L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Rosa per Renata

di Roberta Pedrotti

Rosa Feola dedica alla sua maestra Renata Scotto il suo debutto al Rossini Opera Festival con un concerto che attraversa l'opera del compositore da Tancredi a Guillaume Tell.

PESARO, 17 agosto 2023 - Ha gli occhi lucidi di lacrime, Rosa Feola, e dedica il suo debutto al Rof alla sua maestra scomparsa proprio il giorno prima, Renata Scotto. Commossa, senz'altro, lo si vede subito nello scintillare umido dello sguardo nel Teatro Sperimentale, ma non per questo la tempra dell'artista vien meno. Oggi l'allieva ci ricorda che la grandezza dei maestri non è nel farsi imitare, ma nell'ispirare a dare il meglio di sé. Feola canta Rossini per la prima volta a casa sua, ma arriva con un curriculum di tutto rispetto, fatto anche di Ninette e Fiorille alla Scala, prontamente riproposte anche al pubblico pesarese.

Quel che colpisce subito, oltre alla saldezza e omogeneità dell'emissione e alla sicurezza tecnica, è la fierezza che pervade ogni personaggio. Ciascuna è regina a modo suo, perché anche l'umile Ninetta della Gazza ladra, che entra in scena cinguettando di tenero amore, avrà modo di mostrare una forza d'animo e una dignità fuori dal comune; perché Donna Fiorilla del Turco in Italia sa ironizzare con parole leggere gettate lì quasi in un sussurro fra i denti, ma intanto afferma la ferrea volontà di disporre liberamente della propria vita amorosa (e sessuale). E, dopo “Di piacer mi balza il cor” e “Non si dà follia maggiore”, è la volta di una regina a tutti gli effetti, Semiramide, che intona “Bel raggio lusinghier” con autorevolezza e accenti mai scontati, come del resto non è scontata la scena di catene di Amenaide in Tancredi, “Di mia vita infelice... No che il morir non è”, in cui la cura della parola va di pari passo con la pienezza del legato e la ricercatezza anche audace – per elaborazione rispetto alla melodia data più che per mera spettacolarità – delle variazioni. Quattro volti del femminile rossiniano, fra semiserio, buffo e tragico, vittime, regine, tenere innamorate e spregiudicate amanti, si declinano così nel comune denominatore di una forza interiore variamente espressa.

Il bis completa il quadro con il Rossini francese – assai ben pronunciato e scandito – della sortita di Mathilde da Guillaume Tell; Feola è ispirata, l'abbandono si alterna allo slancio più deciso, in cui la passione per Arnold sembra tutt'uno con la fascinazione per le cime alpine, con un opportuno trascolorare di sfumature. Sul podio dell'Orchestra Sinfonica G. Rossini impegnata anche nelle sinfonie delle quattro opere in programma, Sesto Quatrini con la consueta professionalità asseconda il percorso del soprano dall'affermazione di un ventunenne di genio, al suo addio alle scene operistiche a soli trentasette anni, attraverso generi e affetti differenti, sempre con sguardo personale e consapevolezza poetica. Peccato solo che nell'acustica del teatro Sperimentale le dinamiche strumentali risultino piuttosto appiattite all'ascolto.

Ottimo successo di pubblico, pienamente meritato.


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