L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

Regine, sante, femmes fatales

di Roberta Pedrotti

L'Accademia della Scala celebra i suoi vent'anni come Fondazione di diritto autonomo con una serie di concerti che prendono il via proprio nella Giornata mondiale del teatro. Accompagnate da Michele D'Elia, cinque giovani cantanti fra Donizetti e Borodin, Verdi e Massenet, Mercadante, Weber, Ponchielli e Puccini.

MILANO, 27 marzo 2021 - L’Accademia della Scala compie vent’anni. In realtà, ne ha molti di più: basti pensare ai mitici “Cadetti della Scala” degli anni ‘50  alla tradizione ininterrotta e ravvivata dagli anni ‘90 di formazione e avviamento alla carriera per giovani artisti. È però dal 2001 che l’Accademia ha l’autonomia di Fondazione di diritto privato e questi due decenni di attività si celebrano anche in clausura pandemica. Anzi, a maggior ragione in questo momento, in cui c’è più che mai bisogno di costruire, progettare, guardare avanti. Anche la scelta di inaugurare i concerti per l’anniversario proprio il 27 marzo, giornata mondiale del teatro, assume un valore particolare con la sfilata di voci presentate dalla responsabile didattica Luciana D’Intino con Michele d’Elia al pianoforte nel foyer Toscanini, sotto l’occhio vigile del Maestro, del terz’ordine di palchi.

Regine, Sante e Femmes Fatales è il titolo del concerto, cui si può imputare, dal punto di vista squisitamente tecnico, la mancanza dei nomi delle interpreti e dei titoli dei brani in sovrimpressione, tanto più che la allieve non sono per forza di cose volti arcinoti al grande pubblico, né il programma punta al risaputo e popolare, anzi, spazia fra titoli come la Cléopâtre di Massenet, I promessi sposi di Ponchielli o Le due illustri rivali di Mercadante.

Un concerto tutto da gustare, sia per la scelta appetitosa del repertorio, sia per l’opportunità di incontrare, seppur a distanza, le nuove voci dell’Accademia, di scoprirle - o riscoprirle in questa fase di preparazione - e dar loro almeno idealmente il pubblico che meritano in prospettiva futura.

Apre il programma il soprano iraniano Forooz Razavi, proprio con “J’ai versé le poison” dalla Cléopâtre, e mette in luce, con l'emissione salda, un timbro suggestivo e un bel temperamento, confermato poi anche con “Traure, mein Herz” dall’Oberon di Weber. Segue Francesca Pia Vitale con la sortita di Maria Stuarda e piace il colore fresco come il modo di porgere; la vocalità pare davvero interessante, con una salita all’acuto facile e ben controllata, mentre i passi di agilità di “Nella pace del mesto riposo” attendono di essere affinati nell’appoggio e nel nitore, così da mettere pienamente a frutto tante promettenti qualità. “Flammen perdonami” da Lodoletta di Mascagni non le dà problemi e fa apprezzare ancora la sincerità dell’accento.

Clarissa Costanzo è impegnata in “O fatidica foresta” da Giovanna d’Arco, “Se come voi piccina” dalle Villi, il duetto “Leggo già nel vostro cor” da Le due illustri rivali. Lo strumento è senz’altro di qualità: non c’è che dire, canta bene, con ampiezza e pienezza, il colore è morbido e caldo, ma ne pare un po’ troppo compiaciuta, mentre il fraseggio potrebbe farsi più mobile e spontaneo, in una parola, più moderno. Le si affianca nel duetto mercadantiano Arianna Giuffrida, ascoltata anche in “Vieni, o tu che ognor io chiamo” da Caterina Cornaro e “Il est doux, il est bon” da Hérodiade, in cui ha messo in luce una buona impostazione, un canto duttile e un notevole potenziale ancora in via di maturazione, ma anche la necessità di curare maggiormente l’articolazione del testo e l’incisività dell’accento. Unico mezzosoprano in cartellone, Martina Serra intona la romanza della Signora di Monza “In questo loco solitario e mesto” e la Cavatina di Končakovna dal Principe Igor di Borodin e convince per la naturalezza dell’emissione, la sicurezza, il piglio espressivo. Poi, ovvio, si tratta di un saggio di allieve d’Accademia, non sono la piena maturità dei mezzi o dell’espressione artistica a porsi in discussione, tanto più che la qualità vocale, lo smalto, la proiezione e quindi anche le sottigliezze di colori e dinamiche si saggeranno dal vivo, mentre lo streaming mantiene soprattutto il contatto, avvicina al lavoro in evoluzione. Stimola qualche consiglio, ma soprattutto invita a guardare avanti, per perfezionarsi sempre, per essere pronti, e al meglio, al ritorno in teatro. Anche così si onora la giornata del teatro, forse anche più che in tempi sereni.


 

 

 
 
 

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