanto orrore il mio affetto! Sfruttiamo a mia volta il coraggio e l'astuzia, vediamo come, ingenuamente perfido, questo volto potrà armarsi contro la verità. Ma perché colpire chi spergiura il suo crimine? Il mio dolore è certo: l'ingiuria mi è nota. Dimentichiamo tutto: si muoia.», traduzione dal francese mia

8 Val la pena di ricordare che lo stesso Ducis fu forse il primo a concepire un finale lieto per Otello, alternativo a quello noto ed in tutto simile allo scioglimento lieto rossiniano.

9 J. F. Ducis, Othello, V, 4. Più avanti Hédelmone cercherà di persuadere Othello della sua innocenza spiegando come il padre l’abbia costretta a firmare il biglietto amoroso per Loredan (Rodrigo). Dunque l’esclamazione «Che mai feci?» può anche riferirsi plausibilmente alla condiscendenza verso le richieste paterne, nell’Otello di Berio-Rossini limitate ad aver secondato l’errore di Elmiro che credeva diretti a Rodrigo il biglietto e la ciocca di capelli destinati, invece, ad Otello.

10 Shakespeare, Othello, I, 3, traduzione di Guido Paduano

11 Hegel fu, come testimoniano le lettere alla moglie, estimatore di Rossini, che conobbe proprio con Otello e Zelmira a Vienna.

12 Motto imperioso che sembra riflettersi amaramente in quello incipitario dell’arietta «Amata l’amai», nel secondo atto di Ermione.

13 V. Hugo, William Shakespeare, in Ouvres dramatiques complètes, Paris, Pauvert, 1963, p.1399, trad. it. Marco Grondona.

14 A Brescia nel 1827, a Torino nel 1855 e 1856; a Senigallia (1835) e Firenze (1839) si tagliò persino il duetto.

15 Proprio per evidenziare la presenza di due piani narrativi (il giubilo del Coro, del Doge, di Elmiro e Rodrigo; il dolore di Otello) e la loro unione al momento in cui viene rivelato il delitto, non si è adottata una grafica strettamente rispettosa della forma metrica, distribuendo piuttosto i versi in tre diverse colonne.

16 G. C. Cosenza, Otello, V, 2.

17 Stendhal, Vie de Rossini, Paris, 1823. Trad. it. Bruno Revel, Perugia, Passigli, 1990, p.138

18 Stendhal, Vie de Rossini, cit., p.139

19 Lettere citate, 9 dicembre del 1816 e 19 agosto del 1817

20 Come quando scrive alla madre che Il barbiere di Siviglia le sarebbe piaciuto perché la musica era «spuntanea ed’immitativa all’eccesso» (16 febbraio 1916), mentre vent’anni dopo, secondo Zanolini, avrebbe dichiarato che la musica «non è arte imitativa». Nel primo caso si tratta però di un riferimento ai gusti, ed alla sensibilità, della madre, nonché ad una generica adesione al testo ed all’azione, come annotano anche i curatori dell’epistolario, del tutto assimilabile all’espressione drammatica teorizzata nello stesso discorso trascritto da Zanolini.

21 Nella lettera a Tito Ricordi del 21 aprile 1868, scrisse però: «Voglio essere ricordato a Boito, di cui apprezzo infinitamente il belli’ngegno. Egli mi mandò il suo libretto il Mefistofele, del quale vedo volere egli essere troppo precocemente innovatore. Non crediate ch’io faccia la guerra agl’innovatori!; desidero solo che non si faccia in un giorno ciò che solo si puol ottenere in parecchi anni. Che il caro Giulio legga benignamente il Demetrio e Polibio, mio primo lavoro, e il Guglielmo Tell: vedrà che non fui un gambaro!!!». Evidentemente l’ostentato conservatorismo non voleva essere preso troppo sul serio, né però rinunciare ad un atteggiamento prudente e moderato.

22 E. Michotte, La visite de R. Wagner à Rossini (Paris 1860), Bruxelles, Bulens, 1906

23 I. Svevo, Soggiorno londinese, in Italo Svevo “Opera omnia” Racconti, saggi, pagine sparse , a cura di B. Maier, Milano, Dall’Oglio, 1968, p. 687

24 A. Zanolini, Una passeggiata con Rossini, in Biografia di Gioachino Rossini, Bologna, Zanichelli, 1875, p.286.

25 A. Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, II, Bari, Laterza, 1916, pp.116-7

26 A. Zanolini, Una passeggiata cit. p. 288


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