L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Reicha, maestro dell'Ottocento

 di Roberta Pedrotti

A. Reicha

Musique de Chambre

Solistes de la Chapelle Musicale Reine Elisabeth

Tanguy Parisot (viola), Josquin Otal, Victoria Vassilenko e Dorde Radevski (piano), Han Bin Yoon, Kasper Novak e Justine Metral (violoncello); Quatour Girard, Trio Medici

3CD Palazzetto Bru Zane - Alpha 369, 2017

Ci sono compositori che segnano la loro impronta nella storia della musica incidendo come una retta tangente che non lascia quasi traccia evidente nel repertorio concertistico più battuto. Coetaneo di Beethoven, Antoine Reicha è uno di questi. Teorico, didatta, sperimentatore, al pari di Bach racchiude molte delle sue opere più interessanti in raccolte speculative o in esercizi, ma si cimenta anche con generi, per così dire, commerciali (nel suo caso, variazioni e trascrizioni da temi celebri) per necessità professionale.

Reicha fa discutere, osa negli accostamenti timbrici, esplora il potenziale degli strumenti, prende esempio dall'enunciazione dell'enarmonia nelle opere di Bach per aggiornarla alle nuove frontiere del cromatismo e dei rapporti tonali. Berlioz è un discepolo ardente e lo sostiene con forza, mentre nella stessa Parigi frange di reazionari lo contestano; quando giunge la nomina all'Académie de Beaux Arts de l'Institut de France, l'esultanza dell'autore della Symphonie Fantastique è, però, di breve durata: è il 23 maggio del 1835 e Reicha si spegnerà il 28 maggio dell'anno seguente. Il suo esempio e i suoi trattati di composizione sono un'eredità preziosa per uno stuolo di allievi e ammiratori in tutta Europa. Czerny traduce in tedesco i suoi scritti, Liszt e Franck, fra gli altri, ne faranno tesoro.

Val la pena, dunque, di ascoltarla la musica di Reicha, nella panoramica proposta dal sempre piacevolmente sofisticato Palazzetto Bru Zane. Con i Solisti della Chapelle musicale Reine Elisabeth, i tre CD propongono un'antologia pianistica e due per ensemble da camera. Questi ultimi accostano un organico tradizionale, il quartetto d'archi e il trio con pianoforte, con uno meno consueto, quintetto d'archi con due viole, se non proprio raro e curioso, il trio di soli violoncelli. Già alla lettura appare chiaro come il lavoro di Reicha influenzi sulla distanza l'evoluzione dell'orchestrazione e della musica strumentale in genere nel corso del secolo. Ancor più la sicurezza nel gestire gli equilibri timbrici, l'astensione dalla stravaganza gratuita, la ricerca intelligente e minuziosa nel dialogo strumentale restituiscono e giustificano all'ascolto tutto l'interesse che Reicha suscitava nei contemporanei. Gli manca l'invenzione tematica geniale, l'estro melodico fuori dal comune, ma lo compensa lo sguardo audace e profondo nelle strutture compositive.

Così, in ambito pianistico, sia la sonata su temi mozartiani, sia le variazioni su un tema di Gluck sono esercizi sviluppati da un maestro, non da un discepolo e dimostrano una capacità d'elaborazione esemplare, evidente modello da studiare con attenzione anche al di là dell'attrattiva accattivante del motivo noto di autore più che noto. Lo studio Enarmonique n.29 op. 97 e la fuga Cercle harmonique n.9 sono, parimenti, affascinanti esempi di audace musica speculativa sul modello bachiano. Né manca il fascino dell'esplorazione di uno strumento ancora giovane e in evoluzione, con una scrittura tastieristica che ora si proietta verso traguardi romantici a noi più familiari, ora sembra raccogliersi sulle sonorità e sulla tecnica del fortepiano, guardare al coevo Field, riecheggiare addirittura qualche peculiarità cembalistica. Per un pianista è indubbiamente delicato saper dosare tocco e pedale alle prese con un boemo sperimentatore nei primi anni del XIX secolo, alla vigilia delle sfide e delle rivoluzioni di Pleyel ed Erard, Liszt, Thalberg e Chopin. Tutti i solisti che si alternano in questa breve antologia (Otal, Vassilenk, Radevski) condividono un'attenzione comune all'equilibrio fra tecnica e suono antichi e moderni, lasciando assaporare l'opera di Reicha con piena consapevolezza storica e stilistica.

Come sempre le note di copertina e la cura complessiva del cofanetto sono di ottima qualità.


 

 

 
 
 

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