L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Regina del moderno Burlesque

di Michele Olivieri

Unica data italiana agli Arcimboldi per il sold out, già più volte rinviato a causa dell’emergenza sanitaria, che ha offerto il meglio del luccicante e sensuale repertorio di Dita Von Teese, maestra nel giocare tra atmosfere nostalgiche degli anni quaranta e ideazioni al passo coi tempi, tra citazioni musicali âgée e contemporanee, passando dal pop all’elettronica, a numeri circensi e spogliarelli soft nel segno del garbo e del “vedo-non-vedo”.

Lo spettacolo ha avuto inizio ancor prima dell’apertura di sipario. Il pubblico accorso a Milano da ogni parte d’Italia e dai vicini paesi confinanti ha portato con sé il colorato mondo del burlesque. Acconciature, abiti, piume, cappelli, e accessori di ogni stile e foggia hanno “arcobalenizzato” il pre-show con una moltitudine di scatti fotografici, selfie, sfilate, improvvisate orchestrine sul marciapiede antistante, a suggellare la propria presenza in tributo a Dita. Tornando indietro di qualche anno, il successo crescente della showgirl statunitense Heather Renée Sweet (questo il suo vero nome) è dovuto all’intuizione di aver riportato in auge il genere del burlesque negli anni duemila. Il suo nome d’arte si rifà all’attrice tedesca Dita Parlo (divenuta particolarmente popolare negli anni trenta in Germania e in Francia), che era già stata una figura di riferimento anche per la pop-star Madonna, la quale aveva adottato il suo nome per il libro fotografico Sex e per l’album Erotica. Entrambe le dive dell’oggi hanno così reso omaggio al suo fascino irresistibile. Prima di rendere conto della serata è bene fare un accenno storico al genere artistico definito burlesque, nato in Inghilterra nel XVII secolo con una vocazione umoristica a ridicolizzare i vari generi teatrali a quei tempi in voga. Diffusosi successivamente negli Stati Uniti d’America, il burlesque ha goduto di svariati cambiamenti: alla fine del XIX secolo si inquadrava con caricature, macchiette, canzoni e danze di ballerine svestite, che culminavano negli spogliarelli. In seguito il genere ha ceduto il passo al varietà o, più vicino a noi, all’avanspettacolo e alla rivista, tralasciando il grottesco, trovando così nuova linfa. In Inghilterra smise la sua funzione di critica letteraria burlesca e satirica per trasformarsi in un momento di svago frivolo, mentre negli Stati Uniti venne “rinfrescato” infondendogli nuovi stili e contenuti, ad appannaggio di un pubblico adulto, che si trastullava assistendo a siparietti comici con sfondo erotico, danze del ventre, doppi sensi, pezzi di derivazione tipica del circo come equilibristi o giocolieri, canti e balli. Dopo la prima guerra mondiale, venne introdotto lo strip-tease e aumentarono le esibizioni di nudi scenici. Nel giro di pochi anni divennero famose seducenti (mai sedicenti) artiste che sapevano spogliarsi con humour. In Italia trova il suo momento di maggiore affermazione con la partecipazione - ben appunto - di Dita Von Teese al Festival di Sanremo, che ha legittimato questo genere di spettacolo nello scenario teatrale nazionale. Tornando a Glamonatrix, l’apertura di sipario (splendidamente di velluto blu con passamanerie dorate) incornicia la passerella vintage, una gigantesca torta ingioiellata contenente Dita. Il pubblico è stato letteralmente abbracciato dal luccichio dei cristalli che adornavano il vestito e i gioielli griffati Swarowski. I riflessi hanno restituito una Dita capace di muoversi con assoluta grazia e abbondante sensualità. Coppe di champagne, scenografici ventagli di piume (che ai più accademici hanno ricordato Mon truc en plumes di Zizi Jeanmaire), spogliarelli maschili, gag del presentatore (rigorosamente in lingua inglese), virtuosismi, prodezze tecniche di strass, paillettes, fruste, borse, scarpe (tutte con suola rossa entrate nell’immaginario comune a ricordarci l’esclusivo designer francese), bijoux, guanti, cappelli, ma anche numeri di danza maschile sulle punte e per le pin-up sui tacchi a spillo, a ricordare un regno dei piaceri notturni. Una visione stralunata, una vertiginosa eccentricità, supportata da un senso incredibile dell’appariscente e dell’esibizionismo. Dita si è poi di volta in volta presentata in scena con abiti ispirati alla figura della dominatrice (lattice nero), oppure a cavallo di un enorme rossetto meccanico (Lipteese) mentre piovevano dall’alto cascate di coriandoli. Dita come domatrice di leoni, contornata da altri singolari artisti, ma anche una standing ovation per Dirty Martini, tutta di giallo, con le sue “ciliegine” rotanti. In conclusione, l’iconica coppetta del Martini che ha completato la serata con una suggestiva esibizione. Dita vestita con un elegante smoking (stile Marlene Dietrich) in abbinamento ai suoi ballerini, ha eseguito una coreografia di classe durante la quale gli indumenti sono scivolati via in perfetto sincrono. La performance è terminata giustappunto con The Martini Act. Vorticando nel bicchiere con atletismo, Dita grazie ad una grande oliva di peluche si è versata l’acqua addosso tra malìe e sex appeal, mentre il pubblico incitava, esultava e fischiava. Il modo migliore per concludere lo show, che si è rivelato senza alcuna distinzione di genere, di età, di provenienza e tanto meno di perfezione fisica in un abile gioco sulle regole dell’erotismo, tralasciando gratuite volgarità a favore di un’immagine ammaliante, ben adatta a chi nutre un giocoso desiderio di evasione (e di coinvolgimento). La Von Teese - bella come una diva hollywoodiana degli anni cinquanta - si è confermata in toto la “Regina del moderno burlesque”.


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