L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Ti desta, Luisa

di Roberta Pedrotti

In Luisa Miller al Teatro Grande di Brescia si impone l'astro nascente di Alessia Panza, che emerge in una coproduzione internazionale fra OperaLombardia e i teatri francesi di Avignone e Tours, i polacchi di Poznam e Bytom. Lo spettacolo è nel complesso soddisfacente, pur con qualche distinguo.

BRESCIA, 5 novembre 2023 - Una volta tanto, meritatamente, abbiamo un profeta in patria. Anzi, una profetessa: il soprano Alessia Panza debutta al Grande della sua Brescia come protagonista in Luisa Miller e lo spettacolo è tutto per lei. I buoni auspici si erano già visti in precedenza, nella breve ma ben ponderata carriera di questa giovane artista, ascoltata in concerti, a Parma in piccole parti, a Imola nella Bohème, a Como nella finale del Concorso AsLiCo e infine nella bella sala di Corso Zanardelli, in una parte che fa tremar le vene e i polsi. Panza affronta con buona disinvoltura il canto di coloratura del primo atto, possiede lo spessore e la proiezione per sostenere i passi più drammatici, la morbidezza d'emissione e la duttilità per rendere il liliale lirismo di Luisa, ma anche la sincera partecipazione per evitare bamboleggiamenti e creare un personaggio concreto, dolce e passionale, forte anche della dizione limpida. Con queste qualità a venticinque anni, Alessia Panza si candida a essere una delle migliori promesse su cui scommettere per il futuro, soprattutto perché non dà mai la sensazione di giocare spericolata sul capitale di una dote esuberante, ma di avere la sicurezza prima di tutto di un'amministrazione tecnica costruita per far durare questi mezzi cospicui e farli fruttare nel tempo.

Sulle sue spalle è inevitabile che si regga una produzione per il resto piuttosto ordinaria, a partire dalla concertazione di Carlo Goldstein, le cui buone intenzioni nell'accentuare un colore cupo e claustrofobico, quasi lugubre, e nell'attaccare, per esempio, piano e più lentamente la ripresa della cabaletta “L'ara o l'avello apprestami” si traducono spesso in una certa qual inane pesantezza, che trova una ragion d'essere più nell'ultimo atto ma nel complesso non sostiene la tensione drammatica dell'opera. Nondimeno, la regia di Frédéric Roels lascia parecchi dubbi, a partire dalla scelta di un'ambientazione (scene e costumi di Lionel Lesire) chiusa e urbana che rimanda alla fonte schilleriana annullando di fatto le atmosfere bucoliche della versione di Verdi/Cammarano. Non è una questione di superficie, perché l'opera, rispetto al dramma, si collega al filone d'ascendenza semiseria a cui appartengono La sonnambula di Bellini e Linda di Chamounix di Donizetti: eliminare questa relazione con l'evoluzione di un genere e di precisi topoi dovrebbe essere ben motivato da una linea interpretativa che invece rimane per lo più sfuggente, limitata a esagerate aggressioni nei confronti di un Conte di Walter stranamente remissivo. Così, anche la rete di tensioni e allusioni, le cabale contrapposte all'amore perde della fondamentale sottigliezza. Si sarebbe anche tentati di trovare un senso nelle scelte dei costumi (forse Rodolfo richiama alla fine del Settecento per il suo essere un tormentato protoromantico? Forse il Conte di Walter è in giacca e cravatta per il suo cinismo arrivista? Forse Wurm, sebbene sembri un cosplayer maldestro di Willy Wonka, vuole apparire come un Mefistofele?) ma alla fine l'impressione più netta è che siano dettate dal caso. È chiaro che un cast giovane difficilmente sarà sostenuto e stimolato nel definire personaggi memorabili, per cui non si può che lodare, quantomeno, la saldezza e correttezza dell'insieme, in cui si apprezza anche la pronuncia italiana in generale chiara e pulita.

Kazuki Yoshida è un Rodolfo efficace, non dotato di particolare squillo, ma di vocalità ben gestita e sostenuta, dal colore piacevole. Un discorso simile si può fare anche per Gangsoon Kim, apprezzabile Miller, e Aoxue Zhu, mezzosoprano lirico che non avrà forse una polposa cavata verdiana dai riflessi contraltili, ma canta e interpreta con grande finezza. Al contrario, il Conte di Walter di Christian Saitta è più robusto e cupo che sottile e sfumato (ma, abbiamo detto, nulla concorre a rendere la tormentata e sinistra autorevolezza del personaggio), mentre Alberto Comes interpreta un Wurm più freddo che tonitruante. Da segnalare anche la Laura di Caterina Meldolesi, altro giovanissimo soprano dalla voce importante e ben impostata (per lei si riserva pure qualche recita nell'itinerario della coproduzione OperaLombardia e si pronostica pure un futuro ricco di soddisfazioni). Il coro preparato da Diego Maccagnola risulta dapprima penalizzato dalla collocazione dietro un velario, ma non appena può esibirsi libero da filtri scenici sa convincere senza ombre. Così, pure, si apprezza la prova dell'Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano.

Il pubblico bresciano applaude con calore e festeggia la protagonista come merita: non è campanilismo, ma autentico valore riconosciuto.


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