L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Luna, fuochi, amori

 di Irina Sorokina

Si riconfermano, fra gli eventi straordinari della stagione areniana, i Carmina Burana di Carl Orff con un cast collaudato (Iniesta, Pe, Cassi) e i complessi veronesi diretti, per l'occasione, da Ezio Bosso, che annuncia anche il suo ritorno nell'anfiteatro nell'estate 2020.

Verona, 11 agosto 2019 - Mancavano da cinque anni in Arena di Verona i Carmina Burana, la celebre cantata di Carl Orff. Sembra una buona tradizione ormai, inserire nel cartellone del festival lirico areniano tre eventi speciali che garantiscono l’affluenza di un numeroso pubblico. Sembra anche codificata, visto che i loro protagonisti sono Placido Domingo e Roberto Bolle, personaggi entrati nell’immaginario collettivo, capaci di attirare le folle osannanti. A fianco di questi eventi mondani, nel 2015 fecero la loro apparizione i Carmina Burana, di Carl Orff e la scelta si rivelò giusta.

La parata di eventi si è ripetuta quest’anno, Domingo, Bolle e Orff, e ha funzionato a perfezione di nuovo. Pochissimo entourage scenico per la cantata di Orff; si è deciso di affidarsi totalmente alla musica (ricordiamo che nell’anno 2015 quasi in concomitanza con l’esecuzione dei Carmina Burana in Arena la cantata fu rappresentata al Teatro Romano in forma scenica dal Ballet dell’Opéra National di Bordeaux). Se qualcuno aspettava un miracolo, questo è accaduto.

Un miracolo dovuto a tutti i partecipanti all’evento, il coro dell’Arena di Verona, due cori di voci bianche e solisti carismatici, con un contributo particolare da parte del direttore d’orchestra Ezio Bosso al suo debutto al celebre anfiteatro romano. Corpo esile (è stato portato sul palcoscenico sulla sedia a rotelle), volto ispirato e pathos autentico sono risultati ideali per il capolavoro di Orff. È riuscito a coinvolgere e quasi unire il folto pubblico con il suo gesto deciso pieno di straordinaria energia, ha preferito toni drammatici, tinte fosche, ritmi incalzanti e ottenuto il meglio da tutte le sezioni strumentali, tra cui si sono distinte soprattutto le percussioni che hanno offerto una performance altamente teatrale, e gli ottoni, particolarmente splendenti. Ha raggiunto un perfetto equilibrio tra l’orchestra e un sempre magnifico coro preparato, come sempre, da Vito Lombardi e affiancato dai cori di voci bianche A. d’A.MUS diretto da Marco Tonini e A.LI. VE diretto da Paolo Facincani. Il miracolo avvenuto è stato non soltanto un’esecuzione perfetta della partitura, ma un trasporto particolare, un entusiasmo collettivo dei musicisti che ha letteralmente travolto il pubblico. Bosso ha concesso generosamente un bis che non poteva essere l’altro che il celebre “O Fortuna”.

Sono stati bravissimi tre solisti, Ruth Iniesta (soprano), Raffaele Pe (controtenore) e Mario Cassi (baritono). Pochi giorni prima la giovane cantante spagnola ha primeggiato in Carmen, offrendo, nei panni d Micaёla, un’interpretazione da manuale [leggi la recensione]. Non è stata da meno nei Carmina Burana, ha letteralmente stregato il pubblico con un musicalità raffinata e un canto soave ed espressivo. Si sono creati momenti di grande emozione nel volo della sue voce, del resto non grandissima, sopra gli spazi areniani. La Iniesta si è dimostrata anche una musicista di altissimo valore, alle prese con un genere e uno stile completamente diversi se confrontati con quelli dell’opera francese del secondo Ottocento.

Il controtenore Raffaele Pe noto per le sue interpretazioni delle opere barocche ha saputo cimentarsi con tutt’altro stile musicale e offerto un’interpretazione segnata da sfumature musicali sottilissime.

Il baritono Mario Cassi ha  sfoggiato uno strumento decisamente seducente, voce di baritono leggermente chiara, di bello smalto e con una gradevole sfumatura di virilità. Grazie a una dizione nitida, un accento variegato e una perfetta comprensione dello stile, la sua prestazione è stata di gran pregio.

Le luci suggestive e a volte magiche di Paolo Mazzin hanno contribuito decisamente al grande successo della serata. Alla fine, l’accensione di qualche falò ha fatto apparire tutti gli artisti avvolti in colori ambrati: un effetto visivo davvero bellissimo.

Ezio Bosso si è rivolto al pubblico areniano con parole commuoventi in più lingue annunciando un grande evento del prossimo festival: dirigerà la Nona sinfonia di Beethoven.

Una serata calda, piena di energia positiva e grandi emozioni, un successo pieno e meritato.


 

 

 
 
 

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